Mieloma multiplo: Pfizer ha annunciato i risultati principali dello studio di fase III MagnetisMM-32. Nel quale elranatamab ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (PFS)
Lo studio ha coinvolto adulti con mieloma multiplo recidivato o refrattario che avevano ricevuto almeno una precedente linea di trattamento comprendente una terapia anti-CD38, come daratumumab o isatuximab, e lenalidomide.
Si tratta di fascia di popolazione clinicamente rilevante, nella quale la progressione della malattia dopo trattamenti ampiamente utilizzati può rendere più complessa la scelta delle terapie successive.
Il confronto con i tre regimi terapeutici consolidati
Lo studio MagnetisMM-32 ha coinvolto 523 pazienti adulti in 26 Paesi. MagnetisMM-32 ha confrontato elranatamab in monoterapia con tre possibili regimi di trattamento: elotuzumab, pomalidomide e desametasone. Pomalidomide, bortezomib e desametasone. Oppure carfilzomib e desametasone.
Il risultato è stato determinato sulla base della sopravvivenza libera da progressione valutata mediante revisione centralizzata indipendente in cieco. Secondo Pfizer dunque il trattamento con elranatamab ha ridotto in misura statisticamente significativa e clinicamente rilevante il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto ai regimi di confronto.
Al momento dell’analisi, oltre il 75% dei pazienti trattati con elranatamab risultava ancora vivo e senza progressione della malattia. La PFS stimata a 18 mesi era pari al 68%. La PFS mediana non era ancora stata raggiunta. Questo dato indica come, al momento dell’analisi, non fosse stato ancora osservato un numero sufficiente di eventi per determinarne il valore mediano.
l farmaco è stato somministrato mediante iniezione sottocutanea, inizialmente con due dosi di incremento graduale, seguite da somministrazioni settimanali nell’ambito di cicli di 28 giorni. Il programma terapeutico prevedeva successivamente il passaggio a somministrazioni ogni due settimane e, infine, mensili.
