Dopo una frattura da fragilità il supporto al paziente è necessario. Un Programma di Supporto specifico offre formazione sull’autosomministrazione, informazioni e strumenti per mantenere il contatto con il medico lungo il percorso terapeutico
In Italia l’osteoporosi interessa circa cinque milioni di persone. È importante dunque seguire il trattamento prescritto dopo una frattura di femore o vertebrale.
Il treatment gap resta ampio: nel 2017 riceveva una terapia farmacologica il 27% delle donne eleggibili e il 52% degli uomini3. Un’analisi italiana su 3.475 persone ricoverate per una frattura vertebrale o del femore ha inoltre rilevato che il 41,5% non aveva ricevuto un trattamento specifico per prevenirne di nuove.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, prende il via il Programma di Supporto al Paziente (PSP). È una declinazione concreta del tema scelto quest’anno dall’International Osteoporosis Foundation, “Build, Protect, Strengthen Your Bones for Life” (“Costruisci, proteggi e rafforza le tue ossa per la vita”): proteggere le ossa lungo tutto l’arco della vita significa anche non interrompere il percorso di terapia dopo una frattura1.
Le fratture da fragilità possono incidere sulla salute e sull’autonomia delle persone
Per questo motivo la presa in carico resta importante anche dopo il primo evento. Eppure, una quota rilevante delle persone eleggibili a una terapia resta senza trattamento. In Italia, nel 2017, riceveva una terapia farmacologica il 27% delle donne e il 52% degli uomini, rispetto al 41% e al 70% nel 20103.
Un’analisi osservazionale condotta in Italia su 3.475 persone di almeno 50 anni, ricoverate per una frattura vertebrale o del femore, ha rilevato che il 41,5% non aveva ricevuto un trattamento specifico per prevenire nuove fratture. Lo studio ha inoltre osservato, tra i pazienti trattati, un’associazione tra aderenza alla terapia e minore rischio di una successiva frattura.
L’accesso al trattamento è solo una parte del problema
Una volta avviata la terapia, infatti, resta il tema dell’aderenza nel tempo. Secondo il Rapporto OsMed dell’AIFA relativo al 2024, tra i nuovi utilizzatori di farmaci per l’osteoporosi di età pari o superiore a 45 anni e con almeno due prescrizioni, l’aderenza al trattamento risulta elevata, raggiungendo il 68,8% nelle donne e il 67,4% negli uomini5. Il dato si riferisce a questa popolazione di utilizzatori, distinta dai pazienti con frattura esaminati nello studio citato.
Il Programma di Supporto al Paziente
È su questo secondo passaggio, dalla prescrizione alla continuità della terapia, che si inserisce il Programma di Supporto al Paziente.
Il servizio viene attivato dal medico curante o dallo specialista, che presenta l’iniziativa al paziente e ne attiva l’adesione. Per ricevere una formazione sull’autosomministrazione della terapia, il paziente può chiamare un numero verde dedicato e richiedere il supporto di un infermiere qualificato, a domicilio oppure a distanza tramite videochiamata.
Durante il trattamento è disponibile un servizio telefonico gestito da personale qualificato, che fornisce informazioni sulla patologia e sulla gestione della terapia e raccoglie eventuali segnalazioni di eventi avversi secondo le procedure previste. Sono inoltre previsti contatti programmati per accompagnare il paziente durante tutto il percorso.
Un portale digitale ad accesso personale e riservato facilita lo scambio di informazioni tra il paziente e il medico. Il professionista può consultare una panoramica dei propri pazienti aderenti al programma e interagire con loro attraverso la condivisione di materiali e informazioni dedicate. Il paziente può accedere a materiali educativi sull’osteoporosi e alla documentazione utile per il dialogo con il proprio medico curante. Le valutazioni e le decisioni cliniche restano in ogni caso di competenza del medico.
