Per prevenire il melanoma non basta proteggersi dai raggi solari. Più di 2.600 casi l’anno in Italia possono essere, infatti, eredo-familiari. Legati, perciò, a varianti patogenetiche germinali (“mutazioni”), trasmesse dai genitori ai figli. Mutazioni che incrementano il rischio oncologico.
L’importanza della prevenzione primaria
Un paziente su dieci ha un familiare con lo stesso tumore della pelle. Tutte queste persone devono sottoporsi a controlli regolari e per loro sono ancora più valide le regole della prevenzione primaria. Come prestare molta attenzione all’esposizione del sole primaverile che può essere molto pericoloso e non va sottovalutato.
L’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI)
Per favorire in Italia la ricerca, la formazione degli specialisti e la consapevolezza tra i cittadini sul melanoma è attivo fin dal 1998 l’IMI. “Il nostro Intergruppo riunisce oncologi, anatomo-patologi e dermatologi e altri professionisti sanitari. Siamo impegnati soprattutto nella promozione di studi multicentrici e multidisciplinari”, sottolinea la professoressa Daniela Massi, Presidente di IMI. “Al momento coordiniamo diversi progetti di ricerca clinica sia sul melanoma che sugli altri tumori della pelle. In particolare, stiamo lavorando a nuove sperimentazioni sui farmaci immunoterapici. Una ricerca indipendente riguarda l’impatto della terapia adiuvante sulla fertilità delle giovani donne colpite da tumore con alto rischio di recidiva. Nonché l’effetto cronico delle terapie nei giovani adulti. L’Italia è all’avanguardia nel mondo per quel che riguarda la ricerca clinica su uno dei principali tumori che insorge in giovane età. Anche nella gestione di questa neoplasia sta avanzando l’oncologia di precisione e la personalizzazione delle terapie e della prevenzione”.
Le raccomandazioni degli specialisti
“L’insorgenza della neoplasia può essere condizionata da singoli geni come il CDKN2A, CDK4, BAP1, POT1 o MITF che sono a loro volta responsabili di altri tumori. Tra cui quelli del pancreas, dei reni o il mesotelioma. In caso sospetto di sindrome ereditaria o pazienti affetti da melanoma multiplo di cui uno insorto in giovane età, si consiglia una consulenza genetica. E l’esecuzione di alcuni test specifici che possono confermare l’ereditarietà in una percentuale che può raggiungere il 30% (circa 700 casi)”.
“IMI promuove un servizio di teleconsulenza genetica sull’intero territorio nazionale per favorire l’accesso appropriato alla consulenza e al test genetico. Anche a pazienti che non hanno accesso a tale servizio vicino a casa”, continua Massi. “Raccomandiamo poi una costante sorveglianza cutanea attraverso visite dermatologiche o esami come la dermatoscopia. Durante tutto l’anno, vanno sempre seguite le buone norme per l’esposizione al sole. A partire dall’utilizzo di creme con filtro solare e altri mezzi di foto-protezione. Sconsigliamo invece il ricorso a dispositivi di abbronzatura artificiale”.
Sorveglianza sì, ma non solo alla pelle
“Per alcuni melanomi eredo-familiari la sorveglianza va estesa anche ad altri organi. Quali i carcinomi del pancreas, le neoplasie renali od oculari oppure i tumori alla pleura. Questi percorsi di cura e prevenzione devono seguire dei protocolli certificati. E vanno sempre prescritti dall’intero team multidisciplinare che assiste il paziente. La sorveglianza eredo-familiare si basa sempre più su dei piani di monitoraggio personalizzati”.
Incremento delle possibilità di cura
Sono circa 221mila le persone che, nel nostro Paese, vivono con una diagnosi pregressa di melanoma. Uno dei tumori della pelle più aggressivi. Da anni si registra un aumento costante del numero di casi ma la mortalità è rimasta sostanzialmente stabile.
“Questo è dovuto all’incremento delle possibilità di cura e di guarigione che riusciamo a garantire”, prosegue la Presidente IMI. “Infatti, i tassi di sopravvivenza a cinque anni si attestano all’88% per gli uomini e al 91% per le donne”.
Le più recenti innovazioni terapeutiche
“Riguardano nuove strategie di immunoterapia. E approcci combinati per superare la resistenza ai trattamenti. E’ allo studio il ricorso a nuove molecole immunomodulanti, inclusi anticorpi bispecifici. Capaci di potenziare la risposta delle cellule ai farmaci anti-tumorali. Anche i vaccini stanno diventando una realtà da utilizzare in combinazione con l’immunoterapia, in protocolli di ricerca”.
Un’area di grande interesse
“È quella che riguarda nuove molecole mirate e lo sviluppo di ulteriori combinazioni. Esistono poi gli approcci multimodali che uniscono chirurgia, radioterapia e terapie sistemiche”, conclude Massi. “In parallelo i ricercatori stanno sviluppando nuovi biomarcatori predittivi e anche la biopsia liquida che sta assumendo un ruolo crescente per il monitoraggio precoce delle recidive di tumore. Può anche essere utilizzata per monitorare e valutare la risposta della neoplasia ai trattamenti somministrati”.
