Assegnato premio L’Oréal UNESCO “For Women in Science”

L’Oréal Italia e UNESCO dal 2002 ad oggi hanno supportato 130 giovani scienziate per promuovere concretamente il progresso scientifico

L’Oréal Italia ha annunciato le sei vincitrici della XXIV edizione italiana del Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” Young Talents Italia.

In Italia, dal 2002 al 2023, il programma “L’Oréal Italia per le Donne e la Scienza” ha assegnato ogni anno 6 borse di studio del valore di 20.000 euro per un totale di 112 borse. A partire dalla XXII edizione italiana, le borse di studio sono diventate dei veri e propri Premi con l’obiettivo di coinvolgere un numero più ampio di ricercatrici e avere una maggiore compatibilità con altre Borse di studio che le candidate potrebbero ottenere.

La storia del Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” 

Il programma L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” è partito a livello internazionale nel 1998 e da allora si impegna per permettere a un numero sempre maggiore di scienziate di superare le barriere all’avanzamento di carriera e contribuire a risolvere le grandi sfide dei nostri tempi.

In 28 anni il programma ha sostenuto più di 4.900 ricercatrici di oltre 140 paesi, premiando l’eccellenza scientifica e ispirando le generazioni di giovani donne a perseguire la loro carriera. Sette di queste scienziate, infatti, dopo aver vinto il premio L’Oréal-UNESCO, sono state insignite del premio Nobel: tra loro Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, vincitrici del Nobel per la Chimica nel 2020 e Anne L’Huiller e Katalin Karikò vincitrici del Nobel per la Fisica e la Medicina nel 2023.

Dunque, un supporto concreto per giovani ricercatrici che potranno, grazie al Premio, portare avanti la propria attività di ricerca e il proprio progetto di studio in Italia. Il bando di questa edizione ha raccolto oltre quattrocento candidature. I progetti spaziano dalla medicina molecolare all’applicazione dell’intelligenza Artificiale.

Le ricercatrici premiate e loro progetti di ricerca

La giuria, composta da un panel di professori universitari ed esperti scientifici italiani e presieduta dalla Professoressa Lucia Votano, Dirigente di Ricerca affiliata presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha selezionato le sei ricercatrici più meritevoli per i loro progetti.

Maria Cristina Baglio Astrofisica specializzata nello studio di sistemi binari contenenti buchi neri e stelle di neutroni. La sua ricerca si concentra su come questi oggetti estremi catturano ed espellono materia. Con l’obiettivo di costruire un quadro unificato che possa estendersi fino ai buchi neri supermassicci al centro delle galassie.
Progetto – The Fast and the Furious – Verso un quadro unificato dei processi di accrescimento ed espulsione di materia nei sistemi binari X . Istituto Ospitante – INAF- Osservatorio Astronomico di Brera – Merate

Martina Fiumara Ricercatrice con un dottorato in medicina molecolare, specializzata in terapia genica e cellulare. La sua ricerca integra lo studio della biologia delle cellule staminali del sangue e l’ingegneria genetica con un obiettivo ambizioso. Curare le malattie genetiche correggendo il DNA delle cellule malate.
Progetto – Ingegneria genetica delle cellule staminali del sangue per il trattamento della sindrome VEXAS. Istituto Ospitante – Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica; Università Vita-Salute San Raffaele

 Taira Giordani Fisica specializzata nello sviluppo di piattaforme per le tecnologie quantistiche fotoniche. La sua ricerca si concentra  su dispositivi che utilizzano singole particelle di luce all’interno di circuiti ottici miniaturizzati per elaborare l’informazione ed  eseguire algoritmi quantistici. Il suo progetto mira a validare queste architetture per realizzare veri e propri processori quantistici  programmabili in grado di risolvere problemi ad alta complessità.
 Progetto – 3D-QORE: Circuiti Ottici Integrati 3D Riconfigurabili per il Calcolo Quantistico Fotonico.  Istituto Ospitante – Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Fisica, Quantum Lab.

 Lucrezia Laccetti Botanica specializzata nello studio dell’adattamento delle piante agli ambienti estremi. La sua ricerca si concentra  sui meccanismi ecologici e genetici che regolano l’interazione tra piante e insetti. Con l’obiettivo di comprendere la resilienza delle  specie vegetali di fronte ai cambiamenti climatici.
 Progetto – Come le piante rispondono a rapidi cambiamenti nelle comunità di insetti con cui interagiscono. Istituto Ospitante – Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Biologia

Elena Monti Fisiologa e biologa specializzata nello studio dell’invecchiamento neuromuscolare. Sta sviluppando una mappa  molecolare ad alta risoluzione del muscolo umano per comprendere come combattere la perdita di massa e forza muscolare legata all’avanzamento dell’età.
 Progetto – Generazione di una mappa trascrittomica e proteomica dell’invecchiamento umano per scoprire e validare nuove   strategie terapeutiche che migliorino la forza muscolare in persone anziane. Istituto Ospitante – Università di Padova, Dipartimento di Scienze Biomediche (DSB)

 Selene Tomassini Ingegnere biomedico e ricercatrice nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina. I suoi studi si   concentrano sullo sviluppo di sistemi di supporto alle decisioni cliniche nella diagnostica per immagini.
 Progetto – mAInds: modality-aware AI for neuro-oncological decision support.  Istituto Ospitante – Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, Università di Trento

Lo scenario e le diseguaglianze di genere

Le disuguaglianze di genere prendono forma molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. Radicandosi già nelle aspettative e nelle aspirazioni delle nuove generazioni. I percorsi immaginati divergono in modo significativo già in età precoce, come conferma anche l’edizione 2026 della ricerca “Sognando il futuro e il lavoro” di Valore D.

Le professioni tecnico-scientifiche, infatti, attraggono il 31% dei ragazzi ma solo l’11% delle ragazze. E oltre la metà delle giovani non ha figure a cui ispirarsi al di fuori dalla cerchia quotidiana. Per incidere realmente sul gender gap nelle STEM occorre agire in anticipo. Ampliando fin da subito l’orizzonte delle possibilità e rendendo visibili percorsi professionali alternativi e inclusivi.

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