Prevenzione delle tromboembolia dopo una frattura: quali farmaci?

Il TromboEmbolismo Venoso (VTE), rappresentato dalla Trombosi Venosa Profonda (DVT) e dalla TromboEmbolia Polmonare (TEP), è una seria complicazione che può insorgere durante e dopo il ricovero in ospedale, particolarmente in pazienti sottoposti ad interventi chirurgici in anestesia generale.

Si stima, infatti, che più del 50% dei pazienti ospedalizzati siano a rischio di Tromboembolismo Venoso (VTE) che risulta particolarmente elevato fino a 2 mesi dopo chirurgia generale eseguita per cause legate ai tumori.

La chirurgia ortopedica maggiore è a rischio particolarmente elevato, comprendendo le protesi di ginocchio o anca, la chirurgia per la riduzione in aperto delle fratture d’anca e la fissazione interna con un’incidenza di Trombosi Venosa Profonda (DVT) tra il 10 e 40% nei pazienti ospedalizzati e fino al 40-60% per i pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica maggiore.

Rimangono incertezze sull’impiego della terapia da adottare per prevenire la trombosi venosa profonda e la temibile embolia polmonare. In questi pazienti, “le attuali Linee Guida consigliano ma con un livello di evidenza basso o basso-moderato l’Acido AcetilSalicilico (ASA) come possibile alternativa alla terapia anticoagulante per la profilassi del tromboembolismo venoso di lungo termine dopo un periodo iniziale con farmaci anticoagulanti – spiega Francesco Prati, Presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto – I diversi studi non dimostrano differenze significative nel rischio di VTE quando si confronta l’acido acetilsalicilico con le terapie anticoagulanti.  A conferma dei dati finora raccolti sull’uso di aspirina in questo contesto clinico, nello studio randomizzato Prevention of Clot in Orthopaedic Trauma, l’aspirina (alla dose di 81 mg b.i.d.) ha dimostrato di non essere non-inferiore rispetto a enoxaparina in termini di mortalità e rischio di trombo embolia polmonare”.

 In conclusione,  non vi è una differenza significativa nel rischio di VTE clinicamente rilevante o fatale confrontando aspirina e terapie anticoagulanti dopo chirurgia ortopedica maggiore post-traumatica o elettiva, in particolare nei pazienti a basso rischio trombotico. Differenze significative a favore della terapia anticoagulante consistono unicamente nell’incidenza di trombosi venosa profonda. Alcune Linee Guida indicano l’impiego dell’aspirina come possibile alternativa alla terapia anticoagulante orale e alle eparine a basso peso molecolare considerate come farmaci di prima linea.

 

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