Il programma internazionale D4H – Digital for Health ha l’obiettivo di connettere dati, cure e cittadini. Al centro: terapie digitali, intelligenza artificiale, competenze e accesso equo all’innovazione
Costruire le “autostrade digitali della salute” per rendere il Servizio Sanitario Nazionale più connesso, accessibile, efficiente e vicino ai cittadini. È questo l’obiettivo del programma internazionale D4H – Digital for Health, presentato al Senato dalla rivista Italian Health Policy Brief (IHPB).
Un confronto istituzionale e scientifico sulle grandi trasformazioni della sanità: digital health, terapie digitali, intelligenza artificiale, telemedicina, formazione e inclusione tecnologica, nell’intento di costruire una piattaforma di governance di taglio europeo e non solo nazionale.
“È dovere della politica stimolare una presa di coscienza della collettività rispetto ai processi evolutivi in corso – ha dichiarato il Sen. Guido Quintino Liris, membro della 5ª Commissione Bilancio del Senato –. E mi riferisco a quei fenomeni generatori di trasformazioni epocali che, nei nostri tempi, sono indotti dall’accelerazione delle conoscenze scientifiche. La sanità digitale, le terapie digitali e l’intelligenza artificiale stanno per dar vita ad una rivoluzione destinata a cambiare radicalmente il modo di concepire la sanità nei prossimi decenni. Tutto questo ci pone davanti a sfide molteplici che dobbiamo saper affrontare”.
L’obiettivo è contribuire alla definizione di strategie integrate di sanità digitale capaci di migliorare gli esiti di salute, rafforzare l’efficienza del sistema sanitario e ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.
D4H – Digital for Health come “autostrada digitale” della salute
D4H – Digital for Health, dunque, vuole essere una vera e propria “autostrada digitale” della salute. Un ponte capace di connettere istituzioni, pazienti, politica, università, industria e associazioni per accompagnare il Paese nella trasformazione digitale del Servizio Sanitario Nazionale.
Il tutto ruoterà sattorno a quattro pilastri strategici:
Governance dei dati e intelligenza artificiale
Terapie digitali
Competenze digitali
Digital inclusion
Le “autostrade digitali della salute”, infatti, secondo i promotori, rappresentano l’infrastruttura sulla quale costruire una sanità interoperabile e centrata sul paziente. Capace di integrare dati, tecnologie, competenze e nuovi modelli organizzativi.
“D4H vuole contribuire a creare i presupposti per gestire con successo la trasformazione digitale in corso guardando non solo all’innovazione tecnologica, ma anche alla sostenibilità del sistema e alla centralità del cittadino-paziente – ha sottolineato Stefano Del Missier, direttore di Italian Health Policy Brief -. Nella consapevolezza che, quando il processo evolutivo si sarà consolidato, guarderemo alla sanità di oggi come ad un periodo vagamente archeologico”.
I temi centrali
Tra le varie tematiche affrontate, è emersa la necessità di superare un modello sanitario esclusivamente reattivo. “La vera sfida non è la tecnologia in sé – ha sottolineato Alfredo Cesario, Amministratore Delegato di Gemelli Digital Medicine & Health e Digital Health Manager del Policlinico Gemelli-. Ma utilizzare queste innovazioni per accompagnare la persona lungo tutta la sua traiettoria di salute”.
Dalle piattaforme intelligenti agli algoritmi predittivi, fino alle terapie digitali, la tecnologia entra sempre più direttamente nel percorso clinico. “Le terapie digitali rappresentano uno dei segnali più concreti del cambiamento in corso: la tecnologia sta diventando una componente attiva di cura – ha aggiunto Cesario. Evidenziando anche la necessità di garantire equità di accesso nei territori più fragili e meno connessi.
Attenzione anche al tema della formazione e delle competenze digitali
“La trasformazione tecnologica della sanità non è stata accompagnata ovunque da un adeguato sviluppo formativo – ha osservato Marcello Maggiolini, Professore e Presidente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia TD dell’Università della Calabria. È necessario integrare la formazione clinica con competenze avanzate in ambito tecnologico, in quello della gestione dei dati, nella cybersecurity. E infine nell’ utilizzo consapevole delle innovazioni digitali. La sanità digitale dunque non è più una prospettiva futura, ma una realtà concreta che richiede competenze nuove e aggiornamento continuo”.
Al centro del dibattito anche il rischio che l’innovazione possa ampliare le disuguaglianze esistenti. “La rivoluzione digitale apre opportunità straordinarie, ma porta con sé anche nuovi rischi – ha dichiarato Paola Minghetti, Ordinario di Tecnologia e Legislazione dei medicinali e dei prodotti per la salute dell’Università di Milano e Direttore del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche -. La mancanza di infrastrutture adeguate, il divario nelle competenze digitali e modelli organizzativi ancora incompleti possono lasciare indietro intere fasce di popolazione. La vera sfida dunque è costruire un ecosistema inclusivo che renda la sanità digitale accessibile a tutti”.
La mobilitazione delle istituzioni
Per superare le criticità legate alla mancanza di modelli organizzativi adeguati, a un quadro normativo ancora in evoluzione e a un livello disomogeneo di competenze digitali, D4H e Italian Health Policy Brief stimoleranno l’assunzione di un impegno comune e la mobilitazione di istituzioni, professionisti sanitari, comunità scientifica, imprese e società civile. Con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso fondato su collaborazione, responsabilità e innovazione. Per costruire una sanità digitale che non lasci indietro nessuno.
“In questa logica un particolare significato assumerà l’impegno collettivo e trasversale che sarà assunto con la firma il prossimo 11 settembre della “Carta di Milano” a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano – ha dichiarato Federico Serra, capo della segreteria tecnica dell’Intergruppo Parlamentare Sanità Digitale e Terapie Digitali –. Una chiamata alla mobilitazione di importanti segmenti della nostra collettività che hanno il dovere di far convergere il proprio impegno per vincere una sfida che il progresso scientifico rende ineludibile”.
