Ipoparatiroidismo cronico: il punto sulle cure

Gli esperti GIOSEG, Gruppo Italiano Osteoporosi e Malattie del Metabolismo Minerale e Scheletrico presentano un nuovo documento per migliorare la gestione dei pazienti che soffrono di ipoparatiroidismo cronico

 

Migliorare la qualità di vita dei pazienti con ipoparatiroidismo cronico e superare un modello terapeutico ormai inadeguato: è questo l’obiettivo del nuovo documento scientifico “Terapia dell’ipoparatiroidismo cronico”, pubblicato da GIOSEG, che fa il punto sulle più recenti evidenze cliniche e sulle nuove prospettive di trattamento di una patologia rara ma fortemente invalidante.

 

L’ipoparatiroidismo cronico

Questa malattia endocrina è caratterizzata da una carenza di ormone paratiroideo (PTH) e da alterazioni persistenti del metabolismo calcio-fosforo. In Italia si stima che ne siano affetti almeno 10–12 mila pazienti, nella maggior parte dei casi a seguito di interventi chirurgici alla tiroide.

Crampi, parestesie, disturbi cognitivi, complicanze renali e ossee sono solo alcune delle manifestazioni che possono compromettere in modo significativo la qualità di vita.

Il documento “Terapia dell’ipoparatiroidismo cronico” evidenzia come la terapia convenzionale basata su calcio e vitamina D, pur rappresentando ancora lo standard iniziale di trattamento, risulti spesso insufficiente: fino al 40% dei pazienti non raggiunge un adeguato controllo clinico e biochimico o sviluppa complicanze nel medio-lungo termine.

Per troppo tempo l’ipoparatiroidismo è rimasto l’unico vero deficit ormonale non trattato con una terapia sostitutiva fisiologica – spiega Andrea Giustina, Presidente GIOSEG, Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore dell’Unità Operiativa di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – Oggi invece disponiamo di evidenze scientifiche solide che dimostrano come sia possibile andare oltre una gestione puramente suppletiva. E puntare a una normalizzazione reale della vita dei pazienti.”

 

Le nuove terapie sostitutive del PTH

Il documento evidenzia come le nuove terapie sostitutive del PTH permettano un controllo più stabile dei livelli di calcemia, con una riduzione significativa delle oscillazioni biochimiche, riportate in letteratura fino al 30–40% rispetto alle terapie convenzionali. Questo approccio si associa a una minore incidenza di complicanze renali. E a un miglioramento misurabile della qualità di vita, riducendo il carico terapeutico legato alle somministrazioni multiple quotidiane.

Non si tratta solo di efficacia clinica, ma anche di una responsabilità etica – sottolinea Giustina – Continuare a considerare il costo immediato delle terapie senza valutare i costi clinici, sociali e umani di una malattia mal controllata è un approccio che oggi non è più sostenibile.”

Il documento si conclude con un decalogo operativo che individua tre priorità fondamentali per migliorare la gestione dell’ipoparatiroidismo cronico in Italia:

Diagnosi tempestiva e presa in carico continuativa dei pazienti, con il coinvolgimento strutturato dell’endocrinologo e di team multidisciplinari in grado di monitorare e prevenire le principali complicanze della malattia, in particolare quelle renali e ossee.

Superamento della terapia esclusivamente suppletiva nei pazienti non adeguatamente controllati, favorendo un accesso appropriato e tempestivo alle terapie sostitutive ormonali, sulla base delle evidenze scientifiche e del profilo clinico individuale.

Valutazione del valore complessivo delle terapie, promuovendo studi di disease management e analisi costo-efficacia che tengano conto non solo della spesa farmacologica, ma anche dei costi clinici, sociali e dell’impatto sulla qualità di vita legati a una malattia non adeguatamente controllata.

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