Cheratocono: salvare la vista senza trapianto si può

Evitare il trapianto di cornea, in molti casi di cheratocono, è possibile.

Le conferme arrivano dal 3rd World Keratoconus Congress (WKC) tenutosi nei giorni scorsi a Firenze. Congresso che ha riunito i massimi esperti mondiali della International Keratoconus Society (IKS).

Cosa dicono gli specialisti

Secondo gli esperti questa malattia degenerativa della cornea può essere affrontata con successo tramite tecniche di rimodellamento corneale all’avanguardia. Il problema è che pochi professionisti le propongono. E spesso i pazienti arrivano alla diagnosi troppo tardi.

“Il congresso di Firenze ha ribadito che il cheratocono non deve più essere una condanna al trapianto di cornea”, sottolinea il dottor Alberto Bellone, specialista in microchirurgia oculare. “Tuttavia, c’è ancora un gap tra ciò che la tecnologia permette di fare e ciò che viene offerto abitualmente. Puntiamo su interventi personalizzati, come l’impianto di anelli intrastromali ad alta precisione. Anelli che permettono di ridare forma e dignità visiva a cornee che un tempo avremmo considerato irrecuperabili”.

Cheratocono: che cos’è e l’importanza della diagnosi precoce

Malattia della cornea degenerativa e invalidante, il cheratocono colpisce 1 persona su 500. Nel 96% dei casi è bilaterale e si manifesta in giovane età. In genere fra i 20 e i 30 anni. Le cause sono ancora sconosciute. In alcuni casi c’è una componente ereditaria, mentre in persone predisposte si pensa che l’uso di lenti a contatto o lo sfregamento continuo degli occhi possano favorirne l’insorgenza.

Se il cheratocono non viene fermato con interventi di corneoplastica, nel 22% dei pazienti si arriva al trapianto di cornea nel giro di 7-8 anni dalla prima diagnosi.

Non essendovi a oggi terapie farmacologiche, diagnosi precoce e trattamenti altamente personalizzati sono le chiavi necessarie per un buon successo terapeutico e per mantenere la migliore qualità di vita.

L’approccio conservativo tramite chirurgia

Quando si parla di cheratocono l’approccio conservativo è, quindi, una reale alternativa. Anche se spesso questa opzione non viene proposta ai pazienti. Mancano professionisti e centri superspecialistici. Per questo motivo è urgente la creazione di reti di invio dedicate.

L’impianto di anelli intrastromali (Keraring/ICRS) ad alta complessità

L’impianto è indicato anche in casi di estrema difficoltà tecnica. Come ectasie avanzate o cornee molto irregolari. Il rimodellamento corneale tramite anelli viene poi associato al cross-linking (anche con iontoforesi). In questo modo stabilizzando la cornea e permettendo di recuperare visione.

Una posizione che lo specialista sostiene nel suo ebook Cheratocono? La soluzione esiste!, che fa luce sulle caratteristiche, sulle tecniche per una diagnosi precoce corretta e sulle nuove terapie disponibili in Italia.

Maggiori informazioni sul cheratocono si possono trovare su Keratoconuscenter.eu (dedicato a questa patologia).

 

Torna in alto