Approvato in Italia polatuzumab, nuova terapia per il linfoma diffuso a grandi cellule B

Ogni anno si contano oltre 500.000 nuove diagnosi a livello mondiale e circa 13.200 in Italia del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e le opzioni terapeutiche negli ultimi vent’anni hanno subito progressi limitati nell’ottimizzazione delle risposte per i pazienti.

Infatti, sebbene una percentuale considerevole di pazienti risponda positivamente al trattamento iniziale, quasi il 40% non ottiene risultati o sperimenta una ricaduta.

Il DLBCL rappresenta una forma aggressiva e complessa di malattia, costituendo la variante più diffusa di linfoma non Hodgkin in Italia (circa il 30% delle nuove diagnosi di linfoma non-Hodgkin) e colpisce prevalentemente intornò ai 60 anni di età . Queste neoplasie hanno origine dai linfociti (B e T), cellule del sistema immunitario presenti nel sangue, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e midollo osseo.

Dopo quasi vent’anni dall’introduzione di nuove opzioni  terapeutiche, l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco)  apre le porte a una nuova era di trattamento per i pazienti che hanno avuto una diagnosi recente, grazie all’approvazione anche in Italia di Polatuzumab, il primo anticorpo farmaco-coniugato in combinazione con il regime chemioterapico R-CHP per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B non pretrattato

 

 

 

Come spiega il Professor Maurizio Martelli, Professore Ordinario e Direttore UOC Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I/ Università “Sapienza” – Roma : “La combinazione di polatuzumab e R-CHP rappresenta una nuova risorsa rispetto all’attuale terapia standard (R-CHOP) che potrebbe significativamente migliorare gli esiti e portare benefici tangibili a coloro che affrontano questo tipo di linfoma aggressivo. Come comunità scientifica, riconosciamo l’importanza dell’innovazione terapeutica, offrendo così una nuova prospettiva e contribuendo a migliorare la cura e la qualità di vita di molti pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B”.

Lo studio POLARIX ha dimostrato che polatuzumab in combinazione con R-CHP riduce il rischio di progressione della malattia, ricaduta o morte del 27% rispetto allo standard di cura.  I pazienti trattati con polatuzumab in prima linea DLBCL, ad un follow up di 2 anni, ricevono molte meno terapie anti-linfoma successive (sistemiche, radioterapiche, autotrapianto e CAR-T) rispetto ai pazienti trattati con la terapia standard.

“Questa nuova terapia, arrivata dopo decenni di tentativi, aumenta le possibilità di guarigione dei pazienti con la prima linea di trattamento, riducendo quindi la necessità di dover ricorrere a terapie di seconda e di terza linea, spesso molto gravose e impegnative per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario”, ha dichiarato il Dottor Antonello Pinto, Direttore Medico dell’Istituto Nazionale Tumori, Fondazione ‘G. Pascale’, IRCCS di Napoli. “L’impatto di questa innovazione si estende dunque al benessere psicologico dei pazienti e dei loro cari. Questa modalità terapeutica non solo riduce il rischio di recidiva ma che contribuisce anche a preservare e migliorare la qualità della vita dei pazienti”.

Affrontare il percorso di diagnosi e trattamento del DLBCL (Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B) è un’esperienza emotiva che coinvolge una serie di alti e bassi. Fondamentale in questo contesto è la costruzione di una solida alleanza terapeutica con il proprio medico. Essere guidati e sostenuti lungo l’intero percorso è cruciale per i pazienti e le loro famiglie.

Inoltre, la formulazione di domande, la ricerca di informazioni corrette, la focalizzazione su problemi pratici e la gestione delle emozioni sono strumenti fondamentali per affrontare diagnosi e trattamento con il piede giusto.

“Dobbiamo e vogliamo essere un punto di riferimento sul territorio per tutte quelle persone che hanno appena ricevuto la notizia della diagnosi e hanno bisogno di supporto psicologico immediato. Il nostro impegno si concretizza nell’essere accanto e seguire il paziente e i suoi caregiver in questo percorso, fin dal primo momento, perché riteniamo che l’aspetto emotivo e psicologico giochi un ruolo fondamentale nella gestione di questa patologia. Il più importante strumento per affrontare il percorso di cure è sensibilizzare e promuovere una corretta informazione sulla patologia verso tutta la popolazione” conferma Rosalba Barbieri, Vice Presidente AIL Nazionale e Presidente AIL Novara VCO.

“I Linfomi non Hodgkin sono patologie complesse, che portano con sé un impatto significativo sui pazienti e sulle loro famiglie. La priorità del sistema di cura dovrebbe essere quella di garantire a ciascun individuo la possibilità di affrontare il percorso terapeutico con il massimo supporto clinico, ma anche emotivo, psicologico, nutrizionale e tutti gli interventi che possono preservare e migliorare la qualità complessiva della vita. Per raggiungere questi obiettivi, unitamente ai benefici apportati dall’innovazione terapeutica, è fondamentale poter contare su un’organizzazione sanitaria efficiente in collaborazione con le associazioni di pazienti e le istituzioni ” conclude Davide Petruzzelli, Presidente Lampada di Aladino ETS.

 

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