Antimicrobico-resistenza: serve più prevenzione

L’antimicrobico-resistenza è una pandemia silenziosa. Per contrastarla occorre fare più prevenzione. L’allarme lanciato da Lino Rappuoli direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena

 

L’antimicrobico-resistenza è una pandemia silenziosa che avanza progressivamente e rischia di compromettere una delle più grandi conquiste della medicina moderna. Per molti anni abbiamo pensato agli antibiotici come a una risorsa sempre disponibile. Ma i batteri evolvono, sviluppano resistenze e rendono meno efficaci farmaci sui quali abbiamo costruito una parte fondamentale della medicina. Non possiamo aspettare che gli antibiotici smettano di funzionare per cercare nuove soluzioni, è indispensabile anticipare il problema”.

È un vero e proprio allarme quello lanciato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, intervenuto a Seul al 2nd Antimicrobial Resistance Symposium, alla Seoul National University. L’evento chiama a raccolta ricercatori da tutto il mondo ed è dedicato alle sfide e alle possibili soluzioni alla resistenza agli antibiotici. Rappuoli ha portato il contributo dell’esperienza italiana con una relazione dedicata a prevenzione, monitoraggio e contrasto dell’antimicrobico-resistenza.

Un appello alle istituzioni sanitarie per la prevenzione

Un allarme quello di Rappuoli ma anche un appello alle istituzioni sanitarie perché si investa ancora di più in un settore strategico come è quello della ricerca scientifica e della prevenzione. “L’Italia ha maturato esperienze e competenze che possono dare un contributo importante a questa sfida. Ma l’antimicrobico-resistenza ci obbliga soprattutto a cambiare prospettiva. Non possiamo pensare di affrontarla soltanto con la ricerca di un nuovo antibiotico ogni volta che emerge una resistenza. Abbiamo bisogno di nuovi farmaci, ma dobbiamo anche ridurre il numero delle infezioni, utilizzare in modo appropriato gli antibiotici disponibili e capire rapidamente dove e come si sviluppano le resistenze.

La prevenzione è parte decisiva della soluzione. Se evitiamo un’infezione, evitiamo anche l’uso dell’antibiotico necessario per curarla. È qui che anche i vaccini possono avere un ruolo molto importante. Anticorpi monoclonali, Vaccini, nuovi antibiotici, diagnosi rapide e sorveglianza non sono strade separate. Sono parti della stessa risposta”.

Il confronto scientifico di Seul riunisce ricercatori internazionali impegnati nello studio dei meccanismi della resistenza e nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche. “La ricerca oggi ci mette a disposizione strumenti che non avevamo in passato. Con la genomica possiamo seguire l’evoluzione dei microrganismi con una precisione sempre maggiore. L’intelligenza artificiale può accelerare l’analisi dei dati e aiutarci nella ricerca di nuovi farmaci e nuovi bersagli. Possiamo capire meglio come nasce una resistenza e possiamo cercare di anticiparla. Questo è il vero cambiamento che dobbiamo perseguire: passare da una risposta che arriva dopo il problema a una capacità di prevederlo e prevenirlo. I batteri continueranno a evolvere. La scienza deve riuscire a essere più veloce”.

Un problema che va risolto a livello mondiale

Per Rappuoli la dimensione internazionale della sfida rende decisiva la costruzione di reti scientifiche stabili e la condivisione delle conoscenze. “Un batterio resistente che emerge in una parte del mondo non è un problema locale. Le persone viaggiano, i microrganismi si spostano e le resistenze si diffondono. Per questo nessuna Nazione può pensare di proteggersi da sola. Servono ricerca internazionale, scambio di dati e capacità comuni di sorveglianza e risposta. Queste reti non si costruiscono quando la crisi è già arrivata.

L’esperienza ci ha insegnato che prepararsi costa molto meno, in termini umani ed economici, che rincorrere un’emergenza quando è già esplosa. Gli antibiotici hanno trasformato la storia della medicina. Prima della loro scoperta si poteva morire per infezioni che oggi consideriamo facilmente curabili. Hanno reso più sicuri la chirurgia, i trapianti e molti trattamenti oncologici. Dimenticare quanto fosse diversa la medicina prima degli antibiotici sarebbe un errore.

L’antimicrobico-resistenza ci ricorda che quelle conquiste non sono irreversibili. Abbiamo ancora il tempo e gli strumenti per difenderle, ma dobbiamo farlo adesso. La sfida non è aspettare il prossimo antibiotico ma costruire un sistema capace di prevenire le infezioni, riconoscere rapidamente le resistenze e utilizzare tutta la forza della ricerca per arrivare prima dei patogeni”.

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