In caso di arresto cardiaco solo il 48% delle persone sarebbe disposto a intervenire. E tra queste, più della metà ritiene che avrebbe bisogno di supporto psicologico dopo il soccorso
Bologna, 17 giugno 2026 – L’impatto di un arresto cardiaco non riguarda solo chi ne è colpito: anche i soccorritori possono sperimentare un carico emotivo significativo. In Italia, solo il 48% della popolazione sarebbe disposto a intervenire e, tra queste persone, il 52% teme che, dopo il soccorso, potrebbe vivere un forte disagio psicologico e sentire il bisogno di confrontarsi con qualcuno per elaborare l’esperienza.
Lo rileva una ricerca commissionata da Italian Resuscitation Council – IRC, all’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e Università Cattolica
Di fronte a queste evidenze, Italian Resuscitation Council (IRC*) sottolinea la necessità di promuovere una più ampia cultura della rianimazione cardiopolmonare e di includere il supporto psicologico nelle politiche di formazione che riguardano l’arresto cardiaco.
Un fenomeno da affrontare e risolvere
Il fenomeno emerge con maggiore intensità in alcune fasce sociali più esposte alla possibilità di trovarsi in situazioni di cura o responsabilità. Come persone che hanno già assistito a un arresto cardiaco in famiglia (57%) o hanno avuto esperienza diretta di soccorso (57%). Anche molte donne (58%) e molti millennials (58%) indicano che avrebbero bisogno di parlare con qualcuno dopo aver prestato aiuto.
La stessa ricerca mostra un quadro critico anche sul fronte della preparazione tecnica. Solo il 13% degli italiani conosce bene le procedure di soccorso per l’arresto cardiaco, mentre il 41% le conosce solo “a grandi linee” e il 46% non le conosce affatto.
La preparazione “tecnica” per assistere chi è colpito da arresto cardiaco
Le difficoltà non riguardano solo cosa fare, ma anche le emozioni che possono frenare l’azione. La paura di peggiorare la situazione (56%), il timore di non essere all’altezza (42%), il panico (12%) e il timore di essere ritenuti responsabili in caso di esito negativo (15%).
Per Italian Resuscitation Council (IRC) questi dati suggeriscono la necessità di una formazione che non sia solo tecnica, ma che aiuti i cittadini a costruire sicurezza, consapevolezza e fiducia.
Katya Ranzato, presidente di Italian Resuscitation Council (IRC), osserva: “Questi dati confermano che l’insegnamento delle manovre salvavita è essenziale, ma non basta. Occorre promuovere una cultura che riconosca anche l’impatto emotivo dell’arresto cardiaco. La dimensione psicologica dei soccorritori e dei sopravvissuti e delle loro famiglie deve diventare parte della catena della sopravvivenza. Ogni cittadino può fare la differenza. Prepararlo, sostenerlo e metterlo in condizione di agire con fiducia è la strada per salvare molte più vite e per restituire a quelle stesse vite un’esistenza di qualità. Dove la popolazione è più preparatasul primo soccorso, le probabilità di sopravvivenza a un arresto cardiaco possono triplicare e si possono ridurre gli esiti invalidanti che ne possono derivare”.
La presenza dei defribillatori sul territorio
Accanto alla dimensione psicologica, la ricerca mette in evidenza anche un forte limite informativo sulla presenza dei defibrillatori automatici esterni (DAE) sul territorio. Solo il 37% della popolazione ritiene infatti che vicino alla propria abitazione (entro 500 metri) sia presente un DAE, mentre uno su cinque ammette di non averci mai fatto caso. Una consapevolezza che aumenta tra giovani, persone con maggiore istruzione e chi ha già ricevuto una formazione, a conferma del ruolo decisivo dell’informazione nel rendere i dispositivi più “visibili” e quindi più utilizzabili.
Sara Sampietro, coordinatrice Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e Università Cattolica, sottolinea: “L’Osservatorio Opinion Leader 4 Future ribadisce il proprio impegno nel promuovere un’idea di informazione come vero e proprio strumento di cittadinanza. In questa prospettiva, aumentare la diffusione di conoscenze sulle manovre e sui dispositivi di primo soccorso non è soltanto un obiettivo informativo e formativo, ma un passo essenziale per costruire una comunità più attiva, consapevole e contributiva. Una società che conosce le manovre di primo soccorso è una società più forte, più solidale e più capace di prendersi cura di sé stessa.”
Acquisire consapevolezza e fiducia per superare la paura
“I dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio confermano che in determinate situazioni, come dover soccorrere una persona in arresto cardiaco, oltre alla conoscenza della tecnica siano necessarie consapevolezza e fiducia per superare la barriera della paura e dell’impatto emotivo. Sapere infatti che oltre la metà degli italiani teme il contraccolpo psicologico post-soccorso ci spinge a riflettere su quanto sia fondamentale una cultura dell’emergenza che prenda in considerazione anche il supporto umano – dichiara Luigi Ianesi, responsabile relazioni esterne di Credem – in Credem crediamo che l’informazione e la formazione siano strumenti fondamentali per generare un impatto concreto nella società.
Per questo motivo, abbiamo scelto di riaffermare e rafforzare il nostro impegno pluriennale nella divulgazione delle manovre salvavita. I corsi volontari sulla Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) e uso del defibrillatore che offriamo a dipendenti e collaboratori continuano a essere i più richiesti in azienda e sono una testimonianza concreta di come la conoscenza possa trasformare il timore in consapevolezza e l’esitazione in un aiuto tempestivo e decisivo per la collettività.”
L’importanza della tempestività nell’assistenza
L’urgenza di rafforzare competenze e sicurezza emotiva dei cittadini è ancora più evidente se si considera che ogni anno in Europa si stimano circa 400.000 arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 50.000 in Italia, ma solo nel 58% dei casi chi assiste interviene e appena nel 28% utilizza un defibrillatore, con una sopravvivenza media dell’8%. Ogni minuto senza intervento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza, rendendo ancora più chiaro come formazione, sostegno psicologico e accesso ai DAE siano elementi inscindibili nella costruzione di una popolazione davvero pronta a intervenire.
* IRC è una società scientifica senza scopo di lucro iscritta nell’albo del Ministero della Salute che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare e che accoglie nel proprio Albo Istruttori associazioni grandi e piccole di operatori non sanitari impegnati nella diffusione delle manovre di primo soccorso (BLSD) alla cittadinanza.
