Linfoma diffuso a grandi cellule B: disponibile in Italia la prima combinazione che associa l’anticorpo bispecifico glofitamab di Roche a chemioterapia come nuovo trattamento di seconda linea
Glofitamab di Roche in associazione alla chemioterapia GemOx è da oggi disponibile e rimborsato anche in Italia per il trattamento dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) che presentano una recidiva o una malattia refrattaria dopo la prima linea di trattamento.
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LA NOTIZIA IN UN MINUTO
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Il linfoma diffuso a grandi cellule B
Il linfoma diffuso a grandi cellule B, o DLBCL, è la forma più comune di linfoma non Hodgkin. E rappresenta circa un caso di linfoma non Hodgkin su tre. Si tratta di una forma aggressiva, a crescita rapida. Che generalmente risponde al trattamento di prima linea. Ma che può recidivare o risultare refrattaria alle terapie disponibili.
Fino al 40% delle persone con DLBCL può andare incontro a recidiva o malattia refrattaria. In Europa si stima che la malattia venga diagnosticata ogni anno a 38.000 persone.
La nuova opzione terapeutica sviluppata da Roche
L’unica associazione di un anticorpo bispecifico con chemioterapia disponibile dalla seconda linea del DLBCL offre anche ulteriori benefici. È “off-the-shelf”. Cioè subito disponibile per la somministrazione, un aspetto importante per pazienti che possono aggravarsi se non trattati tempestivamente.
Un’altra caratteristica importante è la durata fissa. Prevede cioè un numero definito di cicli. Offrendo al paziente una data di fine certa e un periodo libero da trattamenti, migliorando la qualità di vita.
“Quando parliamo di innovazione terapeutica, non possiamo limitarci alla sola efficacia clinica. Dobbiamo considerarne anche l’impatto sulla sostenibilità del Sistema Sanitario. Sempre più sotto pressione per la crescente richiesta di servizi e per la limitatezza delle risorse pubbliche – puntualizza Vito Ladisa, Direttore della Struttura Complessa di Farmacia Ospedaliera della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano-. Una combinazione come quella di glofitamab e chemioterapia, utilizzata in seconda linea, a durata fissa e pronta all’uso, con un rapporto costo-efficacia altamente sostenibile, può rappresentare un elemento di valore. Perché consente una maggiore programmabilità del trattamento e un utilizzo più appropriato delle risorse.
Può inoltre contribuire a ridurre o contenere i costi associati a un controllo meno efficace della malattia. Con la conseguente necessità di accedere a linee di trattamento successive o di gestire complicanze, ricoveri e altre cure potenzialmente evitabili. Puntare alla sostenibilità non significa limitare l’accesso all’innovazione. Ma renderla governabile e concretamente disponibile per i pazienti che ne possono beneficiare.” –
Il linfoma diffuso a grandi cellule B
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), fino a 4 pazienti su 10 vanno incontro a recidiva o sviluppano una patologia refrattaria dopo la prima linea di trattamento, trovandosi ad affrontare un percorso di cura spesso complesso e con opzioni terapeutiche ancora limitate.
“Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento – spiega Carmelo Carlo-Stella, Professore Ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della Divisione di Ematologia dell’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano-. La tempistica con cui si registra la ricaduta rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in seconda linea. Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia CAR-T. Mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali.
Entrambe le opzioni sono riservate però ai pazienti eleggibili o per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi trattamenti. Sussiste, quindi, un importante bisogno clinico insoddisfatto per quei pazienti che non possano beneficiare di queste opzioni. Poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo una preziosa opportunità di controllo della malattia .
Lo studio internazionale di fase III STARGLO
Lo studio ha messo a confronto la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx (il trattamento standard) nei pazienti con DLBCL recidivato o refrattario. A tre anni di osservazione, con il trattamento con glofitamab associato a GemOx si osserva un vantaggio significativo nei pazienti recidivati o refrattari.
In particolare, si registra una sopravvivenza globale mediana praticamente raddoppiata con la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa (25,5 mesi) rispetto al trattamento di controllo (12,5 mesi). Anche sul fronte della sopravvivenza libera da progressione si osserva una mediana di 14,4 mesi dopo trattamento con la nuova associazione rispetto a 3,3 mesi dopo terapia con R-GemOx.
Mentre fra i pazienti trattati in seconda linea più di uno su due è vivo dopo tre anni di trattamento con glofitamab + GemOx. In questa popolazione appare particolarmente interessante anche il dato relativo alla sopravvivenza mediana libera da progressione. Pari a 20,4 mesi per il braccio glofitamab + GemOx rispetto a 5,5 mesi del braccio R-Gemox.
Inoltre, nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi con glofitamab + GemOx rispetto a 9 mesi con R-GemOx. Nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, è stata di 25 mesi rispetto a 13,8 mesi; nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni, è stata di 33 mesi rispetto a 8,3 mesi.
“I risultati dello studio internazionale di fase III STARGLO rappresentano un importante avanzamento nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario – afferma Paolo Corradini, Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
La combinazione di Glofitamab e GemOx ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura, con un beneficio particolarmente evidente nei pazienti trattati in seconda linea. Inoltre, l’efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un’opzione terapeutica di grande interesse nella pratica clinica.
Una terapia off-the-shelf, ossia a durata fissa,
Questa particolarità amplia le possibilità di trattamento per quei pazienti che non sono eleggibili o non possono essere sottoposti a trapianto autologo o a terapia CAR-T, contribuendo a rispondere a un bisogno clinico ancora oggi rilevante e offrendo una nuova opzione con un potenziale curativo anche in seconda linea.” – continua Paolo Corradini.
Il trattamento glofitamab+GemOx, infatti, ha una durata fissa, ovvero prevede un numero definito di cicli (di solito 12, pari a circa 8 mesi), per pazienti con recidiva entro 12 mesi per i quali non si intenda procedere a CAR-T. E per pazienti con recidiva oltre i 12 mesi per i quali non si intenda procedere a trapianto autologo.
Si tratta, inoltre, di una terapia off-the-shelf, ovvero immediatamente disponibile senza richiedere i tempi di preparazione e manipolazione cellulare tipici di altre strategie terapeutiche. E quindi somministrabile in modo tempestivo e potenzialmente anche in ambito ambulatoriale.
Il miglioramento della diagnosi e della cura
La disponibilità di nuove opzioni terapeutiche nel DLBCL recidivato o refrattario assume un valore che non è solo clinico, ma riguarda anche la possibilità di migliorare i percorsi di diagnosi e cura. Aspetto rilevante anche dal punto di vista dei pazienti e delle Associazioni che li rappresentano.
“Ricevere una diagnosi di linfoma o affrontare una recidiva significa vedere la propria vita e quella dei propri cari improvvisamente sospesa. Tra la paura del futuro e il bisogno di risposte il più possibile rapide ed efficaci. Per chi convive con una patologia aggressiva come il DLBCL, l’innovazione scientifica rappresenta prima di tutto una possibilità concreta di speranza. Disporre di terapie pronte all’uso e a durata fissa significa offrire nuove opportunità a chi ha opzioni limitate. Ma anche alleggerire il carico emotivo e organizzativo che grava sulle famiglie. Come Associazione di Pazienti ribadiamo l’importanza di combinare innovazione, prossimità delle cure e tutela della qualità di vita. Attraverso un dialogo costante tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e pazienti.” – conclude Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino ETS.
