La malattia di Crohn è una delle principali Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI); si stima colpisca in Italia circa 100.000 persone, con esordio soprattutto in età giovanile, tra i 15 e i 40 anni, sebbene possa manifestarsi a qualunque età. È associata a progressivo danno intestinale, disabilità e peggioramento della qualità di vita.
Per i pazienti che ne soffrono c’è un’importante novità. L’approvazione di mirikizumab per il trattamento della malattia di Crohn in fase attiva da moderata a grave nei pazienti adulti rappresenta per i pazienti un’opzione terapeutica in grado di fornire un controllo della malattia a lungo termine e offrire sollievo dai sintomi più impattanti, tra i quali l’urgenza intestinale.
Mirikizumab agisce nel ridurre l’infiammazione del tratto gastrointestinale prendendo di mira una proteina specifica, l’interleuchina-23p19, fattore chiave dell’infiammazione intestinale nella malattia di Crohn.
“Se non adeguatamente controllata, la malattia di Crohn – spiega Alessandro Armuzzi, Responsabile UO IBD, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano e Professore Ordinario di Gastroenterologia, Humanitas University – può portare a complicazioni che richiedono l’ospedalizzazione e l’intervento chirurgico. I pazienti, inoltre, spesso si rassegnano a una ridotta qualità della vita, con sintomi come diarrea cronica, dolore addominale e urgenza intestinale che hanno un forte impatto sul loro benessere. È necessario dunque agire con trattamenti che possano rappresentare una svolta nella gestione della malattia e della sintomatologia. Oggi, i pazienti hanno a disposizione un’ulteriore opzione terapeutica con un ottimo profilo di sicurezza ed efficacia per il trattamento della malattia e il controllo dei sintomi, per una migliore qualità di vita”.
Spiega Silvio Danese, Direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele: “abbiamo un ulteriore strumento per aiutare i nostri pazienti a controllare la malattia di Crohn, con buone possibilità di raggiungere la remissione a lungo termine, nonostante precedenti fallimenti terapeutici. Sono ancora in molti, infatti, a convivere con questa patologia senza riuscire a tenere sotto controllo i sintomi invalidanti che impattano su molti aspetti della vita sociale e professionale”.
Molti pazienti non raggiungono la remissione completa, nonostante i trattamenti, o non mantengono la malattia sotto controllo a lungo.
