Bandi Gilead 2026: 15 anni di innovazione per la salute

Con 62 progetti premiati e 1,2 milioni di euro erogati, Fellowship Program e Community Award Program, i Bandi Gilead sono un esempio di collaborazione pubblico-privato, che genera innovazione in ambito scientifico, organizzativo e assistenziale

 

La  15ª edizione dei Bandi Gilead ha premiato 62 progetti, che nei prossimi dodici mesi – grazie a un sostegno di oltre 1,2 milioni di euro – contribuiranno a migliorare conoscenze scientifiche, prevenzione, diagnosi e assistenza nelle aree delle malattie infettive, epatiche, oncologiche e oncoematologiche.

I progetti vincitori, annunciati oggi a Roma durante l’incontro “Generare Innovazione. Creare Salute” comprendono 29 iniziative in ambito medico-scientifico sostenute dal Fellowship Program e 33 promosse da Associazioni di pazienti ed Enti del Terzo settore attraverso il Community Award Program. Con questa edizione salgono a quasi 800 i progetti sostenuti dalle due iniziative dal 2011, per un investimento complessivo di oltre 19 milioni di euro.

Il traguardo della 15ª edizione ha rappresentato l’occasione, a partire dall’esperienza dei Bandi, per promuovere una riflessione più ampia sull’innovazione in sanità e sulle condizioni necessarie per trasformarla in benefici concreti, diffusi e sostenibili per il Paese.

Il tema è stato al centro di una tavola rotonda che ha messo a confronto diverse prospettive: Massimo Andreoni, Professore Emerito di Malattie Infettive, Università Tor Vergata di Roma e Membro del Consiglio Superiore di Sanità. Davide Petruzzelli, Presidente di La Lampada di Aladino ETS e Vicepresidente di FAVO. Massimo Farinella, Responsabile Area Salute ANLAIDS. Il Sen. Guido Quintino Liris, Membro della V Commissione permanente Bilancio del Senato. L’On. Gian Antonio Girelli, Componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. L’On. Simona Loizzo, Componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e Frederico da Silva, Vice President & General Manager di Gilead Sciences Italia.

Il Fellowship Program come esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato

»L’Italia può contare su un’eccellenza scientifica riconosciuta a livello internazionale, ma è fondamentale continuare a investire per preservare il valore della ricerca nel nostro Paese. Coltivare le competenze, offrire opportunità ai giovani, semplificare i processi e mantenere attrattivi i nostri centri di ricerca sono condizioni essenziali per continuare a crescere in uno scenario altamente competitivo – afferma Massimo Andreoni, Professore Emerito di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma, Membro del Consiglio Superiore di Sanità, Presidente della Commissione Giudicatrice del Fellowship Program e Commissario per l’area HIV 2026.

Dai progetti focalizzati sull’Intelligenza Artificiale applicata alla ricerca clinica e sulle tecnologie digitali fino ai percorsi dedicati alla medicina di genere e all’integrazione ospedale-territorio, i Bandi Gilead hanno permesso di generare innovazione non solo sul piano scientifico, ma anche nell’organizzazione dei servizi, nell’assistenza e nei percorsi di presa in carico e cura con ricadute concrete per pazienti, caregiver e collettività. 

«Da quindici anni i Bandi Gilead rappresentano un esempio concreto di come il nostro impegno vada oltre lo sviluppo di terapie innovative. E contribuisca a sostenere la ricerca indipendente e le attività assistenziali promosse dal Terzo Settore, – sottolinea Frederico da Silva, Vice President & General Manager di Gilead Sciences Italia. La partnership tra pubblico e privato è una delle leve che abbiamo a disposizione per continuare a generare innovazione capace di tradursi in valore per le persone e per il sistema salute. Allo stesso tempo, in uno scenario internazionale sempre più sfidante, è importante poter contare su un ecosistema capace di riconoscere e valorizzare il contributo delle imprese che scelgono di investire in ricerca e innovazione nel nostro Paese. Creando le condizioni perché l’Italia possa continuare ad attrarre investimenti e competenze».

Dare ascolto ai bisogni reali delle persone

«L’innovazione assistenziale e organizzativa nasce dall’ascolto profondo dei bisogni reali delle persone. Attraverso il Community Award Program, infatti, le associazioni di pazienti e il Terzo Settore portano nei progetti la loro conoscenza diretta di pazienti e caregiver. Traducendola in interventi di prevenzione, informazione, orientamento e supporto personalizzato. È la dimostrazione di come innovazione collaborativa e patient engagement possano rendere i percorsi di cura più vicini ed efficaci per l’intera collettività – spiega Guendalina Graffigna, PhD, Professore Ordinario e Direttore dell’EngageMinds HUB presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, Commissario del Community Award Program 2026.

«In un contesto macroeconomico complesso come quello attuale, investire in innovazione significa investire nella capacità del Paese di crescere e rimanere competitivo. Servono una visione e una programmazione capaci di guardare all’innovazione come a un investimento per il futuro. La sfida è creare le condizioni perché le risorse destinate all’innovazione possano generare valore nel tempo, attraverso una collaborazione efficace tra istituzioni e tutti gli attori del sistema salute – afferma l’On. Gian Antonio Girelli, Componente XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati.

«Oggi l’innovazione in ambito sanitario si misura anche nella capacità di anticipare i bisogni delle persone.Garantire un accesso equo alle cure e valorizzare le opportunità offerte dalla prevenzione, dagli screening e dal digitale. È necessario continuare a investire in questi strumenti e tradurli in percorsi concreti di presa in carico, superando le disuguaglianze territoriali e assicurando a tutti i cittadini gli stessi diritti di salute- aggiunge l’On. Simona Loizzo, Componente XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati.

 

 

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