Perimenopausa e slow aging

La perimenopausa è  uno dei momenti più strategici su cui intervenire per supportare i processi legati all’invecchiamento femminile.

 

È proprio durante la perimenopausa, infatti, che il progressivo calo di estrogeni e progesterone inizia a influenzare diversi meccanismi biologici. Dalla qualità della pelle alla produzione di collagene, dal metabolismo fino ai processi infiammatori sistemici.

La perimenopausa, infatti, è la fase di transizione naturale che precede la menopausa, caratterizzata da fluttuazioni ormonali (estrogeni e progesterone) e cicli mestruali irregolari. Inizia solitamente tra i 40 e i 50 anni, durando da 2 a 5 anni, con sintomi quali vampate, insonnia, secchezza vaginale e sbalzi d’umore.

Come affrontarlo?

La perimenopausa rappresenta una vera finestra di opportunità”, spiega il Dott. Michele Bonaccorso, esperto di medicina rigenerativa e funzionale. “È il momento in cui possiamo intervenire in modo mirato su alcuni equilibri biologici, con l’obiettivo di mantenere più a lungo benessere, energia e qualità dei tessuti”.

La perimenopausa non è solo una fase di sintomi, è il momento in cui l’invecchiamento biologico femminile diventa biologicamente misurabile. È qui che biomarcatori endocrini, infiammatori, metabolici e tissutali iniziano a cambiare prima che il declino diventi clinicamente evidente. Per questo, nelle pazienti idonee, intervenire prima e in modo personalizzato significa preservare più a lungo funzione, resilienza e qualità dei tessuti lungo la traiettoria dell’invecchiamento”, afferma il Dott. Nicola Marino, ricercatore e Direttore della AEON Foundation, che collabora con il Dott. Bonaccorso su progetti legati alla medicina della longevità e alla prevenzione dell’invecchiamento biologico.

Il ruolo della terapia ormonale sostitutiva

Se in passato la terapia ormonale sostitutiva era associata principalmente alla gestione dei sintomi, oggi il suo ruolo viene riletto anche in un’ottica preventiva e di qualità della vita.

“In alcuni casi selezionati, la terapia ormonale sostitutiva, quando personalizzata sul profilo della paziente e sotto controllo medico, può contribuire a modulare alcuni processi associati all’invecchiamento”, continua Bonaccorso. “Non si tratta di fermare il tempo, ma di accompagnare l’organismo in questa transizione in modo più equilibrato”.

Anche la letteratura scientifica internazionale ha iniziato a esplorare questo approccio. Uno studio pubblicato sulla rivista Aging and Disease (2025) suggerisce come l’introduzione precoce e personalizzata della terapia ormonale in perimenopausa possa avere un potenziale ruolo nel modulare alcuni meccanismi biologici legati all’invecchiamento, pur richiedendo ulteriori conferme.

Il cambiamento ormonale a livello cutaneo

Il cambiamento ormonale, infatti, non ha solo effetti interni, ma si riflette anche a livello cutaneo: perdita di tono e luminosità, riduzione del collagene e maggiore fragilità dei tessuti.

“Per questo oggi si parla sempre più di approccio integrato”, aggiunge Bonaccorso. “Da un lato il supporto ormonale, dall’altro trattamenti di medicina estetica rigenerativa che agiscono su struttura e qualità della pelle. È l’integrazione tra questi elementi a fare la differenza”.

Cambia così anche la prospettiva per le pazienti: non più interventi isolati, ma percorsi personalizzati. Non più sola correzione dei segni, ma attenzione alla prevenzione e al mantenimento nel tempo.

“Lo slow aging non significa sembrare più giovani a tutti i costi”, conclude Bonaccorso. “Significa invecchiare meglio, preservando equilibrio, funzionalità e qualità della pelle lungo tutto il percorso della vita”.

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