Artrite Reumatoide: arriva tocilizumab, un’arma in più e più accessibile

Una malattia cronica, complicata, difficile da gestire. Chi convive con l’artrite reumatoide, patologia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni, che diventano dolenti, tumefatte e vanno deformandosi con il tempo, conosce le difficoltà legate alla terapia, che si avvale di farmaci non sempre facili da assumere per lungo tempo.

È una malattia autoimmune ed è scatenata da una reazione anomala del sistema immunitario che attacca le cellule sane scambiandole per nemiche. Le conseguenze di questo processo sono il danno alle articolazioni (ma non solo) e l’infiammazione che, se non vengono curati, peggiorano sempre di più, fino a compromettere gravemente la vita di chi ne soffre, non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista psicologico.

Non solo. L’artrite reumatoide secondo i dati di uno studio CEIS dell’Università di Roma Tor Vergata ha costi elevatissimi: oltre i  due miliardi di euro all’anno, dei quali 931 milioni in termini di costi diretti sanitari, 205 milioni a carico dei pazienti in termini di costi diretti e circa 900 milioni per i costi indiretti generati dalle prestazioni previdenziali o dalla perdita di produttività per giornate di lavoro perse.

I farmaci biologici per la cura della malattia sono sicuramente molto efficaci. Prima di ricorrere a queste terapie bisogna comunque utilizzare i farmaci di fondo tradizionali (DMARDs). Una significativa quota di pazienti risponde bene a queste terapie e non c’è quindi bisogno dei farmaci biologici. Il consiglio per i pazienti è di rivolgersi solo a centri reumatologici specializzati (si trovano sul sito di ANMAR – Associazione Italiana Malati Reumatici) e di non fare di testa propria con i farmaci, ma di parlarne con lo specialista, se qualcosa non convince. Saltare le dosi, oppure sospendere la cura perché ci si sente meglio o perchè si hanno effetti collaterali si rischia di aggravare la malattia.

Ma oggi  la  lotta all’artrite reumatoide dispone di un’arma in più e a costi più compatibili. E’ la molecola tocilizumab, il primo anticorpo monoclonale tra gli inibitori dell’interleuchina-6 che, essendo disponibile come biosimilare e quindi a costi notevolmente più contenuti, ha tutti i presupposti per essere utilizzato efficacemente anche in prima linea e perfino in monoterapia, quando cioè non fosse possibile la sua associazione con metotrexato nel caso di pazienti che non rispondono a questa molecola o sono ad essa intolleranti.

Il tema dell’importanza dell’ampliamento dell’armamentario terapeutico per il contrasto dell’artrite reumatoide basato sul contributo fondamentale dei farmaci biosimilari è stato al centro di un evento a Roma, presso la Fondazione Sturzo, dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB), che ha visto la partecipazione di farmacologi, clinici e pazienti.

“Tocilizumab è stato il primo farmaco che ha consentito di contrastare l’artrite reumatoide senza doverlo necessariamente associare al metotrexato – ha spiegato il Prof. Maurizio Rossini, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Verona e Direttore della UOC di Reumatologia della AOUI di Verona– e la sua disponibilità come biosimilare contribuisce alla sostenibilità della spesa farmaceutica, generando risparmi che ampliano le possibilità di accesso alle cure per un maggior numero di pazienti, consente inoltre di ovviare ai problemi di approvvigionamento verificatisi in passato, oltre a rappresentare un’opportunità terapeutica in più specie in quelle regioni che dispongono l’uso del biosimilare come farmaco di prima scelta”.

“Tocilizumab è un anticorpo monoclonale ricombinante umanizzato che si lega in modo selettivo ai recettori dell’interleuchina-6 (una citochina coinvolta nel processo infiammatorio) della quale inibisce l’attività infiammatoria causa del danno articolare – ha spiegato il Prof. Pierluigi Navarra, Ordinario di Farmacologia, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – l’ampia esperienza clinica su questo farmaco ne conferma l’efficacia e l’importante profilo di sicurezza a breve e a lungo termine, oltre a farne una valida opportunità di trattamento, con somministrazione sottocutanea a frequenza settimanale,  sia in monoterapia che in abbinamento con metotrexate. Un’opzione terapeutica caratterizzata da un positivo rapporto costo/efficacia in quanto ora disponibile come biosimilare”.

La possibilità di ampliare  il numero dei pazienti che possono avere accesso a terapie sempre più efficaci insieme alla necessità di assicurare la sostenibilità della spesa sanitaria ha progressivamente consentito di superare l’iniziale riluttanza delle associazioni dei pazienti rispetto all’uso dei farmaci biosimilari, anche se è necessario assicurare un’adeguata informazione ai destinatari delle cure oltre che di tutelare il principio della libera scelta per il medico circa la terapia da adottare.

“Nel paziente che viene sottoposto a cure con i biosimilari, sia esso naive o già in cura con altro farmaco biologico,  può a volte emergere il timore di essere trattato con un farmaco di serie B e quindi di essere sacrificato sull’altare di logiche di tipo economico – ha rilevato la Dott.ssa Teresa Petrangolini, Direttore Patient Advocacy Lab di ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – è quindi di estrema importanza che, quando questo si verifica, il medico informi e tranquillizzi il paziente su efficacia, affidabilità e sicurezza della cura adottata, proprio in considerazione degli elevati  standard qualitativi dei biosimilari che sono identici a quelli dei farmaci originali. ”.

“La possibilità di poter avere ora la disponibilità di Tocilizumab anche come biosimilare è un’opportunità terapeutica importante che consente di allargare  il numero di persone eleggibili al trattamento, garantendo così un miglioramento nell’accesso al farmaco – ha concluso Antonella Celano, Presidente APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – Grazie ai progressi compiuti negli ultimi venti anni dalla ricerca scientifica in reumatologia l’armamentario terapeutico a disposizione dei reumatologi si è progressivamente arricchito di farmaci sempre più innovativi per il trattamento delle artriti infiammatorie croniche. L’immissione in commercio dei farmaci biosimilari ha rappresentato una vera e propria rivoluzione in termini di risparmio di risorse sanitarie e di un maggiore accesso alle cure per le persone con patologie reumatologiche”.   

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