Salute cardiometabolica, l’Europa deve trasformare l’innovazione in accesso

Con “State of Health – The Milan Dialogue”, Lilly ha riunito diversi Paesi europei all’Annual Meeting 2026 dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD) per individuare priorità su prevenzione, diagnosi precoce, continuità delle cure e accesso, rafforzando il legame tra salute e competitività

 

L’Europa dispone oggi di conoscenze scientifiche capaci di cambiare la traiettoria delle patologie cardiometaboliche. La sfida è fare in modo che questo progresso si traduca rapidamente e in modo più omogeneo in prevenzione, diagnosi precoce, continuità delle cure e accesso.

È da qui che nasce “State of Health – The Milan Dialogue”, l’evento promosso da Lilly a Milano in occasione dell’Annual Meeting 2026 dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), che ha riunito prospettive provenienti da diversi Paesi europei con un obiettivo comune. Comprendere dove emergano barriere comuni e quali condizioni possano aiutare l’Europa a tradurre più efficacemente il progresso scientifico in migliori risultati di salute.

Punto di partenza: i sistemi sanitari nazionali sono diversi, ma alcune sfide sono condivise. Anche nei Paesi più avanzati, la capacità di identificare precocemente il rischio, garantire una presa in carico continuativa, misurare gli outcome. E assicurare un accesso tempestivo all’innovazione resta disomogenea.

Salute e competitività: una sfida comune per l’Europa

La salute cardiometabolica assume oggi una rilevanza che va ben oltre il perimetro sanitario. Le sole malattie cardiovascolari costano all’Unione europea oltre 282 miliardi di euro ogni anno, di cui circa 47 miliardi riconducibili alla perdita di produttività.

Nel 2021, malattia e disabilità hanno comportato la perdita di 256 milioni di giornate lavorative. Mentre le morti premature sono state associate a 1,3 milioni di anni di lavoro persi.

Una dimensione ormai entrata anche nell’agenda europea. Il Piano europeo per la salute cardiovascolare colloca, infatti, le malattie cardiovascolari, diabete e obesità all’interno della più ampia riflessione sulla resilienza e sulla competitività dell’Unione. La prospettiva si sposta così dalla salute intesa esclusivamente come voce di spesa alla salute come investimento nelle persone, nella partecipazione economica e nella crescita di lungo periodo.

Quanto costa intervenire prima, e quanto costa agire tardi e in modo frammentato?

Durante The Milan Dialogue è emerso come una parte rilevante del peso economico delle patologie cardiometaboliche sia legata alle complicanze e come una quota importante dei costi ricada al di fuori dei bilanci sanitari, sulle persone, sulle famiglie, sul mercato del lavoro e sui sistemi di protezione sociale.

Prevenzione, diagnosi precoce e accesso: tre gap, una sola traiettoria

Tre aree sono particolarmente rilevanti. La prima riguarda la diagnosi precoce. Nella Regione europea dell’International Diabetes Federation, nel 2024 circa 65,6 milioni di adulti vivevano con il diabete e il 33,6% – circa 22 milioni di persone – non ne era consapevole. Individuare prima il rischio, tuttavia, produce valore solo se alla diagnosi segue un percorso di presa in carico chiaro e continuativo.

La seconda riguarda la continuità delle cure e la capacità di misurare gli outcome. In Europa i percorsi rimangono spesso frammentati e mancano ancora standard comuni: soltanto sei Stati membri monitorano sistematicamente gli outcome cardiovascolari attraverso le cartelle cliniche elettroniche e la maggior parte non dispone di registri nazionali completi per le malattie cardiovascolari e il diabete.

La terza è l’accesso tempestivo ed equo. Per i medicinali autorizzati centralmente nell’Unione europea tra il 2021 e il 2024, il tempo mediano dall’autorizzazione alla disponibilità per i pazienti è stato pari a 532 giorni, con una forbice compresa tra 56 e 1.201 giorni nei diversi mercati. Ma disponibilità formale e accesso reale non coincidono: diagnosi tardiva, frammentazione dei percorsi e difficoltà nel follow-up possono impedire che una terapia raggiunga effettivamente i pazienti.

Dalle differenze nazionali a un terreno comune europeo

Le differenze tra Paesi non implicano la necessità di armonizzare le competenze nazionali. Ma un dialogo europeo può contribuire a costruire standard condivisi, protocolli comuni, requisiti di evidenza più allineati e sistemi più solidi di misurazione degli outcome.

L’Europa ha già iniziato questo percorso sul fronte della valutazione clinica attraverso il Regolamento europeo sull’Health Technology Assessment. Rimane aperta la questione di come misurare in maniera più sistematica il valore dell’intervento precoce e il costo del ritardo, considerando non soltanto la spesa immediata, ma anche gli effetti nel tempo sui percorsi di cura, sulle complicanze e sulla società.

Così, State of Health – The Milan Dialogue ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, economisti sanitari e media provenienti da diversi Paesi europei. All’incontro sono intervenuti Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Paolo Gentiloni, già Presidente del Consiglio e già Commissario europeo per l’Economia.

Tra i principali rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni europee presenti, la Prof.ssa Chantal Mathieu, Chair dell’European Diabetes Forum (EUDF); il Prof. Francesco Giorgino, Presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD) e Professore di Endocrinologia presso l’Università di Bari; e Tadej Battelino, Regional Chair di IDF Europe. L’evento ha ricevuto il patrocinio di IDF Europe, a riconoscimento dell’importanza di promuovere politiche per la prevenzione del diabete e il miglioramento della salute cardiometabolica in Europa.

Un messaggio comune

L’Europa conosce la portata della sfida, ma deve ancora dotarsi di strumenti condivisi di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite per trasformare le evidenze in azione.

Sul fronte della prevenzione, i partecipanti hanno sottolineato la necessità di una governance più solida, fondata su responsabilità ben definite, risorse dedicate e benchmark europei comparabili. In questo quadro, all’Europa spetterebbe soprattutto il compito di promuovere standard comuni. Lasciando ai singoli sistemi nazionali la responsabilità della loro attuazione.

Per quanto riguarda la diagnosi precoce, è emerso un orientamento condiviso: intercettare prima le persone a rischio genera valore solo se alla diagnosi segue un percorso di presa in carico adeguatamente finanziato. E in grado di garantire continuità nel follow-up. Sul fronte dell’accesso tempestivo ed equo, pur con valutazioni diverse rispetto al momento in cui si concentrano le principali barriere – prima o dopo il rimborso – i partecipanti hanno concordato sulla necessità di misurare l’accesso attraverso outcome comparabili. Valorizzando anche i costi evitati e adottando una prospettiva più ampia, che tenga conto dell’impatto sulla società. È inoltre emersa un’apertura, seppur condizionata, verso la definizione di un metodo europeo condiviso per misurare il costo del ritardo nell’accesso.

In sintesi, prevenzione, diagnosi precoce e accesso poggiano sulle stesse fondamenta. Capacità di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite.

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