Capillari visibili, vene varicose e, nei casi più avanzati, comparsa di edema, alterazioni della pelle e ulcere. E, ancora, dolore e pesantezza alle gambe, crampi notturni, prurito e gonfiore.
Sono, questi, alcuni tra i sintomi più comuni della Malattia Venosa Cronica (MVC). Una condizione molto diffusa che interessa il 40-50% della popolazione italiana.
Non semplici inestetismi
Questi segnali, dunque, rappresentano l’espressione di una vera e propria patologia. La malattia venosa cronica, appunto, che potrebbe causare processi infiammatori in grado di coinvolgere l’intero sistema circolatorio. E, col trascorrere del tempo, anche un aumento del rischio cardiovascolare.
Un evento che sensibilizza sulla salute vascolare
L’evento si chiama “EnGAGing Flow 2026. Dove scorre l’innovazione vascolare”. Si è tenuto a Milano dove si sono riuniti i principali specialisti italiani impegnati proprio nello studio e nella cura delle patologie vascolari. È stato organizzato con il supporto non condizionante di Neopharmed Gentili, azienda italiana attiva da anni nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni dedicate al sistema vascolare e cardiovascolare.
L’obiettivo condiviso è quello di promuovere una nuova consapevolezza sulla salute delle gambe, riconoscendo precocemente i segnali della malattia venosa cronica e migliorando la qualità di vita delle persone che ne soffrono.
Cosa ci dicono gli specialisti
“Nelle fasi iniziali della malattia venosa cronica”, osserva Teresa Lucia Aloi, specialista in Chirurgia Vascolare presso ICS (Istituti Clinici Scientifici) Maugeri di Montescano e di Pavia, “molte persone, soprattutto donne, si rivolgono allo specialista perché infastidite dall’aspetto dei capillari e delle varici. In realtà la MVC è una condizione progressiva, che può evolvere nel tempo se non riconosciuta e trattata”.
I principali fattori di rischio
Si parla di familiarità, sovrappeso, stili di vita sedentari. Ma anche di professioni che richiedono molte ore in piedi o seduti, e di gravidanze, che possono aggravare i disturbi della circolazione.
L’importanza dell’endotelio e dell’infiammazione
“La malattia venosa cronica è molto eterogenea”, spiega Angelo Santoliquido, Direttore UOSD di Angiologia del Policlinico Gemelli di Roma e responsabile scientifico dell’evento, “ma ciò che accomuna le diverse manifestazioni è la perdita della funzionalità delle valvole venose. Questo innesca un processo infiammatorio che tende ad autoalimentarsi nel tempo. Intervenire sull’infiammazione significa agire sulla causa, non solo sui sintomi. È importante ricordare che la malattia richiede continuità nelle cure e un’attenzione costante durante tutto l’anno. Ed è fondamentale trattare la patologia con soluzioni specifiche e sostenute da solide evidenze scientifiche”.
Alla base del problema vi è il progressivo danneggiamento dell’endotelio. Si tratta del sottile rivestimento interno dei vasi sanguigni che svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio della circolazione e controllare la risposta infiammatoria.
Trombosi venosa superficiale: una condizione da non trascurare
La Trombosi Venosa Superficiale (TVS), è caratterizzata dalla formazione di un coagulo nelle vene superficiali delle gambe. Non una patologia minore come veniva considerata in passato. Ma un collegamento importante con il rischio tromboembolico, che può coinvolgere vene profonde e, nei casi più gravi, anche il polmone.
“Al termine del ciclo di terapia anticoagulante della fase acuta”, spiega Giuseppe Camporese, Responsabile della Sezione di Medicina Vascolare della Clinica Medica 1 a indirizzo trombotico-emorragico presso l’Azienda Ospedale Università di Padova, “una significativa percentuale di pazienti può sviluppare trombosi venose superficiali recidive nei 24 mesi successivi. Per questo è fondamentale non sottovalutare il problema e garantire un adeguata terapia di prevenzione secondaria e un monitoraggio clinico-strumentale”.
Il legame tra malattia venosa e patologia emorroidaria
Le due condizioni condividono alterazioni del microcircolo, fragilità dei tessuti vascolari e processi infiammatori locali e sistemici. Questo ci indica che possono rappresentare manifestazioni diverse di un’unica vulnerabilità vascolare. Che richiedono un approccio clinico più ampio e integrato.
