Polmoniti: quando gli antibiotici e i test per riconoscere i virus

Quando arriva l’influenza l’attenzione si sposta inevitabilmente anche sulle possibili infezioni respiratorie. Tra le più temute, le polmoniti e le loro complicanze. Malattie delle quali, spesso, non conosciamo neppure la giusta terapia. E allora ecco il ricorso a quello che molti considerano il farmaco tutto fare: l’antibiotico.
Cosa dice il 16° Congresso Nazionale della Società Italiana di Terapia Antinfettiva

La distinzione tra infezione virale e batterica è fondamentale, per evitare un uso inappropriato degli antibiotici. Non tutte, infatti, sono causate da batteri e, in determinate condizioni, non richiedono una terapia antibiotica. È questo uno dei temi al centro del 16° Congresso Nazionale della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, in programma il 5 e 6 novembre a Torino, sotto la presidenza del Prof. Matteo Bassetti e con l’organizzazione scientifica del Prof. Francesco Giuseppe De Rosa.

Polmoniti virali e batteriche: cosa cambia nelle terapie

L’esperienza della pandemia e il crescente utilizzo dei test molecolari hanno migliorato la capacità di individuare i virus responsabili delle infezioni respiratorie. La rilevanza di questi patogeni era già emersa in un’importante ricerca statunitense pubblicata sul New England Journal of Medicine. Condotta su adulti ricoverati per polmonite acquisita in comunità, ha identificato virus nel 27% dei pazienti e batteri nel 14%. Con possibili infezioni miste e una quota significativa di casi senza un agente identificato.

“Per molto tempo le polmoniti sono state associate soprattutto alle infezioni batteriche, ma anche i virus respiratori hanno un ruolo di grande rilievo”, sottolinea il Prof. Matteo Bassetti. “La diagnostica ci permette di riconoscere sempre meglio le cause delle infezioni e di orientare le terapie. Gli antibiotici non agiscono contro i virus: utilizzarli quando non servono espone il paziente a effetti indesiderati. E, cosa ancora più importante, contribuisce ad alimentare l’antibiotico-resistenza. Il trattamento di una polmonite va dunque valutato sulla base delle condizioni cliniche e delle evidenze disponibili”.

Non tutti i pazienti sono uguali

La presenza di un virus respiratorio, però, non esclude automaticamente una contemporanea infezione batterica. Negli anziani, nelle persone con patologie croniche, nei pazienti immunocompromessi e nei casi più gravi, la valutazione richiede particolare attenzione. Anche quando viene identificato un virus, infatti, può essere necessario somministrare antibiotici per trattare una possibile coinfezione batterica.

“Occorre distinguere tra le polmoniti che si sviluppano nella comunità e quelle acquisite in ospedale, dove i pazienti e i microrganismi coinvolti possono essere molto diversi”, spiega il Prof. Francesco Giuseppe De Rosa, Malattie Infettive, Città della Salute di Torino. “La diagnosi deve tenere conto della gravità del quadro, delle condizioni generali e del rischio di infezioni miste. Nei pazienti fragili una sovrainfezione può complicare significativamente il decorso clinico. Per questo sono fondamentali la tempestività degli accertamenti e una terapia personalizzata. Da rivalutare sulla base dell’evoluzione clinica e dei risultati microbiologici. Il fattore tempo è determinante. La collaborazione tra laboratorio di microbiologia e clinici permette di individuare più rapidamente le cause dell’infezione e orientare tempestivamente le scelte terapeutiche. Un lavoro di squadra è fondamentale per evitare trattamenti inappropriati e per non ritardare quelli necessari. Così come è fondamentale un controllo delle strategie adottate nel sistema sanitario”.

L’appello degli specialisti SITA alla vigilia della Settimana Mondiale Contro L’antimicrobico-resistenza

Questo tema assume particolare rilievo in vista della World AMR Awareness Week, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 18 al 24 novembre. Proprio per sensibilizzare cittadini e professionisti sull’uso appropriato dei farmaci antimicrobici. Secondo il Rapporto AIFA relativo al 2024, in Italia il consumo di antibiotici è diminuito del 3,3% rispetto all’anno precedente. Ma resta elevato il ricorso ai farmaci ad ampio spettro, che agiscono contro numerosi tipi di batteri. Il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto in Italia è pari a 12,3. Contro una media europea di 4,6. È evidente, dunque, la necessità di migliorare ulteriormente l’appropriatezza delle prescrizioni.

“Il messaggio ai cittadini è semplice. Non bisogna assumere antibiotici di propria iniziativa in presenza di febbre, tosse o sintomi influenzali”, conclude il Prof. Bassetti. “La prevenzione, a partire dalle vaccinazioni raccomandate, e una diagnosi corretta sono strumenti essenziali per proteggere la salute. In caso di sospetta polmonite serve una valutazione medica. Solo così possiamo distinguere i pazienti che hanno bisogno degli antibiotici da quelli per i quali questi farmaci non sono necessari. Usarli meglio oggi significa conservarne l’efficacia anche per il futuro”.

 

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