Ad Amsterdam, al Congresso della European Respiratory Society (ERS), presentati i risultati preliminari di “CHOROS ORION”, studio italiano di “real life” nella BPCO.
La BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) colpisce 391 milioni di persone nel mondo e circa 3,3 milioni in Italia. Si stima che circa il 50% dei pazienti con BPCO non riceva la diagnosi, pertanto non sa di essere malato. La patologia è caratterizzata da una limitazione del flusso aereo nei polmoni e da sintomi respiratori persistenti. Rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica. E in base alle stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la terza causa di morte al mondo.
Il principale fattore di rischio è il fumo di sigaretta. Spesso i tabagisti sviluppano una sorta di ‘assuefazione’ a sintomi come tosse con espettorato e fiato corto sotto sforzo. Che sono proprio i segnali che dovrebbero indurre a sospettare la diagnosi e una valutazione clinica tempestiva.
La ricerca clinica italiana nell’ambito della BPCO, è protagonista a livello internazionale. Uno studio condotto in Italia, “CHOROS ORION”, ha descritto l’efficacia della triplice terapia a combinazione fissa con budesonide/glicopirronio/
Lo studio, che ha coinvolto 250 pazienti da 23 centri del nostro Paese, è stato presentato al Congresso della European Respiratory Society (ERS), in corso ad Amsterdam. Dopo 3 mesi di trattamento, la triplice terapia ha evidenziato in un contesto di “real life”, da un lato, un miglioramento dei sintomi tipici della BPCO come tosse con espettorato. E dall’altro il miglioramento della qualità di vita con una riduzione sostanziale delle riacutizzazioni.
Per ottenere questi dati della “vita reale”, sono stati utilizzati i ePRO (Electronic Patient Reported Outcomes). Questionari che consentono di raccogliere direttamente la voce dei pazienti, permettendo di valutare i loro sintomi e la loro qualità di vita senza l’interpretazione degli operatori sanitari.
Un altro aspetto indagato è il tasso annualizzato delle riacutizzazioni, diminuito da 1,6 a 0,26. “Il dato si avvicina all’assenza di riacutizzazioni – continua Micaela Romagnoli -. Questo si traduce in un ottimo controllo della malattia. Le riacutizzazioni hanno come conseguenza l’ulteriore declino della funzione polmonare. Con un possibile incremento anche di eventi cardiovascolari, come aritmie e ischemie cardiache, che possono essere rilevati fino a un anno di distanza dalla riacutizzazione della malattia. La riduzione della frequenza di riacutizzazioni determina anche un calo dei ricoveri in ospedale e della mortalità. Da qui l’importanza di un trattamento adeguato e tempestivo. L’analisi a 52 settimane offrirà una fotografia più completa e dettagliata sull’andamento di questo dato”.
