Obinutuzumab: pubblicati sul New England Journal of Medicine nuovi dati di efficacia nel lupus eritematoso sistemico (LES)
Oltre 3/4 delle persone trattate con obinutuzumab di Roche e con la terapia standard hanno ottenuto un miglioramento di almeno quattro punti nell’indice SRI-4. Una misura che valuta la gravità e i sintomi della malattia.
Il LES è una patologia autoimmune complessa che colpisce oltre tre milioni di persone nel mondo, prevalentemente donne in età fertile. Si manifesta con lesioni infiammatorie. Può colpire qualsiasi tessuto o organo nello stesso paziente. Ad oggi non esiste una causa specifica della malattia.
“Il lupus è una malattia autoimmune complessa che richiede strategie mirate per prevenire danni d’organo irreversibili – puntualizza Andrea Doria, Presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – In questo contesto, i dati dello studio ALLEGORY, confermando quanto già visto nello studio REGENCY per la nefrite lupica, evidenziano il ruolo di obinutuzumab come rilevante soluzione terapeutica, capace di offrire un controllo efficace della malattia con un profilo di sicurezza favorevole e ben definito”.
Obinutuzumab: una terapia nuova ed efficace
Il New England Journal of Medicine (NEJM) ha pubblicato i risultati dell’analisi dettagliata dello studio di fase III ALLEGORY. Lo studio valuta l’efficacia e la sicurezza di obinutuzumab di Roche in adulti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES).
Lo studio ha raggiunto il suo endpoint primario, dimostrando un beneficio statisticamente significativo e clinicamente rilevante. Il 76,7% dei pazienti trattati con obinutuzumab più terapia standard ha ottenuto un miglioramento di almeno quattro punti nell’indice SLE Responder Index 4 a 52 settimane, rispetto al 53,5% del gruppo placebo.
La remissione è più che raddoppiata nelle persone trattate con obinutuzumab (35,1% contro 13,8%). Obinutuzumab ha mostrato anche un miglioramento nel tempo mediano alla prima recidiva (misurato tramite l’indice BILAG). Un fattore cruciale per prevenire danni permanenti agli organi.
Tutti i cinque parametri secondari chiave sono stati soddisfatti, inclusa la risposta BICLA a 52 settimane e una significativa riduzione dell’uso di glucocorticoidi (≤7,5 mg/die) mantenuta nel tempo. Il profilo di sicurezza del farmaco infine è risultato coerente con quanto già noto, senza nuovi segnali di sicurezza.
Meccanismo d’azione e potenziale terapeutico
Obinutuzumab è un anticorpo monoclonale di Tipo II progettato per colpire direttamente le cellule B. Responsabili dell’infiammazione nel LES. Se approvato dalle autorità regolatorie (attualmente in discussione con FDA ed EMA), rappresenterebbe la prima terapia anti-CD20 di tipo II per il lupus. Segnando un potenziale nuovo standard di cura.
“Lo studio ALLEGORY su obinutuzumab rappresenta uno dei successi più significativi negli ultimi anni nelle fasi avanzate di sviluppo per il trattamento dei pazienti con lupus eritematoso sistemico (LES). Mostrando prove importanti del fatto che il targeting delle cellule B può apportare riduzioni significative dell’attività della malattia”, spiega il Dr. Richard Furie, MD, Chief of the Division of Rheumatology presso Northwell Health e professore all’Institute of Molecular Medicine dei Feinstein Institutes for Medical Research. “Con lo studio ALLEGORY, stiamo osservando il potenziale di ottenere un controllo della malattia più robusto e duraturo, con una minore dipendenza dai corticosteroidi. Questi benefici sono molto importanti per pazienti, medici e famiglie, e testimoniano come obinutuzumab possa essere un passo avanti significativo nel trattamento di questa malattia autoimmune.”
L’impegno di Roche nel LES e nelle malattie immuno-mediate
Il LES è una patologia cronica dai sintomi variabili che può richiedere anni per una diagnosi accurata. Circa la metà dei pazienti sviluppa nefrite lupica entro cinque anni. Una complicazione renale dunque che può portare all’insufficienza d’organo.
“Per decenni, le persone affette da LES hanno dovuto affrontare un ciclo di attività di malattia imprevedibile, opzioni terapeutiche limitate e un peso a lungo termine dovuto ai corticosteroidi. I risultati dello studio ALLEGORY dimostrano che obinutuzumab può fornire un controllo della malattia significativo, clinicamente rilevante e duraturo. Elemento fondamentale per prevenire danni potenzialmente letali agli organi vitali,” puntualizza infine Levi Garraway, MD, PhD, Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development”.
Obinutuzumab è stato approvato da FDA (negli Stati Uniti) e da EMA (nell’Unione Europea) per il trattamento degli adulti con nefrite lupica attiva. Sulla base dei dati degli studi REGENCY e NOBILITY. Ed è attualmente oggetto di valutazione in uno studio globale di fase II su bambini e adolescenti con nefrite lupica.
