Le terapie CAR-T stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici. Oltre che i per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci
Le cellule CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’immunoterapia, che oggi costituisce un nuovo pilastro terapeutico per diverse neoplasie, comprese quelle ematologiche. Attualmente esistono già numerosi prodotti CAR-T approvati per l’uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Se ne parlato nel corso dell’evento organizzato da AIL (Associazione Italiana per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma) dedicata alla Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.
“La grande sfida è riuscire a estendere questo approccio anche ad altre neoplasie. In particolare alle leucemie linfoblastiche acute a cellule T e alle leucemie mieloidi acute- spiega piega Franco Locatelli, Direttore Area Clinica di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù abbiamo sviluppato una strategia innovativa per le leucemie T nell’ambito di uno studio clinico che ha già arruolato 23 pazienti. Inoltre, utilizzando lo stesso costrutto CAR, abbiamo dimostrato l’efficacia anche in tre pazienti con leucemia mieloide acuta. Con risultati assai promettenti che abbiamo recentemente pubblicato.
In una fase iniziale, queste terapie sono state validate soprattutto in pazienti ricaduti o refrattari ai trattamenti convenzionali. Oggi, però, l’obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. “Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l’impiego delle CAR-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio. E potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali – aggiunge Locatelli – In questo contesto, la ricerca accademica svolge un ruolo fondamentale. Non solo nello sviluppo scientifico delle nuove piattaforme terapeutiche. Ma anche nella definizione dei percorsi clinici e regolatori necessari per rendere possibile questo cambiamento di paradigma.
Le CAR-T “universali” da donatore rappresentano una delle innovazioni più attese
Esistono diversi filoni di ricerca dedicati allo sviluppo di cellule CAR universali. “Parlo volutamente di “cellule CAR” perché una delle piattaforme più promettenti è quella basata sulle CAR-NK, cioè cellule Natural Killer ingegnerizzate- puntualizza Locatelli – In alternativa, si stanno studiando anche cellule T da un donatore, modificate con ulteriori processi di editing genetico necessari sia per evitare che esse attacchino i tessuti sani del ricevente, sia per impedirne il rigetto da parte del sistema immunitario del paziente.
Si tratta di un ambito di ricerca accademica estremamente interessante. Con una prospettiva molto ambiziosa. Rendere queste terapie immediatamente disponibili per tutti i pazienti che ne abbiano bisogno. Superando i tempi e le complessità della produzione personalizzata. Ma va sottolineato che siamo ancora lontani dal poter pensare a una disponibilità diffusa di queste soluzioni nel breve termine”.
