Innovazione accessibile: leva economica, industriale e geopolitica

Rendere l’innovazione accessibile non è solo una scelta sanitaria: è una leva economica, industriale e geopolitica. Un ruolo cruciale e disponibile per i cittadini.

 

È questo il messaggio emerso dall’incontro “Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction”, promosso da Adnkronos e GSK, con il patrocinio di Farmindustria, che si è tenuto a Roma il 9 aprile, che ha riunito istituzioni, imprese ed esperti per un confronto “a più voci” sul futuro dell’economia della salute e sul ruolo cruciale dell’innovazione sostenibile e disponibile per i cittadini.

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LA NOTIZIA IN UN MINUTO

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Perché una discussione sull’innovazione accessibile?

L’innovazione in sanità produce valore solo se riesce a trasformarsi in prevenzione, diagnosi e cure che arrivano alle persone nei tempi giusti. In questo senso, “innovazione accessibile” significa vantaggi per la salute dei cittadini e per la competitività del Paese. Ovvero, riduzione del carico di malattia, migliore qualità di vita, maggiore produttività e una spinta alla crescita.

Il tema assume inoltre un rilievo strategico in un contesto globale in rapida trasformazione. Il settore farmaceutico  rappresenta uno degli asset industriali più solidi per posizionare Italia ed Europa nella competizione internazionale, anche alla luce del duopolio tecnologico e industriale USA–Cina. È un settore capace di attrarre investimenti, creare occupazione qualificata e valorizzare filiere avanzate, dalla ricerca alla produzione.

L’Italia si sta già muovendo nella giusta direzione con la riforma del comparto Farmaceutico promossa dal Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che sottolinea l’attenzione del Governo per l’economia della salute e la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale.

 

Economia della salute come moltiplicatore di crescita

In Europa, l’economia della salute genera 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e contribuisce al 3,3% del PIL europeo. Sul fronte dell’innovazione, la spesa farmaceutica in Ricerca & Sviluppo raggiunge 55 miliardi di euro. Con l’Europa tra i principali poli di investimento: Regno Unito (10,2 mld), Germania (9,9 mld), Svizzera (9,2 mld) e Italia (2,0 mld).

In questo scenario, l’Italia  è seconda in Europa dopo la Germania, con 411 aziende e 56 miliardi di valore di produzione, e un impatto occupazionale complessivo che arriva a 950.000 addetti. Un settore, dunque, che non riguarda solo la sanità ma tutto lo sviluppo  del Paese. Anche perché  1 euro investito in salute genera tra 2 e 4 euro di ritorno in PIL: investire in salute significa investire nel “Sistema Paese”.

 

Perché fare innovazione nella salute?

Innovare in sanità significa ottenere benefici in diverse direzioni. Il primo è il miglioramento della salute generale della popolazione. Il secondo riguarda una delle grandi sfide dei Paesi industrializzati: il cambiamento demografico. L’allungamento della vita e l’aumento della cronicità impongono pressioni sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e, parallelamente, rischiano di comprimere il PIL attraverso costi maggiori e minore produttività.

L’innovazione – soprattutto quando è accessibile – aiuta invece a sostenere l’invecchiamento attivo, a ridurre ospedalizzazioni e complicanze, a contenere l’assistenza di lungo periodo e a mantenere le persone in salute più a lungo. In sintesi: più produttività, maggiore competitività, più capacità di attrarre investimenti esteri, in particolare in settori ad alta intensità di conoscenza.

Ma per ottenere tutto questo occorre lun salto di qualità: evolvere i sistemi sanitari cogliendo le migliori esperienze già sperimentate nei diversi Paesi, e utilizzare come opportunità il nuovo European Governance Framework per costruire politiche più coerenti e orientate ai risultati.

Al centro, anche l’esigenza di definire criteri di innovazione  che sostengano lo sviluppo continuo della ricerca e della produzione industriale in Italia e in Europa. Un passaggio decisivo per attrarre investimenti e consolidare la capacità produttiva e scientifica. Rendendo l’Europa un hub competitivo globale.

Un altro nodo riguarda l’organizzazione. Parti del Servizio sanitario sono state progettate per bisogni e condizioni demografiche del passato. Oggi, l’arrivo di nuovi farmaci e vaccini e i loro effetti potenziali su salute ed economia richiedono un ripensamento di percorsi, servizi e modelli di presa in carico, affinché l’innovazione diventi davvero un fattore di sostenibilità.

 

La sostenibilità si misura anche nei tempi

La Francia non è il Paese più rapido, ma è indicata come il più strutturato nel garantire l’accesso, che può essere assicurato in 80 giorni dalla richiesta, contro una media di 527 giorni dalla registrazione EMA per altri prodotti. In Italia, il tempo medio di accesso ai nuovi farmaci è pari a 424 giorni, un dato che segnala la necessità di accelerare e semplificare.

 

Il ruolo di GSK: ricerca, industria, export

In questo contesto si rivela essenziale il contributo industriale di GSK. In Italia la multinazionale conta due centri di ricerca e due stabilimenti considerati centri di eccellenza (a Siena e Parma), con 4.200 addetti che diventano quasi 9.000 occupati includendo indiretti e indotto.
Nel 2024, GSK ha investito 324 milioni di euro in produzione e ricerca – circa l’8% dell’investimento totale delle farmaceutiche in Italia – e 172 milioni nella sola R&S, pari al 7,5% dell’investimento del settore in questo ambito.
Un terzo del fatturato è destinato all’export e il valore aggiunto complessivo (diretto, indiretto e indotto) per l’economia nazionale è pari a 1.065 milioni di euro. Nel 2024, inoltre, GSK ha condotto 88 studi clinici in Italia.

L’innovazione, in Italia, è  visibile in eccellenze industriali come l’hub di Parma di GSK Italia, uno dei siti di punta per l’introduzione di nuovi prodotti e da circa 15 anni centro di eccellenza per soluzioni a base di anticorpi monoclonali. Qui prende forma anche una delle piattaforme tecnologiche più avanzate per la produzione di anticorpi monoclonali coniugati a farmaco (ADC). Oltre a sviluppare e produrre anticorpi monoclonali e farmaci di sintesi chimica. A supporto di questa capacità, il sito ospita un laboratorio bioanalitico e funzioni di controllo qualità sui biologici destinati alla distribuzione nell’Unione Europea, insieme a un impianto pilota per la preparazione di lotti clinici che fa da ponte tra ricerca e applicazione industriale.

In conclusione, ‘obiettivo è chiaro: occorre stimolare, attraverso l’innovazione accessibile, la competitività e la crescita economica del Paese, offrendo ai cittadini italiani un accesso a prevenzione e cure allineato ai migliori standard europei. Un percorso che richiede visione, regole, organizzazione e scelte coerenti: perché l’innovazione, per diventare progresso, deve essere anche etica, responsabile e raggiungibile.

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