Da non confondere con l’infarto miocardico, la morte cardiaca improvvisa è una condizione in cui il cuore cessa improvvisamente di pompare sangue. Provoca perdita di coscienza e, in assenza di intervento, il decesso entro 5-10 minuti.
La causa più frequente sono le aritmie ventricolari rapide. Come tachicardia ventricolare (VT) o fibrillazione ventricolare (VF).
Rappresenta circa il 50% dei decessi per malattie cardiovascolari. Una delle principali cause di morte al di sotto dei 60 anni. In Europa si stimano circa 400.000 arresti cardiaci ogni anno. In Italia circa 60.000. In assenza di defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza è inferiore al 10%.
L’importanza del defibrillatore
I defibrillatori impiantabili hanno il compito di riconoscere e interrompere le aritmie ventricolari mediante l’erogazione di uno shock elettrico. E qui entra in gioco un dispositivo di ultima generazione utilizzato proprio nella gestione delle aritmie potenzialmente mortali. Si tratta dell’elettrocatetere transvenoso da defibrillazione più piccolo al mondo. I primi due interventi con questo dispositivo sono stati eseguiti con successo il 30 marzo scorso all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dall’équipe dell’Elettrofisiologia, Unità diretta da Paolo De Filippo e afferente al Dipartimento Cardiovascolare.
Il più piccolo elettrocatetere da defibrillazione disponibile
È senza alcun dubbio un significativo avanzamento nella gestione delle aritmie potenzialmente letali. Ha un diametro di soli 1,5 millimetri, e una struttura priva di spazi vuoti interni. Inoltre svolge una funzione cruciale: monitora in modo continuo ogni battito cardiaco per tutta la vita del paziente. Ma non solo. Eroga, quando necessario, lo shock salvavita generato dal defibrillatore impiantabile (ICD) o dal dispositivo di resincronizzazione cardiaca con defibrillatore (CRT-D). Per questo motivo, la sua affidabilità nel lungo periodo è un elemento determinante.
Lo Studio clinico globale LEADR Pivotal
L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è tra i primi centri al mondo a introdurre questa tecnologia. Il dispositivo ha infatti ottenuto di recente la marcatura CE sulla base dei risultati dello studio clinico globale LEADR Pivotal, che ne ha dimostrato sicurezza ed efficacia nei pazienti ad alto rischio aritmico.
Paolo De Filippo è stato l’unico aritmologo italiano selezionato come membro del board internazionale, composto da sei esperti. “Poter utilizzare questo nuovo elettrocatetere”, commenta l’aritmologo, “consente di offrire trattamenti sempre più personalizzati ai pazienti con aritmie potenzialmente pericolose per la vita. Il ruolo di coordinamento nello studio rappresenta un riconoscimento dell’elevato livello di esperienza e competenza della nostra équipe e della sinergia con tutte le professionalità del Dipartimento cardiovascolare, con cui collaboriamo quotidianamente nella cura di pazienti adulti e pediatrici”.
Disponibile anche per il trattamento pediatrico
Il dispositivo è attualmente l’unico al mondo ad aver ottenuto l’approvazione della FDA negli Stati Uniti per l’impiego anche in pazienti pediatrici a partire dai 12 anni.
“Tra le principali opportunità offerte da questi dispositivi di nuova generazione”, conclude Paola Ferrari, aritmologa dell’Unità di Elettrofisiologia, “vi è il trattamento della popolazione pediatrica. La struttura sottile, associata a un’elevata resistenza alla rottura, offre vantaggi significativi in pazienti con vasi di piccolo calibro e lunga aspettativa di vita. È noto infatti che i pazienti pediatrici presentano un rischio maggiore di complicanze nel lungo periodo, anche per la maggiore probabilità di deterioramento del catetere”.
