In un Paese che punta su competitività e innovazione per costruire il proprio futuro, il settore biotech si conferma un pilastro dell’economia italiana. Come dimostra il primo studio Roche di impatto realizzato con il supporto metodologico di PwC Italia che analizza il valore generato dall’azienda in quattro ambiti: economia, ricerca, lavoro e ambiente.
I risultati sono stati presentati durante l’evento “Effetto moltiplicatore: il biotech come motore di sviluppo per l’Italia”. L’impatto di Roche”. L’incontro ha offerto l’occasione per un confronto sul contributo del biotech alla crescita del Paese. E dal confronto è emerso che il futuro del Paese passa anche dalla capacità di sostenere il biotech. Un settore che non solo cura, ma costruisce le basi di un sistema Italia più innovativo, sostenibile e competitivo.
Fulcro delle attività di Roche in Italia è la ricerca. Lo studio d’impatto evidenzia che nel 2023 erano 225 gli studi clinici attivi, di cui il 77% sponsorizzati (174), coinvolgendo più di 13.400 pazienti. Oltre alla sperimentazione clinica, Roche ha attivato 38 studi osservazionali, coinvolgendo quasi 15.000 pazienti, e ha gestito 24 Programmi di Uso Compassionevole per garantire l’accesso anticipato a terapie salvavita in 5 aree terapeutiche.
Analizzando i 174 studi clinici sponsorizzati attivi nel 2023, è stato calcolato un investimento diretto pari a 56,5 milioni di euro, equivalente a un risparmio immediato per il Servizio Sanitario Nazionale. In concreto, ogni euro investito da Roche Italia in ricerca clinica ha generato un ritorno pari a 2,93 euro a favore del Sistema Sanitario.

“Per continuare ad alimentare l’effetto moltiplicatore degli investimenti del biotech e il valore aggiunto che generano per il Paese, è fondamentale disporre di un ambiente realmente favorevole all’innovazione – dichiara Stefanos Tsamousis, General Manager Roche SpA – In questo senso, sosteniamo la proposta del Ministro della Salute, Schillaci, di rivedere il sistema del payback. Perché crediamo che strumenti come questo, pur rispondendo a specifiche esigenze di breve termine, finiscono per limitare il pieno sviluppo del settore. Nonché rappresentare una risorsa sottratta a potenziali investimenti in ricerca, crescita e occupazione qualificata. In un momento storico in cui è essenziale agire per la competività internazionale dell’Italia e dell’Europa. Non dimentichiamo, però, che l’impatto principale che generiamo è sulla salute dei pazienti: ne abbiamo raggiunti circa 75.000 solo lo scorso anno. Un risultato che si riverbera positivamente anche sui caregiver e in definitiva sulla collettività”.
“La diagnostica, in particolare quella in vitro, svolge un ruolo fondamentale per affrontare le sfide sanitarie attuali e future. È la bussola che guida l’intero percorso del paziente. Dalla prevenzione alla diagnosi precoce, dalla scelta terapeutica al monitoraggio dei trattamenti. Influenzando circa il 70% di tutte le decisioni cliniche, il suo impatto sulla salute delle persone è enorme – afferma Burçak Çelik, General Manager Roche Diagnostics SpA – Eppure, il suo valore oggi sembra ancora essere poco riconosciuto se si considerano gli esigui investimenti dedicati ad essa. È tempo di riconoscere il suo ruolo di abilitatore di un sistema sanitario più sostenibile e resiliente. Capace di evolvere da un modello reattivo di ‘cura’ a uno proattivo, che privilegia la capacità di ‘prevedere’, ‘intervenire precocemente’ e ‘personalizzare’ le cure per un futuro più sano”.
Roche si conferma, inoltre, un importante motore a livello occupazionale per il Paese. Sono 1.038 le persone impiegate direttamente dall’azienda, di cui il 52% donne (contro una media nazionale del 42%), il 77% con laurea (rispetto al 24% nazionale) e il 34% di under 40 anni (contro il 33% della media italiana). Una conferma di come il biotech sia un comparto in grado di giocare un ruolo chiave per attrarre e sviluppare talenti e competenze, generando un’occupazione inclusiva e altamente qualificata.
Accanto al valore economico e sociale, Roche Italia si impegna anche per la sostenibilità ambientale. L’azienda utilizza il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie a certificati verdi, impianti fotovoltaici e solari termici. Tra il 2019 e il 2023, ha ridotto del 28% il consumo energetico complessivo. Con un risparmio del 44% solo nell’energia elettrica, pari ai consumi annui di 436 famiglie. Nello stesso periodo, le emissioni di gas serra sono diminuite del 41%. Confermando l’impegno verso un modello produttivo virtuoso e sempre più sostenibile.
