Tumore dell’endometrio, immunoterapia e chemio per tutte le pazienti

Un’altra buona notizia per le donne che ogni anno in Italia si vedono diagnosticare un tumore all’endometrio. Dostarlimab di GSK  ha ottenuto l’approvazione per la terapia in prima linea di tutte le pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente.

 

Il tumore dell’endometrio o del corpo dell’utero rappresenta la maggior parte dei tumori che colpiscono il corpo dell’utero ed è il 4° tumore più frequente nella popolazione femminile. Dopo quelli al seno, al colon e al polmone. In Italia ne sono affette 133mila donne e ogni anno si registrano circa 9 mila nuovi casi. Oltre il 90% riguarda donne di oltre 50 anni.

E’ una delle poche neoplasie che registra un aumento in incidenza e mortalità a causa dell’allungamento della vita media, dei mutamenti degli stili di vita e alimentari e dell’utilizzo di terapia a base di estrogeni. Attualmente non esistono strumenti di prevenzione o test di screening.

Ma per molte donne che ogni anno vengono colpite da questa neoplasia in stadio avanzato o da una recidiva c’è una buona notizia. La nuova opportunità terapeutica interessa l’80% di queste donne. Per loro, infatti, fino ad oggi c’era solo la chiemioterapia. Si tratta dell’immunoterapico dostarlimab, sviluppato da GSK, che ha ottenuto l’approvazione per la terapia in prima linea di tutte le pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente. 

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LA NOTIZIA IN UN MINUTO

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Una indicazione terapeutica in più per dostarlimab

Lo scorso anno l’Aifa aveva dato il via libera al suo utilizzo, in associazione sempre con carboplatino e paclitaxel, per le pazienti con deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI H) in stadio di malattia avanzato o ricorrente. Che rappresentano circa il 20-30% delle donne a cui viene diagnosticata la neoplasia. Oggi l’indicazione riguarda anche l’altra fetta più consistente di donne. Vale a dire quelle che non presentano deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti (pMMR/ MSS). L’agenzia regolatoria ha inoltre riconosciuto a dostarlimab il valore dell’innovatività. Proprio per il vantaggio terapeutico rispetto allo standard di cura attuale.

Il sistema di “mismatch repair” (riparazione degli errori di appaiamento del DNA) è un meccanismo cellulare di correzione degli errori che si verificano quando il DNA viene copiato. Se è funzionante parliamo di pMMR (proficient Mismatch Repair). Le cellule riparano cioè gli errori in modo efficiente. Quando invece è compromesso si parla di dMMR (deficient Mismatch Repair). Le cellule accumulano più errori e mutazioni, spesso con instabilità dei microsatelliti (MSI H).

L’aumento del carico mutazionale rende i tumori dMMR più “visibili” al sistema immunitario. Stimolato a riconoscere il tumore dopo il trattamento con inibitore di check point. Seppure una stimolazione del sistema stesso possa essere chiave anche per le pazienti in assenza di questo deficit. Lo studio Ruby ha dimostrato infatti che anche nelle pazienti pMMR l’aggiunta dell’immunoterapia determina un miglioramento. E proprio per questo è stata riconosciuta anche in Italia la rimborsabilità del farmaco.

I risultati positivi dello studio Ruby

I risultati sono ricavati sempre dallo studio Ruby. Nella popolazione pMMR/MSS, la riduzione del rischio di progressione o morte a 24 mesi, con la combinazione immunoterapia chemioterapia indicata sopra, è stata del 28,4% rispetto al 18,8% delle pazienti che hanno assunto placebo.

La riduzione del solo rischio di morte è stata invece del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale di 7 mesi.  “Era ormai dimostrato che l’immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMMR – spiega la prof. Domenica Lorusso, direttore del programma di ginecologia oncologica dell’Humanitas San Pio X di Milano – Ma queste pazienti rappresentano il 20- 30% della popolazione con tumore dell’endometrio. Per la stragrande maggioranza c’era un unmet need inespresso. A cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l’arrivo e l’efficacia dell’immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia”.

Anche questi risultati sono frutto del Ruby, il primo studio dopo due decenni a dimostrare un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza globale nel trattamento di prima linea del carcinoma endometriale avanzato o ricorrente proprio grazie all’aggiunta alla chemioterapia standard dell’inibitore di checkpoint immunitario dostarlimab, anticorpo monoclonale anti-PD-1. Le pazienti incluse nel trial sono state complessivamente 494: 118 rappresentative della popolazione dMMR/MSI-H e 376 pMMR/MMS.

Il Ruby ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell’endometrio. Da quattro anni le donne con questa neoplasia e noi clinici viviamo in un mondo nuovo, un mondo che non esisteva. I 7 mesi di OS anche nel setting pMMR – aggiunge Lorusso – sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo, in secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è”.

Soddisfazione anche dalle associazioni dei pazienti

Oggi, per molte donne con carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato – dice Ilaria Bellet, presidente Acto Italiaquesta nuova indicazione significa una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita. Ora la priorità è trasformare l’innovazione in accesso reale. Informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita”.

“Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata – afferma Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di GSK – è la prova che la ricerca rigorosa, la collaborazione con la comunità scientifica e l’impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili che impattano positivamente la vita delle pazienti. Questo successo, frutto dell’instancabile lavoro di GSK insieme a ricercatori, clinici e pazienti  ci responsabilizza a proseguire nella ricerca. A garantire terapie efficaci e personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia. È un risultato di cui essere orgogliosi e uno slancio deciso per fare ancora di più, oggi e nel futuro”.

 

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