Steatosi epatica: in Italia colpita il 25% della popolazione

La steatosi epatica è una delle malattie croniche del fegato più diffuse. Colpisce il 25% degli italiani. E’ quanto emerge da uno studio condotto nel nostro Paese tra 112 persone

 

Il fegato grasso legato ai disturbi metabolici è oggi una delle malattie croniche epatiche più diffuse – sottolinea la prof.ssa Pisciotta – (Ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e Direttrice della Scuola di Specializzazione) in collaborazione con la Clinica Gastroenterologica dell’Università di Genova diretta dal prof. Edoardo Giannini (DiMI, IRCCS-AOM Policlinico San Martino) -. Colpisce il 25% della popolazione italiana e rappresenta ormai un importante problema di salute pubblica e interessa sempre più persone. Ciò è dovuto soprattutto alla costante crescita tra la popolazione del grave eccesso di peso, della sindrome metabolica e dell’iperglicemia.

A rischio i soggetti obesi o diabetici

La prevalenza della steatosi epatica sale fino al 70-80% tra i pazienti obesi o fra quelli colpiti da diabete mellito di tipo 2. Continua la professoressa Pisciotta: “Oggi sappiamo che non riguarda solo il fegato ma si tratta di una manifestazione di un’alterazione metabolica che coinvolge tutto l’organismo, oggi definita MASLD (malattia epatica steatosi associata a disfunzione metabolica).

Insulino-resistenza, sovrappeso e accumulo di grasso favoriscono il deposito di lipidi anche a livello epatico. La modifica dello stile di vita resta il cardine terapeutico; tuttavia, l’aderenza a lungo termine è spesso difficile. Esiste un bisogno medico in larga parte insoddisfatto e intervenire solo su alimentazione o sedentarietà può non bastare.

Troppi pazienti non raggiungono o non mantengono un calo di peso clinicamente significativo per impattare positivamente sulla patologia epatica. 

La steatosi epatica non alcolica

“La steatosi epatica non alcolica è una condizione clinica che può diventare molto pericolosa – conclude la prof.ssa Pisciotta -. È asintomatica nelle fasi iniziali e quasi sempre viene diagnosticata per caso o quando è troppo tardi. Inoltre, è una delle principali cause nei Paesi Occidentali di tumore del fegato.

Il trattamento di prima linea resta la dieta ipocalorica, come quella mediterranea, associata ad una costante attività fisica. Un calo ponderale del 5% circa si associa già a una riduzione del grasso epatico, mentre una diminuzione del 7-10% o superiore può portare benefici metabolici e istologici più ampi. Nutraceutici, come Gdue, presentano grandi potenzialità e sono un valido strumento di supporto nel contrasto alla malattia epatica.

I risultati del trial clinico con Gdue, presentati al meeting di Bologna sono assai incoraggianti. Ora sono necessari ulteriori studi, su popolazioni più ampie e con un follow-up più lungo, per confermare questi benefici e meglio definirne il ruolo nella pratica clinica”.

La nutraceutica e una dieta mediterranea ipocalorica per contrastare la steatosi epatica

“Di recente sono stati approvati farmaci che agiscono riducendo la steatosi, spegnendo l’infiammazione e migliorando il danno epatico. Sono però indicati solo per quei pazienti con forme più avanzate della malattia, come la fibrosi epatica da moderata a severa. Quindi può essere molto utile, per le forme meno gravi di fegato grasso, ricorrere ad un trattamento efficace e ben tollerato come Gdue” puntualizza la professoressa Pisciotta che ha condotto uno studio su questo nuovo integratore.

L’integratore a base di alghe brune Gdue, consente infatti di ottenere in soli due mesi una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento del colesterolo “buono” HDL e, soprattutto, una diminuzione dei livelli di grasso nel fegato.

E’ quanto emerso da uno studio italiano presentato, nelle scorse settimane, durante il congresso nazionale di Bologna della SINut (Società Italiana di Nutraceutica). Il trial clinico randomizzato, in doppio cieco, è stato condotto su 112 persone trattate con dieta ipocalorica, supplementazione con Gdue, o placebo.

Dopo 24 settimane, un paziente su due non presentava più una steatosi di grado moderato-severo, un risultato significativamente migliore rispetto al gruppo di controllo che ha assunto il placebo, che ha confermato dati già osservati in studi su animali. Il nutraceutico è stato ben tollerato, senza particolari problemi di sicurezza emersi durante l’intera ricerca.

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