È la forma più comune e tra le più aggressive di linfoma non Hodgkin (NHL), ossia circa il 30% delle nuove diagnosi). Ogni anno, infatti, si contano oltre 500.000 nuove diagnosi a livello mondiale e circa 13.200 in Italia di Linfoma Diffuso a Grandi cellule (DLBCL). Questa malattia ematologica maligna spesso provoca una ricaduta o una malattia refrattaria dopo che il paziente ha ricevuto una prima linea di trattamento.
Per questo motivo è importante fornire il miglior trattamento in prima linea per aumentare la probabilità di arrivare sin da subito alla guarigione.
Ad un anno dalla approvazione di polatuzumab in associazione a rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) prima terapia approvata e rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale italiano negli ultimi 20 anni per il trattamento in prima linea di questa grave patologia (DLBCL), uno studio ha misurato l’impatto generato dall’introduzione di questo nuovo approccio terapeutico. I pazienti in cura con polatuzumab hanno meno probabilità di ricevere successive linee di trattamento, con un risparmio medio stimato per i costi sanitari associati di circa 12.300 euro a paziente nel primo anno.
“L’approvazione da parte di AIFA di polatuzumab in combinazione con R-CHP sta rappresentando e rappresenterà una svolta significativa per i pazienti italiani affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) – dichiara il Professore Pier Luigi Zinzani, Direttore Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli”, Università di Bologna – Questa terapia, la prima approvata negli ultimi 20 anni, rappresenta ormai lo standard di cura per i pazienti di prima linea con IPI 3-5. La sua efficacia superiore ad R-CHOP in termini di sopravvivenza libera da progressione è stata confermata dalla pubblicazione del follow up a 5 anni dello studio registrativo Polarix al recente congresso mondiale di ematologia ASH. La pubblicazione fa ben sperare anche perché la sopravvivenza globale a 5 anni mostra un trend favorevole per i pazienti trattati con Pola-R-CHP”.
Su un orizzonte temporale di 3 anni, dunque, “possono essere evitati circa 1.800 trattamenti successivi, generando benefici per i pazienti in termini di migliore gestione della malattia e per il Servizio Sanitario Nazionale italiano, grazie ad un risparmio complessivo stimato in ben 60 milioni di euro” aggiunge Andrea Marcellusi, Presidente dell’ISPOR Italy Chapter Roma e docente presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano.
Tale risparmio consente di compensare e mantenere sostenibile l’investimento per mettere a disposizione dei pazienti italiani l’innovazione terapeutica rappresentata da polatuzumab, ottenendo un maggior controllo della malattia e migliorando il patient journey oltre la prima linea, nei soggetti a maggior rischio di progressione.
Investire costantemente in ricerca, portando significativi benefici per i pazienti e il Sistema Salute, rappresenta dunque una priorità. “Da oltre 20 anni Roche è in prima linea nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per i pazienti affetti da malattie ematologiche maligne e non. Siamo stati pionieri nella ricerca di soluzioni terapeutiche per i Linfomi Non Hodgkin. Nell’ultimo anno abbiamo messo a disposizione nuove molecole, innovative. È importante poter agire anche fin dalle fasi precoci della malattia – dichiara Anna Maria Porrini, Direttore Medico Roche Italia – Siamo consapevoli che oggi più che in passato e ancora di più nel prossimo futuro, la sfida per la ricerca farmaceutica sia quella di riuscire a creare valore con soluzioni terapeutiche capaci di rispondere a bisogni clinici insoddisfatti e fare la differenza nelle vite dei pazienti, garantendo, al tempo stesso, che l’accesso all’innovazione possa essere equo e sostenibile per il Sistema Salute e per la collettività”.
