In Italia oltre 160mila bambini e 500mila adolescenti soffrono di emicrania. Secondo un focus dell’IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo, Trieste, la prevalenza è del 5% a 10 anni. Cioè uno su 20: almeno un alunno per ogni classe. Per loro, inoltre, il periodo più critico dell’anno sembra essere quello scolastico. Gli attacchi diventano spesso più frequenti rendendo difficile lo studio. Aumentano le assenze e peggiorano i voti.
Il rendimento può calare fino al 30%
L’emicrania influisce in molte maniere sul rendimento scolastico. Con una percentuale che, secondo studi americani, può arrivare al 30%. Lo stress (per esempio da ansia) favorisce l’attacco emicranico e il conseguente dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stress. Poi ci sono le assenze. Dai 4 ai 5 giorni l’anno. Il mal di testa più diffuso in età pediatrica è quello di tipo emicranico. Si manifesta verso i 7-8 anni, con aumento in età adolescenziale, cioè nella fascia tra i 13 e i 18 anni.
“Quasi tutti i bambini e gli adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive. Mentre peggiorano durante l’anno scolastico. I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale”, spiega il professor Massimiliano Valeriani, Direttore dell’unità di Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “La prevalenza dell’emicrania è simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni. Dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta sempre più, a scapito di queste ultime. Un problema è rappresentato anche dagli insegnanti, che interpretano il mal di testa come una scusa per evitare compiti, interrogazioni e verifiche. E questo genera frustrazione nei bambini che vedono aggiungere al danno, il mal di testa, la beffa di non essere compresi e creduti”.
Come capire il problema quando il bambino è piccolo?
“Non é difficile: il bambino anche di 4-7 anni lamenta chiaramente il mal di testa. Può trarre in inganno il fatto che in queste fasce d’età l’attacco emicranico può durare anche meno di 10 minuti”, spiega lo specialista. “E non dimentichiamo che l’emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa. Le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne. E ancora la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi. Inoltre non si può dire che l’utilizzo di pc e smartphone sia causa di attacchi di mal di testa. Anche se è chiaro che in un bambino emicranico l’uso esagerato degli schermi può influire negativamente sulla severità della malattia”.
Non esistono farmaci specifici per bambini e adolescenti
I farmaci ci sono ma sono solo quelli per gli adulti. Farmaci non ancora sperimentati per l’età pediatrica.
“È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli. I gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente. Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche. E quindi le direttive chiare su dosi e uso”, dice la professoressa Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’università di Bari, Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC).
Le conseguenze? Terapie sottoutilizzate con conseguenti scarsi rendimenti negli studi, assenze da scuola (anche più volte al mese) e soprattutto inutili sofferenze. La situazione diventa evidente alla ripresa dell’attività scolastica, momento di ansia e cambiamento dei ritmi quotidiani che può favorire gli attacchi negli alunni già predisposti all’emicrania.
Le red flags
È importante che i genitori capiscano in tempo in quali casi bisogna rivolgersi al medico. “Per il bambino sono valide le raccomandazioni sulle cosiddette “red flags”. Bandierine rosse per evidenziare i sintomi e i segni critici di allarme su patologie neurologiche e sistemiche che richiedono tempestivi approcci specialistici”, dice la professoressa De Tommaso. “Esordio improvviso e violento cioè mal di testa che raggiunge la massima intensità in pochi minuti. Cefalea notturna o al risveglio. Peggioramento progressivo, per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi. Dolore che compare o peggiora nettamente con la tosse, gli starnuti, la defecazione o lo sforzo fisico. Età molto precoce, cioè sotto i tre anni. Il primo medico da sentire è il pediatra, che abbia competenza in tema di diagnosi delle cefalee più rappresentate nell’età pediatrica. Emicrania e cefalea tensiva”.
I consigli della SISC
Per i genitori: non sottovalutare il mal di testa. Rivolgersi in prima battuta al pediatra, prima di sottoporre il bambino ad accertamenti spesso inutili, quali visita oculistica o elettroencefalogramma. Valutare se non ci sia un disagio psicologico del figlio nell’ambito scolastico o della famiglia stessa e riferirlo al medico.
Per gli insegnanti: osservare la frequenza e potenziale gravità della cefalea nel bambino e aiutarlo nel percorso scolastico quando questa gli crea delle difficoltà. Inoltre cercare di capire se ci sono fattori scatenanti nel contesto scolastico.
