Bianca Balti a Sanremo: “la mia presenza un inno al coraggio e alla vita”

Come già accaduto in passato, con la emozionante partecipazione del pianista Giovanni Allevi sul palco dell’Ariston, che prima di suonare il suo brano “Tomorrow”,  si è commosso raccontando il suo percorso di cure dopo che gli era stato diagnosticato il mieloma multiplo, un tumore raro che colpisce il midollo osseo, quest’anno a calcare la scena sarà la top model Bianca Balti,  che precisa: “Non vengo a fare la malata di cancro. Questa sera voglio essere una celebrazione alla vita”.  

Così Bianca Balti, che assieme a Nino Frassica e a Cristiano Malgioglio affiancherà Carlo Conti alla conduzione della seconda serata del Festival di Sanremo, ha dichiarato in conferenza stampa annunciando la sua presenza ala manifestazione. La top model, da quando lo scorso settembre le è stato diagnosticato un tumore alle ovaie al terzo stadio, ha sempre raccontato la sua convivenza con il cancro come un percorso fatto di dolore, ma anche di coraggio e di rinascita

Il tumore dell’ovaio colpisce ogni anno circa 5.400 donne nel nostro Paese, risultando il decimo tumore femminile più frequente. In generale il tumore dell’ovaio all’inizio non dà sintomi o ne dà di aspecifici, comuni ad altre malattie, come disturbi addominali e intestinali. A oggi non esistono test per la diagnosi precoce. Per questo nella maggior parte dei casi il tumore dell’ovaio è identificato quando è già in uno stadio avanzato. Questo in parte spiega perché la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attesta a circa il 43% dei casi, inferiore a quella di altri tumori che colpiscono le donne. Se il tumore è però scoperto allo stadio iniziale, quando è ancora confinato all’ovaio, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge il 70-90%. (Fonte: AIOM, I numeri del cancro in Italia 2024). 

La chirurgia è l’approccio più comune per rimuovere i tumori dell’ovaio e l’intervento può richiedere tecniche diverse a seconda dello stadio raggiunto dalla malattia. Il rischio che il cancro si ripresenti dopo l’operazione resta piuttosto alto (25-30%) e per questa ragione alla chirurgia seguono spesso trattamenti con chemioterapia adiuvante a base di carboplatino e paclitaxel. Lo stesso regime di combinazione può anche essere utilizzato come terapia neo-adiuvante, ossia prima della chirurgia, nei casi in cui la chirurgia radicale non sia praticabile. Tra i chemioterapici, la trabectedina è stata sviluppata da Maurizio D’Incalci e dal suo gruppo, oggi all’Istituto clinico Humanitas, grazie al sostegno continuativo di AIRC. Fino a una decina di anni fa la chemioterapia era l’unica opzione di trattamento farmacologico, ma oggi è affiancata anche da terapie a bersaglio molecolare, usate sia come prima linea di trattamento, sia in caso di recidiva.

 Fondazione AIRC solo nell’ultimo anno ha destinato quasi 4 milioni di euro per il sostegno di progetti di ricerca sul tumore dell’ovaio, arrivando a superare i 17.400.000 euro nell’ultimo quinquennio. Attualmente è allo studio un metodo per la diagnosi precoce, basato sull’analisi di specifici marcatori instabilità genomica che si possono trovare nei campioni raccolti per il pap-test. Inoltre si stanno valutando nuovi farmaci anche immunoterapici che possano agire in maniera mirata e in combinazione con terapie standard. Altre ricerche in corso riguardano lo sviluppo di terapie innovative che usano rispettivamente i linfociti T delle pazienti o le cellule Natural Killer di donatori sani (CAR–T e NK-CAR). Le cellule vengono raccolte, riprogrammate in laboratorio per potenziarne l’azione contro il cancro e poi reinfuse nelle pazienti. Parallelamente la ricerca di base lavora per individuare nuovi punti deboli del tumore su cui intervenire per bloccare la crescita e la diffusione metastatica.

Purtroppo nessun esame di screening è ancora in grado di identificare il tumore dell’ovaio in fase precoce. Così ben l’80% dei tumori ovarici viene diagnosticato quando la malattia è già progredita e le probabilità di guarigione si riducono – spiega la Professoressa Domenica Lorusso, Direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X -. La ricerca però sta facendo importanti progressi. Grazie a Fondazione AIRC stiamo portando avanti il nostro progetto focalizzato su due classi di farmaci, i Parp inibitori e l’immunoterapia. Vogliamo capire se la combinazione di queste due terapie funziona e se è più efficace della chemioterapia tradizionale contro il tumore ovarico resistente alla chemioterapia. Avremo anche la possibilità di fare una serie di analisi utili a identificare quali pazienti potrebbero beneficiare della combinazione di Parp inibitori e immunoterapia e quali sono i meccanismi di resistenza della recidiva”.

Torna in alto