Dalla Società Italiana di Scienze Mediche nuove evidenze sugli anticoagulanti orali

In  Italia ogni anno ci sono oltre 200.000 casi di Ictus,  di cui oltre un terzo legati alla fibrillazione atriale, la più diffusa aritmia cardiaca, che aumenta di cinque volte il rischio di ictus. Un numero importante, che deve far riflettere. Infatti, il meccanismo alla base della fibrillazione vede un malfunzionamento dell’atrio (la cavità superiore del cuore), che pompa meno sangue del necessario nella cavità inferiore creando un ristagno. Questo ristagno può dare forma a un coagulo, che, se si frammenta e si stacca, può arrivare al cervello determinando una parziale o totale occlusione di un’arteria cerebrale, quello che si definisce ictus.

Ed è proprio con l’obiettivo di offrire un servizio atto a ridurre la mortalità e la morbilità di patologie ad elevato impatto sociale ed economico come la fibrillazione atriale che la SISMED (Società Italiana di Scienze Mediche) ha avviato una collaborazione con Farmindustria servizi per ampliare la diagnostica territoriale (anche nelle zone meno accessibili del territorio) sfruttando la capillarità delle farmacie italiane e nel contempo per favorire il controllo della corretta e prolungata assunzione dei farmaci (aderenza terapeutica).

 

Ma il lavoro della SISMED va ancor più avanti, tanto è vero che nel 2019 ha co-organizzato la seconda edizione del “Panadriatic Meeting on Medical Sciences” presso l’Università di Novi Sad, in Serbia, per un confronto sulle attualità terapeutiche ed i più moderni approcci interventistici (in collaborazione anche con l’equipe del Prof. Romeo dell’Università Tor Vergata di Roma) ha recentemente siglato un ulteriore accordo di collaborazione, formazione ed aggiornamento con l’Università Statale di Minsk e con ulteriori università europee ed asiatiche per  proseguire l’opera di formazione continua attraverso gli interscambi culturali

Nel corso del recente Congresso SISMED, sono stati affrontati vari argomenti, ma il focus è stato fatto sulle problematiche cardiovascolari del paziente diabetico e/o dismetabolico, sulla prevenzione della mortalità negli atleti, insieme ad altri argomenti estremamente attuali, quali il ruolo del microbioma intestinale nelle malattie metaboliche e cardiovascolari, oltre a quello che possiamo considerare un nuovo modo di gestire l’informazione scientifica, cioè il coinvolgimento e la partecipazione continua dell’uditorio nel talk-show/dibattito sui Nuovi Anticoagulanti Orali.

Quest’ultimo argomento ha visto impegnati alcuni tra i più importanti esperti nazionali sull’argomento, che (partiti dai dati ricavati da una survey, realizzata con il contributo non condizionante di Daiichi-Sankyo, a cui hanno aderito oltre 2.500 specialisti) hanno avuto il compito di affrontare e chiarire gli aspetti più controversi della gestione dei pazienti in terapia antitrombotica con queste nuove molecole, in particole in quei pazienti affetti da nefropatia, patologie tumorali e da pazienti anziani e/o fragili.

Nella lettura conclusiva il congresso ha affrontato anche un tema di scottante attualità , ossia quello dell’Intelligenza Artificiale (AI) in Medicina che per alcuni può superare gli esseri umani in certi compiti e settori, come ad esempio in quello sanitario. L’incedere delle nuove tecnologie può portare grandissimi vantaggi, ma il punto è che la questione trascende dal semplice aspetto tecnico rivestendo anche il piano etico, ed è prioritario che la classe medica sia preparata ad affrontare la tematica riguardante big data e reti neurali, intelligenza artificiale, sanità e lavoro.

Nel suo ruolo di profondo conoscitore degli aspetti tecnici della materia e di docente di Etica dell’Università Gregoriana, Padre Paolo Benanti ha illustrato i diversi (ed anche contraddittori) aspetti di questi sviluppi tecnologici, attraverso la lettura conclusiva del Congresso dal titolo Intelligenze Artificiali in Medicina: Nuovi Orizzonti e Sfide Etiche.

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