Salute migliore per i “dormiglioni”. Il sonno diminuisce il rischio di malattie

Dormire bene aiuta la salute. Ogni incremento di 48 minuti di sonno REM, diminuisce il rischio di scompenso cardiaco, demenza e di morbo di Parkinson

 

Il sonno f bene alla salute. Lo suggerisce un ampio studio internazionale che ha esaminato il legame tra le abitudini notturne e il rischio di sviluppare malattie. Le persone che trascorrevano più tempo in fase REM, quella dei sogni, mostravano un rischio inferiore per 83 patologie, tra cui demenza, scompenso cardiaco e Parkinson.

Mentre una maggiore quantità di sonno profondo si associava a un rischio più basso di condizioni come il diabete di tipo 2 e la depressione maggiore. La ricerca, condotta da studiosi della Peking University e della Capital Medical University di Pechino, è stata pubblicata il 17 settembre sulla rivista open access PLOS Medicine da Shengzhi Sun e colleghi.

Le ricerche precedenti che avevano collegato il sonno breve a malattie e mortalità si basavano spesso su quanto dichiarato dai partecipanti. Un dato poco affidabile, perché si tende a ricordare male e non ci si accorge con precisione di quando ci si addormenta o ci si sveglia. Inoltre, le autodichiarazioni non dicono nulla sulle diverse fasi del sonno.

“Il dato più sorprendente riguarda la fase REM” sottolinea il Professor Andrea Romigi, Prof. Andrea Romigi, Direttore del Centro di Medicina del Sonno IRCCS Neuromed, Docente presso Unicamillus Roma  e Membro del Board Scientifico del MOHRE “Per ogni incremento di circa 48 minuti di sonno REM, il rischio di scompenso cardiaco risultava inferiore (hazard ratio 0,74), così come quello di demenza (0,54) e di morbo di Parkinson (0,20).Il sonno profondo, invece, si associava a un minor rischio di diabete di tipo 2, disturbo depressivo maggiore, apnee notturne e Parkinson”.

La “finestra d’oro”: tra 6 e 8 ore

Anche la durata complessiva conta. 69 patologie vedono diminuire il rischio in chi dorme tra 6 e 8 ore per notte. Chi dorme meno di cinque ore, presenta invece un rischio più elevato per 37 malattie.

I risultati rafforzano l’idea che dormire tra le 6 e le 8 ore rappresenti una forma di tutela della salute per gli adulti di mezza età e gli anziani, e una strategia di prevenzione.

Sonno più irregolare e risvegli prolungati erano legati a un rischio maggiore di diverse condizioni. Tra cui ansia e disturbi da uso di sostanze.

Il sonno leggero invece ha mostrato un quadro più sfumato. Associato a un rischio più alto per alcune patologie, come la depressione maggiore, ma più basso per altre, come lo scompenso cardiaco.

«Questo studio ci ricorda che la salute si costruisce giorno dopo giorno, anche di notte», commenta Johann Rossi Mason, Direttrice dell’Osservatorio MOHRE. «Dormire bene, muoversi con regolarità e curare l’alimentazione sono scelte quotidiane che, sommate nel tempo, formano un vero e proprio tesoretto di salute da cui attingere negli anni. Il sonno deve essere considerato un pilastro della salute e un fattore di prevenzione a lungo termine. Eppure al momento, l’insonnia cronica non è attualmente riconosciuta come patologia autonoma nei LEA. In Italia solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e il 21% viene trattato. Mentre 4-5 milioni di persone in Italia non hanno ricevuto un trattamento adeguato. Per un costo stimato di circa 14 miliardi di euro annui”.

Il punto sulla ricerca

I ricercatori hanno analizzato i dati di 95.559 partecipanti della UK Biobank che hanno indossato un accelerometro da polso per sette giorni e sette notti consecutivi, un dispositivo (actigrafo) che registra i movimenti del corpo. I partecipanti sono stati seguiti per una mediana di 8,9 anni, e le cartelle cliniche hanno consentito di verificare le associazioni con oltre mille esiti di malattia. Complessivamente, l’analisi ha individuato 156 associazioni significative tra modelli di sonno e nuove diagnosi.

Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile dimostrare che la carenza o il disturbo del sonno causi le malattie, ma solo che i due fenomeni sono collegati. Serviranno ulteriori ricerche per capire il perché.

 

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