Sclerosi multipla recidivante (SMR): fenebrutinib riduce le ricadute

I risultati dei nuovi studi condotti da Roche dimostrano la superiorità di fenebrutinib rispetto a teriflunomide nel ridurre le ricadute e le lesioni cerebrali nella Sclerosi Multipla Recidivante

 

 I risultati positivi sono stati annunciati da Roche.  Gli studi hanno dimostrato che fenebrutinib, un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK) in fase di sperimentazione, ha ridotto il tasso annuo di ricadute rispetto a teriflunomide, in pazienti con sclerosi multipla recidivante (SMR) nell’arco di 96 settimane.

Tali risultati si traducono per i pazienti in circa una ricaduta ogni 17 anni, riducendo di oltre la metà gli episodi rispetto a quanto osservato con teriflunomide nel medesimo periodo. I dati sono stati presentati come “late-breaking presentation” al meeting annuale dell’American Academy of Neurology (AAN) 2026 a Chicago.

La Sclerosi Multipla

La sclerosi multipla è una malattia cronica che colpisce più di 2,9 milioni di persone in tutto il mondo. Le persone con tutte le forme di sclerosi multipla sperimentano la progressione della malattia fin dall’inizio della patologia. Pertanto, un obiettivo importante del trattamento della sclerosi multipla è rallentare, fermare e idealmente prevenire la progressione il prima possibile.

Circa l’85% delle persone con sclerosi multipla riceve inizialmente una diagnosi di sclerosi multipla recidivante-remittente (RRMS). Le forme recidivanti della malattia (SMR) includono la RRMS e la SM secondariamente progressiva attiva. Le persone con SMR sperimentano ricadute e peggioramento della disabilità nel tempo.

La sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP) è una forma debilitante della malattia caratterizzata da un costante peggioramento dei sintomi, ma tipicamente senza ricadute distinte o periodi di remissione. Circa il 15% delle persone con sclerosi multipla riceve una diagnosi della forma primariamente progressiva della malattia.

Fino all’approvazione di ocrelizumab non esistevano trattamenti approvati per la SMPP, e ocrelizumab è tuttora l’unico trattamento approvato per la SMPP. Nonostante la disponibilità di farmaci ad alta efficacia, il 30% dei pazienti del mondo rimane oggi in terapia a bassa efficacia. Rallentare o fermare la progressione bloccando contemporaneamente le ricadute rimane un elevato bisogno insoddisfatto nella SM.

L’importanza dei risultati su fenebrutinib

“Questi risultati sottolineano il potenziale di fenebrutinib come trattamento orale ad alta efficacia per la SMR. Il suo meccanismo d’azione unico può offrire un profilo differenziato. Agendo sui doppi driver della SM sia nel sistema nervoso centrale sia in periferia – ha affermato la Dott.ssa Jiwon Oh, Direttore Medico del Barlo Multiple Sclerosis Program presso il St. Michael’s Hospital di Toronto- Per la prima volta, dunque, un inibitore della tirosina kinasi di Bruton (BTK), ha dimostrato superiorità nella riduzione delle ricadute e della formazione di nuove lesioni cerebrali. Con tassi di aumento degli enzimi epatici paragonabili a un farmaco di prima linea consolidato in molteplici studi di Fase III nella SMR.”

“I dati di fenebrutinib attraverso i tre studi registrativi supportano fortemente il suo potenziale beneficio per le persone affette sia da SMR che da SMPP- ha dichiarato Levi Garraway, M.D., Ph.D., Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development. Più che raddoppiando il tempo senza ricadute rispetto a teriflunomide, fenebrutinib può offrire ai pazienti anni di vita liberi da recidive. Preservando così sia l’indipendenza quotidiana che la funzionalità a lungo termine.”

Il tasso di ricaduta è stato ridotto in modo consistente in tutti i sottogruppi di pazienti. Le riduzioni maggiori sono state osservate nei pazienti con caratteristiche di malattia più infiammatorie. Tra cui lesioni cerebrali attive, età più giovane, diagnosi più recente e minore disabilità, il che evidenzia il potenziale di fenebrutinib come opzione terapeutica orale ad alta efficacia per queste popolazioni di pazienti, se approvato.

Fenebrutinib inoltre ha ridotto significativamente l’attività di malattia nel cervello, come evidenziato dalle scansioni RM. Fenebrutinib ha ridotto i marcatori di infiammazione attiva del 70,7% rispetto a teriflunomide. Il carico di malattia cronica è stato ridotto del 76,0%  con fenebrutinib rispetto a teriflunomide.

Ulteriori trend positivi verso la riduzione della progressione della disabilità con fenebrutinib

La molecola dunque ha fatto osservare una riduzione numerica del rischio di progressione della disabilità confermata composita a 12 settimane del 20% con fenebrutinib rispetto a teriflunomide.

Le riduzioni maggiori sono state osservate sulla disabilità globale e sulla disabilità degli arti superiori.  Anche i tassi di infezione sono stati paragonabili tra i bracci fenebrutinib e teriflunomide. Eventi avversi (AE) gravi sono stati riportati nell’8,6% dei pazienti trattati con fenebrutinib (vs 8,9% con teriflunomide). Complessivamente, è stato osservato uno sbilanciamento rispetto ai decessi riportati tra gli studi.

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