Finerenone : anche in Italia il nuovo farmaco contro Malattia Renale Cronica associata a Diabete di Tipo 2

Perchè sono irreversibili.

La malattia renale cronica (CKD – Chronic Kidney Disease) consiste nel declino graduale della funzionalità renale. Colpisce circa il 10% della popolazione mondiale, con maggiore prevalenza nell’età avanzata. In Italia l’incidenza nella popolazione adulta è intorno al 7%. ed è una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello mondiale, con il diabete di tipo 2 (T2D) come sua prima causa.

In Italia il 40% dei pazienti diabetici soffre di malattia renale cronica, che porta ad un danno renale graduale, ipertensione, problemi cardiovascolari, per arrivare allo stadio terminale della malattia, ossia alla dialisi o al trapianto.

Si stima che nel nostro Paese ci siano circa 50.000 pazienti dializzati. Questo, oltre ad avere un forte impatto negativo su sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti, comporta anche un onere significativo per la sostenibilità del SSN. Basti pensare che un paziente in emodialisi ha un costo di circa 40-50.000 euro all’anno.

Rallentare dunque la progressione della patologia verso la dialisi è stato il focus della ricerca negli ultimi tempi: tuttavia “gli strumenti a disposizione non soddisfavano pienamente le esigenze dei pazienti con malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2  – afferma il Professor Luca De Nicola, Ordinario di Nefrologia dell’Università della Campania L.Vanvitelli di Napoli – Nonostante la recente introduzione delle gliflozine (SGLT2i), il rischio di progressione della patologia verso la fase dialitica resta ancora alto. Certamente le gliflozine hanno ridotto il rischio residuo dei farmaci tradizionali, come ACE inibitori e ARB dal 42% al 38%. Ma non è ancora abbastanza. Il quadro delineato  mette in evidenza quanto fosse urgente individuare ulteriori terapie nefroprotettive”.

Ed ecco dunque l’importante novità rappresentata da finerenone, un nuovo farmaco per il trattamento della malattia renale cronica, stadi 3 e 4, associata a diabete di tipo 2 in pazienti adulti con presenza di albuminuria, in aggiunta allo standard di cura. Finerenone ha ricevuto l’approvazione da parte dell’Autorità regolatoria statunitense (FDA) nel luglio 2021, ed europea (EMA) nel febbraio 2022 e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ammesso alla rimborsabilità. 

L’azione mirata di finerenone su infiammazione e fibrosi, quale antagonista non steroideo del recettore mineralcorticoide, risulta essere complementare rispetto alle terapie attualmente disponibili – afferma la Professoressa Paola Fioretto, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Padova – Le attuali terapie, che rappresentano lo standard di cura, agiscono principalmente sui meccanismi metabolici ed emodinamici, mentre i processi infiammatori e fibrotici, che giocano un ruolo cruciale nella progressione della malattia renale cronica, prima dell’arrivo di finerenone non venivano influenzati da alcuna strategia terapeutica. L’aggiunta di questo farmaco nell’armamentario terapeutico garantisce, quindi, una più completa nefroprotezione”.

Con l’introduzione di finerenone nel nostro Paese, siamo lieti di rendere disponibile per clinici e pazienti una nuova soluzione terapeutica in grado di portare un importante cambiamento nella gestione di una patologia così insidiosa come la malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2 – dichiara Arianna Gregis, Country Division Head Pharmaceuticals di Bayer ItaliaEntriamo per la prima volta nell’area nefrologica con un trattamento terapeutico unico nel suo genere, dimostrando, ancora una volta, come l’impegno continuo di Bayer nella ricerca di soluzioni innovative, sia in grado di affrontare le esigenze insoddisfatte di alcune patologie, fornire un aiuto concreto ai pazienti e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. Per questo, siamo convinti che sia necessario proseguire in questo percorso di innovazione su diversi fronti: scientifico, organizzativo, terapeutico e tecnologico.  È cruciale condividere esperienze e competenze per sviluppare soluzioni che rispondano al meglio alle esigenze dei pazienti”.

Un altro aspetto importante e cruciale nella progressione della malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2 è il ruolo dell’infiammazione intesa come qualcosa che riguarda l’intero organismo. Oggi ci confrontiamo con fenomeni di infiammazione cosiddetti ‘a bassa intensità’, che spesso durano a lungo nel tempo. L’infiammazione da cibo, ad esempio, è una realtà ormai appurata. Oltre a fornire i nutrienti necessari per il funzionamento del nostro corpo, ciò che mangiamo può influire anche sulla presenza di uno stato infiammatorio nel nostro organismo.

“In patologie come la malattia renale cronica associata a Diabete di Tipo 2 la terapia farmacologica è fondamentale per noi nutrizionisti – dichiara il dottor Domenicantonio Galatà, presidente dell’Associazione Italiana Nutrizionisti in Cucina – I nutrizionisti giocano un ruolo importante nella fase di prevenzione, e non solo attraverso la dieta. Io promuovo un metodo basato su strumenti pratici, come la cucina e attività di informazione e divulgazione con cooking show e masterclass. I cibi che mangiamo in base a come vengono cotti possono diventare pro-infiammatori. Ad esempio, alte temperature possono generare idrocarburi, perossidi, prodotti di glicazione avanzata; mentre un pH acido e antiossidanti sono dei miglioratori. Si apre un nuovo focus, dove non sono solo le quantità, gli alimenti e le loro qualità nutrizionali intrinseche a giocare un ruolo nell’infiammazione sistemica. Sono, infatti, molto importanti le tecniche e gli strumenti utilizzati per la preparazione dei cibi e la cottura degli stessi. La cucina e la pasticceria sono laboratori di chimica, fisica, nutrizione. Per aiutarci a stare in buona salute, rendendo ancora più efficace la terapia farmacologica, è necessario conoscerne i meccanismi che li regolano. Dobbiamo formare le nuove generazioni di nutrizionisti perché assumano questa nuova consapevolezza.”

 

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