HIV: la profilassi pre Esposizione per prevenire nuove infezioni e ridurre i costi futuri

HIV: senza nuovi interventi, la spesa annuale potrebbe superare i 2 miliardi di euro entro il 2030. La Profilassi pre Esposizione (PrEP) per prevenire nuove infezioni, ridurre i costi futuri e alleggerire la pressione sul Servizio Sanitario Nazionale

 

HIV: cambiare prospettiva per prevenire nuove infezioni , alleggerire i costi e quindi incidere meno sul Servizio sanitario nazionale. Una necessità, perchè l’infezione da HIV non si ferma. E non va sottovalutata. Ancora oggi che, purtroppo, se ne parla poco. E a confermarlo sono i dati.  Il report Cambiare la traiettoria dell’HIV in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un SSN sostenibile – disponibile on line al link: www.medicineanddrugs.com/uploads/MeD_HIV_2026.pdf  fa un’analisi precisa dal punto di vista epidemiologico, clinico, economico e organizzativo del Paese. E la situazione deve far riflettere

  • Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV. Nel 40,3% dei casi, l’infezione è stata scoperta quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso. Un altro dato segnala il ritardo diagnostico. L’83,6% delle nuove diagnosi di AIDS ha riguardato persone che avevano scoperto la positività al virus nei sei mesi precedenti1.
  • Uno studio del 2021 sulla valutazione delle conseguenze epidemiologiche ed economiche generate dal ritardo di trattamento dei pazienti HIV-positivi causato dalla pandemia COVID-19, ha evidenziato come il ritardo di trattamento potrebbe generare un peggioramento della condizione clinica dei pazienti e un aumento della mortalità HIV-correlata, mentre una ripresa tempestiva del trattamento per i pazienti HIV+ potrebbe permettere di evitare fino a 687 decessi al decimo anno di analisi. Le simulazioni sono state condotte ipotizzando un trattamento continuativo per i pazienti già diagnosticati. Senza interruzioni terapeutiche, e un avvio immediato della terapia per i pazienti con nuova diagnosi nel corso del 2021.2
  • Le terapie hanno reso l’HIV una condizione cronica controllabile. In un recente studio condotto su persone con HIV in Italia, infatti, il 93% dei partecipanti risultava virologicamente soppresso. Mentre il 42% aveva riportato livelli di aderenza subottimali nei 12 mesi precedenti.4
  • Inoltre, oltre il 50% delle persone con HIV seguite ha più di 50 anni e circa il 60% presenta almeno una patologia concomitante non correlata all’HIV5,6. Il costo diretto medio di gestione è stimato in 9.762,92 euro l’anno per persona con HIV. Mentre il costo cumulativo nell’arco della vita, su un orizzonte di 39 anni, è pari a 222.674,77 euro per paziente7.

    In assenza di interventi aggiuntivi, già nell’executive summary il report evidenzia come la spesa annuale per la gestione dell’HIV potrebbe superare i € 2,03 miliardi entro il 2030, con un incremento annuo stimato del 3,6%. Una quota rilevante di questo burden, pari a circa € 1,4 miliardi, sarebbe associata alle nuove infezioni potenzialmente evitabili.

In questa prospettiva, la PrEP non deve essere letta soltanto come strumento preventivo, ma come leva di sostenibilità capace di ridurre nuove infezioni, costi futuri di trattamento e pressione sul sistema assistenziale.

Prevenzione e diagnosi tempestiva sono fondamentali

“Oggi disponiamo di terapie che consentono alle persone con HIV un’aspettativa e una qualità di vita paragonabili a quelle della popolazione generale – afferma Massimo Andreoni, Professore Emerito di Malattie Infettive dell’Università Tor Vergata di Roma e Membro del Consiglio Superiore di Sanità, autore della prefazione al Report- Ma questi risultati dipendono da una diagnosi tempestiva e da una presa in carico continuativa. A ciò si affiancano strategie preventive altamente efficaci, come la PrEP long-acting, in grado di ridurre drasticamente il rischio di infezione e la trasmissione del virus in un setting specifico di popolazione, che per definizione è altamente a rischio e non adotta strategie di prevenzione di nessuna natura.

Se pensiamo che mediamente una persona con HIV, durante gli anni di mancata diagnosi potrebbe potenzialmente trasmettere l’infezione almeno una volta, e più probabilmente più volte, possiamo considerare i dati dell’analisi presentata conservativi rispetto al reale risparmio ottenibile. Per questo sarebbe opportuno prendere in considerazione il rafforzamento di azioni preventive su tutto il territorio nazionale. Tutto questo potrebbe infatti determinare un impatto favorevole anche sulle finanze del sistema sanitario”.

Accesso uniforme alla prevenzione

Secondo il report l’accesso ai test, alla profilassi pre-esposizione (PrEP) e alla presa in carico resta segnato da forti differenze territoriali. Nel 2024 il 75,6% delle persone che utilizzavano la PrEP si concentrava in tre Regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.

“Gli strumenti per cambiare la traiettoria dell’HIV esistono già. Si tratta di terapie efficaci, strategie di prevenzione innovative, un quadro normativo consolidato ed esperienze regionali che dimostrano come sia possibile ottenere risultati concreti – sottolinea Stefano Vella, Professore aggregato di Salute Globale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Metodologia della Ricerca Clinica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, già Direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, autore della prefazione al Report-

Oggi la vera sfida è garantire che le soluzioni già disponibili siano accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Investire nella prevenzione, significa non solo ridurre il numero delle nuove infezioni. E migliorare la qualità di vita delle persone, ma anche contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Al risparmio si aggiunge un maggiore controllo delle infezioni sessualmente trasmissibili. Pensiamo al fatto che le nuove strategie long-acting, essendo somministrate periodicamente in strutture ospedaliere, consentono un monitoraggio aggiuntivo della popolazione anche a livello delle altre infezioni come clamidia, gonorrea e sifilide fino alle epatiti e papillomavirus.”

Percorsi integrati e coordinamento per ottimizzare le risorse

Per rendere le buone pratiche uno standard omogeneo e misurabile in tutte le Regioni, il report individua alcune priorità, tra cui rafforzare la governance nazionale, ampliare l’offerta di test rapidi e di prossimità, garantire un accesso uniforme alla PrEP e aggiornare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA).

E propone modelli integrati hub-and-spoke: reti che collegano centri di riferimento e servizi periferici, con il coinvolgimento dei servizi territoriali e delle comunità.

Spiega  Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia :“La lotta all’HIV richiede oggi un approccio sempre più integrato. Capace di combinare innovazione scientifica, prevenzione, dialogo istituzionale e attenzione ai bisogni delle persone. Il report nasce con l’obiettivo di contribuire a una riflessione basata su evidenze e dati concreti. Mettendo a disposizione analisi e proposte utili per supportare il processo decisionale e favorire la semplificazione dei percorsi per un accesso più equo, omogeneo e tempestivo. Il nostro impegno in quest’area è totale e si traduce non solo nello sviluppo di soluzioni innovative. Ma anche nel rafforzamento di partnership con tutti gli stakeholders di sistema per generare maggiore efficienza e ottimizzazione dei costi dell’HIV.”

Infine, sempre nell’executive summary il report afferma che la sfida principale non è quindi quella di introdurre nuovi strumenti. Ma trasformare le buone pratiche esistenti in standard organizzativi condivisi. Capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare l’efficacia complessiva della risposta all’HIV.

HIV e terapia: da regimi antiretrovirali orali alle opzioni Long-Acting

Negli ultimi trent’anni la terapia antiretrovirale di combinazione (AntiRetroviral therapy, ART) ha radicalmente cambiato le prospettive di vita delle persone con HIV. Bloccando la riproduzione del virus nelle cellule del sistema immunitario attraverso specifici meccanismi, ha sensibilmente ridotto la quantità di virus circolante nell’organismo. Impedendo la riduzione delle cellule del sistema immunitario stesso.

La terapia ART permette dunque di controllare in maniera efficace l’infezione. Consentendo alle persone con HIV un’aspettativa di vita analoga a quella delle persone senza infezione. Pur non portando a una eradicazione completa del virus (guarigione).

La svolta più significativa si è avuta nel 2022 con l’approvazione del primo regime antiretrovirale completo long acting iniettabile (LAI). Ovvero una combinazione di due farmaci iniettabili a lunga durata d’azione, nello specifico un INSTI di seconda generazione (cabotegravir) e un NNRTI (rilpivirina), somministrabili ogni due mesi.

Questo regime si caratterizza anche per l’intervento su stigma e auto-stigma della persona con HIV. Che hanno sempre pervaso questa patologia, contribuendo a limitare il ricordo di malattia e la ‘non dipendenza’ dall’assunzione quotidiana della terapia antiretrovirale.

HIV e prevenzione: la profilassi pre- esposizione (PrEP) orale

In termini di prevenzione, un cambio di paradigma epocale è rappresentato dalla profilassi pre- esposizione (PrEP) orale. Essa consiste nell’assunzione di una terapia antiretrovirale da parte di persone HIV-negative che hanno comportamenti a rischio di infezione da HIV.12 Risulta altamente efficace, se assunta correttamente, in maniera tale da garantire livelli adeguati di farmaco nel sangue

La PrEP orale consiste nell’associazione di due principi attivi tenofovir disoproxil-fumarato/emtricitabina (TDF/FTC) in formulazione di una unica compressa. Da assumersi una volta al giorno, con dunque l’intrinseco limite della possibile ridotta aderenza, e quindi minor efficacia.

La formulazione iniettabile long acting di Cabotegravir (CAB-LA) è la prima formulazione iniettabile a lunga durata d’azione per superare il limite della ridotta aderenza alla Profilassi pre-Espozione (PrEP) associata alle formulazioni orali.
Da una compressa giornaliera a sei iniezioni l’anno.14,15 Studi clinici hanno dimostrato che CAB-LA è più efficace della PrEP orale TDF/FTC, è ben tollerato e ha poche interazioni farmaco-farmaco clinicamente significative.

 

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