Queste persone senza tetto e senza fissa dimora risultano iscritte all’anagrafe di 2.198 comuni italiani, che si concentrano per il 50% in 6 comuni : Roma (23%), Milano (9%), Napoli (7%), Torino (4,6%), Genova (3%) e Foggia (3,7%).
L’eguaglianza nel diritto alla salute e quanto debba essere ancora fatto per garantirne una piena realizzazione hanno spinto Fondazione Roche e Associazione Avvocato di Strada ad organizzare la tavola rotonda «Avrò cura di te: l’assistenza sanitaria per persone senza dimora in Italia».
Un incontro che, partendo dalla recente legge inerente al riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, ha voluto far incontrare esponenti del terzo settore e delle istituzioni per generare un confronto sulle opportunità, sfide e prospettive di questa storica normativa.
La legge n. 176/2024, approvata dal Parlamento italiano il 6 novembre scorso, prevede il finanziamento di un programma sperimentale diretto a consentire alle persone senza dimora l’iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale e l’accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (LEA).

“La legge 176/2024 vuole garantire un diritto umano ovvero il diritto alla salute e così entra nella logica della nostra Costituzione che riconosce proprio la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Fino a questa legge – ha commentato Mariapia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche – c’era quindi un vuoto da colmare. Occorre implementarla quanto prima attraverso il lavoro delle Regioni. Come Fondazione Roche siamo da sempre attenti alle disuguaglianze in ambito sanitario perché permettere che alcuni cittadini restino indietro per motivi di appartenenza sociale, geografica, economica o di qualsiasi altro tipo è una sconfitta per la collettività.”
L’incontro, dunque, è stato un momento di confronto tra i vari interlocutori del sistema sulla legge n. 176/2024, finalizzata a riconoscere progressivamente il diritto all’assistenza sanitaria alle persone senza dimora prive della residenza anagrafica (sul territorio nazionale o all’estero) e soggiornanti regolarmente in Italia, la cui recente approvazione rappresenta un primo passo per colmare una disuguaglianza che andava a discapito di una categoria di cittadini già, di per sé, socialmente emarginati. L’evento è stato anche l’occasione per avviare un dialogo sulla migliore attuazione della legge, alimentare la collaborazione tra i vari attori coinvolti e condividere esperienze che possono dare spunti per i prossimi passi.
In Italia, quando una persona finisce a vivere in strada, perde la residenza e, se non si attiva seguendo complicate e spesso arbitrarie procedure amministrative, viene cancellata dall’anagrafe del comune, perdendo così una serie di diritti, tra cui il diritto alla salute.
In base alla legislazione vigente, infatti, condizione essenziale per l’utenza dei servizi ASL è la residenza nello stesso territorio dell’azienda sanitaria, che consente, tra le altre cose, la scelta del c.d. medico di base (medico di medicina generale o pediatra di libera scelta). Chi è senza tetto e dunque senza residenza per curarsi può ricorrere solo al pronto soccorso il cui costo stimato mediamente, per singolo intervento, è quasi triplo ed in alcuni casi anche quadruplo rispetto al costo annuale di un medico di medicina generale per ogni paziente (il costo di un intervento singolo al pronto soccorso è stimato in 250 euro contro gli 80 euro del costo annuale di un medico di base).
È questo il contesto in cui si inserisce la battaglia di associazioni come Avvocato di Strada che, insieme al deputato Marco Furfaro, sono riusciti a raggiungere un importante traguardo con l’approvazione, il 6 novembre 2024, all’unanimità da parte del Parlamento italiano della legge 176 che ha istituito un fondo, con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, per il finanziamento di un programma sperimentale mirato a consentire alle persone senza fissa dimore l’iscrizione nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, la scelta del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, nonché l’accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (LEA). In questa prima fase la legge si applica nelle sole città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) e non include i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno.
“L’approvazione di questa legge sia una vittoria fondamentale per il nostro Paese – ha commentato Antonio Mumolo, Presidente Avvocato di Strada – Abbiamo iniziato questa battaglia 15 anni fa, insieme a tante associazioni, in modo che tutti potessero un giorno avere accesso al diritto alla salute, previsto dalla nostra Costituzione. Oggi è legge e la sfida adesso è fare in modo che tale legge, applicabile attualmente nelle città metropolitane, venga estesa in tutte le regioni italiane. Ricordando sempre che tutelare i diritti dei deboli significa, alla fine, tutelare i diritti di tutti noi”.
“Partendo dal presupposto che le persone non sono né la propria malattia, né la propria povertà, né la propria condizione economica complicata, abbiamo fatto questa legge per dare loro un punto di partenza da cui ricominciare: l’assistenza sanitaria – ha affermato l’On. Marco Furfaro, primo firmatario della normativa in questione – Si tratta di dare un messaggio chiaro al Paese, ovvero che a fronte di una difficoltà lo Stato non solo garantisce un diritto primario come quello alla salute ma lo garantisce affinché sia anche uno viatico per uscire dalla condizione di senza dimora”.
A livello regionale, inoltre, in Emilia-Romagna, Puglia, Calabria, Marche, Abruzzo e Liguria è già stato garantito un medico di base alle persone senza dimora attraverso una legge regionale e con fondi regionali. In diverse altre regioni, tra cui Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, si stanno approvando leggi simili.
Pur essendo la povertà assoluta una condizione sempre più diffusa e vigendo nel nostro ordinamento diritto-dovere di iscrizione all’anagrafe di tutte le persone stabilmente presenti sul territorio nazionale, la conoscenza del mondo dei senza dimora presenta diverse problematiche trattandosi di un fenomeno mutevole nel tempo e coinvolgendo persone che vivono ai margini della società, dal punto di vista relazionale e comunicativo.
