Cancro della prostata: da AIFA via libera a enzalutamide

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha riconosciuto la rimborsabilità di un’ulteriore indicazione terapeutica per enzalutamide. Cambia dunque il percorso di cura del paziente con cancro della prostata non metastatico ormono-sensibile (nmHSPC) con recidiva biochimica (BCR) ad alto rischio.

 

Con questa autorizzazione enzalutamide diventa il primo ed unico inibitore del segnale del recettore degli androgeni che ha ottenuto la rimborsabilità per il trattamento di uomini adulti con cancro della prostata non metastatico ormono-sensibile (nmHSPC). Con recidiva biochimica (BCR) ad alto rischio non idonei alla radioterapia di salvataggio.

I pazienti affetti da nmHSPC con BCR ad alto rischio possono dunque essere trattati con enzalutamide in associazione o meno a una terapia con analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH).

«La nuova indicazione di enzalutamide cambia radicalmente, nel percorso di cura del paziente con carcinoma della prostata, il ruolo dell’urologo. Che fino a ieri era coinvolto nella diagnosi e nella gestione iniziale del tumore prostatico. Mentre era escluso dalla gestione delle forme più avanzate, metastatiche. Così come dalla gestione dei pazienti con recidiva biochimica. Dopo chirurgia e/o radioterapia con intento curativo, eventualità che riguarda il 53% dei casi – dichiara Pier Luigi Bove, Professore Associato di Urologia, Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Direttore UOSD Urologia Robotica e Mini Invasiva AOU Policlinico Tor Vergata (PTV), Roma – Oggi, invece, l’urologo può intervenire precocemente e con risultati importanti in questo setting di pazienti con recidiva biochimica ad alto rischio di metastasi o morte per questa malattia. Inoltre, il farmaco può essere utilizzato in tutte le fasi di carcinoma prostatico avanzato/metastatico, sensibile o resistente alla castrazione».

Tra gli uomini sottoposti a un trattamento definitivo per il tumore alla prostata, come prostatectomia radicale, radioterapia o entrambe, si stima che dal 20% al 40% svilupperà una recidiva biochimica (BCR) entro dieci anni. Circa nove uomini su dieci con BCR ad alto rischio andranno incontro a malattia metastatica. E uno su tre morirà a causa del carcinoma prostatico metastatico.

«La novità della nuova indicazione è che l’utilizzo di enzalutamide viene spostato, ampliandolo, anche al paziente non metastatico ormono-sensibile. Dove non è stato sufficiente il trattamento con la chirurgia o la radioterapia e che manifesta una recidiva biochimica ad alto rischio. Anticipata dal PSA che sale rapidamente, segnale precoce di un ritorno di malattia ad alto rischio di metastasi – spiega Stefano Arcangeli, Professore Associato di Radioterapia, Università di Milano Bicocca e Direttore SC Radioterapia, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza (MB) – Enzalutamide si è dimostrato efficace proprio in questo setting di pazienti. Che altrimenti venivano curati solo con la terapia ormonale.

Enzalutamide, in monoterapia o in associazione con terapia di deprivazione androgenica, cambia il paradigma terapeutico per quei pazienti che hanno una elevata probabilità di progressione dopo la cura iniziale. E apre la strada ad una nuova prospettiva terapeutica. Con solide evidenze che offre un trattamento efficace ai pazienti con recidiva dopo l’intervento chirurgico non suscettibili di radioterapia postoperatoria. Oltre a quelli che sono andati in progressione dopo radioterapia postoperatoria. E a quelli con recidiva postradioterapia esclusiva. Infine, il modello di trattamento “a intermittenza” proposto dallo studio EMBARK rende possibile l’inserimento di una radioterapia focale e selettiva».

Questa decisione da parte di AIFA si basa sui risultati dello studio di Fase 3 EMBARK. Che ha valutato enzalutamide in associazione a leuprolide, placebo più leuprolide, e enzalutamide in monoterapia in pazienti con carcinoma prostatico non metastatico ormono-sensibile (nmHSPC) o sensibile alla castrazione (nmCSPC). Con recidiva biochimica ad alto rischio.

«Enzalutamide è un farmaco anti-androgeno di nuova generazione. Che agisce sulle cellule tumorali del carcinoma prostatico bloccando i recettori degli ormoni androgeniafferma Ugo De Giorgi, Professore Associato di Oncologia Medica Unisalento e Direttore SC Oncologia Universitaria Ospedale Fazzi, Lecce – Enzalutamide finora aveva già dimostrato la sua efficacia prolungando la vita dei pazienti nelle diverse fasi di malattia metastatica e non, da quella sensibile a quella resistente alle terapie ormonali.

Nello studio EMBARK enzalutamide, in monoterapia o in associazione con terapia di deprivazione androgenica, ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza libera dalla comparsa di metastasi. Nei pazienti con carcinoma prostatico operato o radiotrattato che presentano un innalzamento rapido del PSA. Il farmaco rallenta la progressione del tumore. Riducendo il rischio di comparsa delle metastasi e prolungando il tempo alla progressione dei livelli di PSA. Inoltre, l’uso di enzalutamide è associato a una stazionarietà. O a un miglioramento della qualità di vita legata alla salute».

 

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