In Italia i giovani miopi sono già oltre 2 milioni. Bambini e adolescenti che, se non seguiti adeguatamente, rischiano di sviluppare patologie oculari in età adulta. Ma una nuova generazione di lenti aiuta a ridurre la progressione della miopia
La miopia avanza e soprattutto tra i giovani. A dirlo sono le ricerche condotte in questo campo, in base alle quali entro il 2050 metà della popolazione mondiale sarà miope.
Guardando all’Italia, rapportando le stime di prevalenza disponibili alla popolazione italiana tra 5 e 19 anni, si può stimare che i giovani miopi siano già oltre 2 milioni.
Eppure, sebbene considerata un problema serio, la salute degli occhi non è percepita come urgente dai genitori italiani: c’è scarsa attenzione ai controlli, anche per via di false credenze e abitudini sbagliate. Come dimostrano i risultati di una survey condotta da Astra Ricerche per conto di Hoya su un campione di oltre 1000 genitori italiani.
La miopia è un difetto refrattivo dell’occhio: l’immagine degli oggetti lontani si forma davanti alla retina anziché su di essa, per un occhio più allungato del normale o una cornea troppo curva. Chi ne soffre vede sfocati gli oggetti distanti, mentre la visione da vicino resta generalmente nitida.
Nei bambini la miopia compare tipicamente in età scolare. E tende a peggiorare progressivamente fino alla fine della crescita, in genere intorno ai 18-20 anni. Più la miopia insorge precocemente, maggiore è il rischio che diventi “elevata” in età adulta.
Miopia tra i giovani: un problema sottovalutato
L’80% dei genitori considera la visita oculistica tra i primi quattro controlli più importanti durante la crescita del figlio il 66,1% attribuisce grande importanza alla diagnosi precoce. Tuttavia, solo meno della metà dei bambini (43,9%) ha effettuato una prima visita oculistica entro i quattro anni di età mentre quasi un genitore su quattro arriva dopo i sette anni o non ha mai sottoposto il figlio a una visita. Infine, circa tre genitori su quattro ritengono opportuno un controllo almeno annuale, ma poco meno di sei su dieci dichiarano di aver fatto controllare la vista dei propri figli nell’ultimo anno.
“Nella miopia entrano in gioco sia la predisposizione genetica sia fattori ambientali e comportamentali. È comprensibile che molti genitori tendano ad attribuire agli schermi un ruolo centrale. Tuttavia, oggi sappiamo che conta soprattutto l’equilibrio complessivo delle abitudini visive. Le attività da vicino prolungate, che siano svolte su uno schermo o su un libro, dovrebbero essere intervallate da pause regolari e alternate a momenti trascorsi all’aperto”, spiega Paolo Nucci, Professore Ordinario di Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente SIOPS (Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo).
“Per gestire la miopia in maniera ottimale dobbiamo fare una valutazione complessiva del rischio del bambino e utilizzare gli strumenti che oggi la ricerca mette a disposizione per cercare di rallentarne l’evoluzione. Fra questi, le lenti per la gestione della miopia rappresentano oggi una delle opzioni più interessanti e accessibili perché consentono di associare due obiettivi. Garantire una visione nitida nella vita quotidiana e, allo stesso tempo, intervenire sul controllo della progressione miopica. Il loro vantaggio è che offrono una modalità non invasiva, familiare e facilmente accettabile per il bambino. Perché si integrano nella sua esperienza quotidiana come un normalissimo paio di occhiali”.
Perchè si sviluppa la miopia?
Sul piano delle conoscenze delle cause della miopia, dunque, rimangono ampi margini di miglioramento. I genitori, infatti, sono molto preoccupati dell’utilizzo degli schermi – l’80,5% lo considera un fattore incidente sullo sviluppo della miopia – ma sottovalutano l’assenza di tempo trascorso all’aperto – che viene indicato come fattore incidente solo dal 51,0%.
Proprio il tempo trascorso all’aperto rappresenta, però, un fattore sul quale l’evidenza clinica è particolarmente consolidata. Eppure, soltanto il 23,0% dei minori trascorre almeno due ore al giorno all’aperto.
“La miopia non è soltanto un problema di vedere bene o male oggi. La sfida è comprendere come la vista evolve durante la crescita e perché sia importante seguirla nel tempo. Intercettare eventuali problemi visivi il prima possibile consente di identificare tempestivamente i bambini che meritano particolare attenzione e di impostare un percorso di monitoraggio adeguato”, dichiara Teresio Avitabile, Professore Ordinario di Oftalmologia e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Catania; Presidente SISO (Società Italiana di Scienze Oftalmologiche). “Ma la diagnosi precoce, da sola, non basta. La miopia non è una fotografia scattata in un preciso momento della vita del bambino. E’ una condizione dinamica che può modificarsi nel tempo. Per questo sono necessari controlli frequenti anche in base all’evoluzione del difetto visivo”.
L’evoluzione delle soluzioni per correggere la miopia
La crescente attenzione alla progressione miopica ha accompagnato negli ultimi anni anche l’evoluzione delle soluzioni disponibili per la sua gestione. L’innovazione tecnologica ha portato allo sviluppo di lenti specificamente progettate per intervenire sulla progressione della miopia che utilizzano tecnologie come la D.I.M.S. di HOYA.
HOYA ha ulteriormente potenziato questa tecnologia attraverso il Triple Enhanced Design (TED) dando vita alla nuova MiYOSMART iQ, che alza il livello di efficacia e prevenzione.
Dai risultati di uno studio clinico randomizzato e controllato, condotto da HOYA Vision Care in collaborazione con The Hong Kong Polytechnic University e presentati al congresso annuale ARVO 2026 di Denver, che ha coinvolto 196 bambini miopi di età compresa tra 4 e 12 anni, emerge che, dopo 12 mesi i bambini che indossavano MiYOSMART iQ non hanno mostrato, in media, progressione della miopia. Inoltre, l’allungamento assiale dell’occhio è risultato inferiore o comparabile a quello osservato nei bambini non miopi.
Frenare la progressione della miopia è fondamentale per la salute dei bambini
Ma anche in questo caso i genitori italiani non ne hanno consapevolezza. I dati di Astra Ricerche mostrano come meno di un terzo degli intervistati sembra avere un quadro corretto dell’evoluzione della miopia (mentre il 38,9% ritiene erroneamente che la miopia possa migliorare spontaneamente e un ulteriore 29,8% non sa rispondere). Ancora più significativo è il dato relativo alla miopia elevata: solo il 47,1% sa che questa condizione può aumentare il rischio di patologie oculari in età adulta.
“Quando l’occhio diventa molto lungo, alcune strutture oculari vengono sottoposte a una maggiore tensione e, nel corso della vita, possono aumentare i rischi di sviluppare patologie come la maculopatia miopica, il distacco di retina o il glaucoma. Naturalmente parliamo di un aumento del rischio, non di un destino inevitabile. Facciamo un esempio: sebbene il rischio di sviluppare maculopatia sia più elevato in un miope di -6D rispetto al miope di -2D, indipendente dal grado di miopia iniziale, ridurre la sua progressione di 1 sola diottria può abbassare del 40% il rischio di sviluppare maculopatia miopica”, sottolinea Francesco Bandello, Professore Ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Direttore dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente APMO (Associazione Pazienti Malattie Oculari).
L’indagine Astra Ricerche mostra, infine, come ciò che colpisce i genitori sia sì la possibilità di rallentare la progressione della miopia, ma anche la semplicità di una soluzione che possa accompagnare il bambino nella vita di tutti i giorni.

