Covid-19: confermata l’efficacia e la sicurezza della terapia antivirale con molnupiravir

La malattia Covid-19 sta cambiando pelle. A detta degli esperti, Omicron BA5, la variante predominante, è sempre molto infettiva ma meno pericolosa dal punto di vista dell’evoluzione a malattia grave e questa nuova ondata fa meno paura delle precedenti. Tutto ciò grazie alla forte adesione alla campagna vaccinale e alla disponibilità di terapie efficaci, come gli antivirali orali. Tra gli antivirali orali disponibili in Italia, molnupiravir, sviluppato da MSD, da gennaio 2022 è stato utilizzato nel trattamento di oltre 46.000 persone. Gli ultimi studi real-world su molnupiravir – PANORAMIC e Clalit – hanno prodotto importanti risultati e confermato il valore dell’antivirale orale sviluppato da MSD in questa pandemia in continua evoluzione, dove i tassi di vaccinazione sono elevati e la variante Omicron sembra causare una malattia meno grave, nonché meno ospedalizzazioni e morti.

Su questo argomento epidemiologi e infettivologi hanno fatto il punto sulla diffusione del Covid-19, le prospettive future della pandemia e della convivenza con il virus e le nuove evidenze real-world sulla terapia antivirale con molnupiravir, in un Media Briefing Online organizzato da MSD.

Le evidenze dello studio PANORAMIC – “Le evidenze di PANORAMIC, studio inglese in real-world condotto su un grandissimo numero di soggetti, oltre 25.000 persone randomizzate a ricevere molnupiravir in aggiunta alle cure tradizionali rispetto alle cure tradizionali da sole, dicono che non ha ridotto l’ospedalizzazione e la morte, perché lo studio è stato realizzato su soggetti vaccinati e con un range di età molto ampio, mentre si è dimostrato un beneficio sulla rapidità di cura e della quantità della carica virale”, dichiara Matteo Bassetti, Professore ordinario di Malattie infettive, Università di Genova, Direttore Clinica di Malattie Infettive, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, “con un’efficacia consistente negli effetti sulla vita quotidiana del soggetto, che torna prima al lavoro e in comunità. Un problema dello studio PANORAMIC è che il range di popolazione trattata è veramente molto ampio e l’età media davvero bassa, 56 anni. Questo è stato il limite dello studio. È assai probabile che molnupiravir offra il maggior beneficio in fasce più avanzate d’età”.

Le evidenze dello studio real-world svolto in Israele (Clalit) – Confermano ciò che lo studio di Fase 3 MOVe-OUT su molnupiravir ha dimostrato, ovvero una riduzione di ospedalizzazioni e mortalità nella popolazione più anziana, ad alto rischio di progressione in malattia grave. “Clalit è uno studio real world molto rilevante, che ha dimostrato come su pazienti la cui età media era di circa 70 anni, vaccinati o che avevano contratto l’infezione, l’utilizzo di un antivirale come molnupiravir, somministrato nei primissimi giorni di malattia, ha ridotto in maniera significativa il rischio di ospedalizzazione, più che dimezzato, e il rischio di decesso, che si abbassa del 70%”, commenta Ivan Gentile, Professore ordinario di Malattie Infettive, Università di Napoli Federico II e Direttore Clinica di Malattie Infettive, AOU Federico II di Napoli. “Questi dati sono molto significativi, perché conoscevamo già l’efficacia di molnupiravir negli studi registrativi, che riduceva la progressione a malattia severa, ma i trial erano condotti su persone non vaccinate. Oggi abbiamo evidenze significative sull’uso di molnupiravir su pazienti over 65, fragili, vaccinati o che abbiano la malattia per i quali l’utilizzo precoce dell’antivirale riduce l’ospedalizzazione e la morte in maniera importante. Tutto questo ha un impatto sul singolo paziente ma ha anche ripercussioni sul sistema sanitario e sui costi”.

Dunque, nello studio indipendente di real-world PANORAMIC, la terapia antivirale orale con molnupiravir, sviluppata da MSD, conferma il valore nel migliorare il decorso della malattia e la quantità di carica virale del virus SARS-CoV-2 in una popolazione altamente vaccinata in un ampio range di età. Nello studio Clalit si conferma la riduzione di ospedalizzazioni e mortalità nella popolazione più anziana, ad alto rischio di progressione in malattia grave.

I numeri della malattia – Oltre 40.000 casi giornalieri, più di 70 decessi, indice di trasmissibilità in crescita nell’ultimo mese: a più di due anni e mezzo dall’individuazione del virus SARS-CoV-2 nel ‘paziente zero’ in Nord Italia, siamo ancora molto lontani dal vedere scomparire del tutto il SARS-COV-2 dal nostro Paese e dal resto del mondo. Anzi, questo è uno scenario che probabilmente, a detta degli esperti, non si verificherà mai: il SARS-CoV-2 resterà in circolazione, ma la popolazione sarà più protetta anche per le nuove varianti e potrà disporre, in caso di malattia, di valide terapie domiciliari.

La buona notizia è che la malattia Covid-19 sta cambiando i connotati, non solo per quanto riguarda la mutazione del virus e la diffusione delle diverse varianti – oggi la Omicron BA5 è quella prevalente nel nostro Paese – ma soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione a malattia grave. Grazie all’adesione alla campagna vaccinale, che in Italia è stata molto ampia, ma anche grazie ad armi terapeutiche come la terapia antivirale orale, che nelle ultime settimane ha ripreso ad essere utilizzata in modo massiccio, con un incremento delle prescrizioni superiore all’80%.

“Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a un aumento del numero dei casi di infezione che, a mio avviso, potrebbero essere sottostimati, per il semplice fatto che si ricorre alla diagnostica solo quando strettamente necessario. Il virus, sebbene la variante Omicron abbia una maggior infettività, presenta una sua minor gravità”, spiega Vincenzo Baldo, Professore ordinario di Igiene, Università di Padova e Direttore UOC Medicina Preventiva e valutazione del rischio, Azienda Ospedale Università di Padova. “L’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità indica un RT in aumento; si sta osservando anche un leggero incremento dell’occupazione dei posti letto dell’area medica e delle terapie intensive. Bisogna però capire se si tratta di accessi per Covid-19, ovvero che il soggetto è giunto all’osservazione dell’ospedale per una sintomatologia da Covid-19, oppure se si è recato in ospedale per altre ragioni e poi è stato in maniera casuale trovato positivo. Questo è da considerare un indicatore di una patologia che sembra essere sempre più lieve rispetto al passato”.

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