Cosa significa prendersi realmente una pausa e quanto conta per il nostro benessere? Viviamo in modo troppo frenetico e ci dimentichiamo quanto sia importante “staccare” anche per poco tempo durante la giornata.
Lo confermano anche le neuroscienze: diversi studi di neuroimaging hanno identificato una rete di aree cerebrali, che prende il nome di Default Mode Network, che si attiva quando non siamo concentrati su compiti esterni specifici.
“Queste evidenze dimostrano che il cervello non si ‘ferma’ quando ci prendiamo una pausa, al contrario- spiega la psicologa psicoterapeuta Cinzia Schiappa – Quando siamo assorti nei nostri pensieri o lasciamo che la nostra mente vaghi liberamente specifiche aree del cervello si attivano, consentendoci altre funzioni fondamentali. Quali in particolare? L’introspezione, la rievocazione di ricordi personali, l’immaginazione di scenari futuri e la pianificazione, la capacità di pensare agli altri e comprendere gli altrui stati mentali, la creatività. Consentendo così connessioni spontanee tra idee. Questo spiega perché, paradossalmente, ci vengono buone idee sotto la doccia o mentre passeggiamo: non stiamo ‘pensando attivamente’, ma il nostro cervello lavora in modo associativo, spontaneo e creativo”.
Le pause contribuiscono al benessere dell’individuo, dunque, fungendo da incubatrici di creatività, supportando la regolazione affettiva, le funzioni del pensiero, lo scambio con gli altri.
Ma come ritagliarsi una “vera” pausa? Un tempo che non venga continuamente riempito da stimoli esterni ma necessario per la mente e per il benessere psico-fisico.
La dott.ssa Schiappa parte dal titolo della campagna promossa da Eraclea “Ti meriti un ginseng time” che pone al centro il ginseng come “ piccola coccola quotidiana. Un momento gratificante per “staccare” nel corso della giornata. È noto infatti che il ginseng aumenta la resistenza allo stress, sia fisico che mentale, l’energia. Viene anche utilizzato per migliorare la concentrazione, la memoria e la performance cognitiva.
“Se quel ginseng rappresenta metaforicamente una pausa, non fosse qualcosa che ci meritiamo, ma qualcosa di cui abbiamo davvero bisogno? Non un premio, ma un contributo essenziale al nostro equilibrio psicofisico. Non ci meritiamo una pausa, ne abbiamo fisiologicamente bisogno”, commenta l’esperta.
“Spesso pensiamo alla pausa come a un premio: meritiamo una pausa dopo aver lavorato tanto, dopo aver spuntato tutte le voci della nostra check list, dopo aver svolto un’attività cognitivamente molto impegnativa, ecc. Questa visione rischia di trasformare il riposo in un lusso, qualcosa che possiamo concederci solo a patto che vi siano certe condizioni. Solo se ce la meritiamo. In realtà, la pausa non è un premio, ma un bisogno dell’essere umano. Proprio come non possiamo decidere di non dormire per giorni, allo stesso modo non possiamo vivere bene — né essere davvero efficaci — senza fermarci.”
I ritmi frenetici in cui siamo immersi spesso ci inducono a non rallentare. “Viviamo in un’epoca dove la produttività è spesso vista come un valore assoluto e il rovescio della medaglia è che la celebre frase del film di Totò ‘chi si ferma è perduto’ diventi realtà – prosegue la dott.ssa Schiappa – Lavoro ogni giorno con le narrazioni delle persone, con il modo in cui le persone vivono e sentono il tempo, con lo scarto tra il tempo interno, della mente, e il tempo esterno, della realtà.
Da un lato c’è il tempo interno, soggettivamente scandito da silenzi, urgenze, attese, blocchi, accelerazioni, vuoti. Dall’altro c’è il tempo esterno, che sembra non accontentarsi più della semplice efficacia, bensì ricerca l’efficienza. In questo scarto tra il tempo psichico e quello esterno, la pausa acquista un valore specifico. Perché diventa uno spazio necessario per sostare, pensare, creare connessioni, ritrovare contatto con sé stessi”.
Spesso anche per questo può essere particolarmente difficile riservarsi del tempo personale. “Capita che la mancanza cronica di tempo non sia solo frutto di un’agenda piena, ma un modo spesso inconsapevole per evitare il confronto con sé stessi. Oggi l’iperattività è anche un vero e proprio sintomo sociale: riflette il modello culturale in cui viviamo, che esalta la produttività, la velocità, l’efficienza, la prestazione continua, rendendo sempre più difficile sostare, rallentare, ascoltarsi. Fermarsi sembra quasi un atto sovversivo, forse è per questo che abbiamo bisogno di dire che ce lo meritiamo. Così ci sembra di recuperare quel senso del giusto che il tempo esterno sembra averci sottratto in nome del risultato, perché il fine giustifica il mezzo – conclude la dottoressa.
6 TIPS UTILI PER UNA “VERA” PAUSA
Per poter realmente beneficiare di una pausa occorre che sia una “vera” pausa. Ecco, allora, sei consigli dell’esperta per provare a prendersi un reale momento per staccare.
- Fatela davvero: non è una pausa se si resta in modalità “reattiva”, ad esempio se si risponde alle mail o si scrolla il telefono. Una vera pausa richiede di sospendere stimoli e compiti, anche solo per pochi minuti.
- Non riempitela subito: tollerate il vuoto. Spesso riempiamo ogni spazio per non sentire il silenzio, ma è proprio lì che il pensiero può distendersi e riorganizzarsi. Allenarsi a “non fare” è un modo per fare spazio e prendersi cura di sé. La noia – se non subito scacciata – può diventare fertile.
- Muovetevi e cambiate prospettiva: anche il corpo partecipa alla pausa. È utile alzarsi, fare due passi, prendere aria: piccoli gesti che contribuiscono alla produzione di dopamina, utile per il cervello.
- Condividetela: una pausa con l’altro può alleggerire la mente e rafforzare i legami.
- Ritualizzatela: avere un piccolo rito – come gustare una bevanda preferita – può diventare un momento di presenza e connessione con sé stessi.
- Siate presenti: durante la pausa, è importante prestare attenzione ai propri sensi. Quindi al gusto della bevanda, all’odore, alla temperatura della tazza, ecc. Questi momenti di consapevolezza corporea aiutano a disinnescare il pilota automatico – che ci farebbe bere senza accorgercene – ed essere presenti al momento che si sta vivendo con la mente e con il corpo.
