Medicina estetica: come difendersi dall’abusivismo

La Federazione Italiana Medici Estetici richiama alla prudenza in un mercato amplificato dai social invitando i cittadini a scegliere professionisti qualificati.

 

 Dalla donna finita in coma ad Arezzo dopo un trapianto di capelli pubblicizzato online come semplice trattamento estetico, fino alle chiusure di studi abusivi a Roma, Pisa e Catania dove venivano eseguite procedure mediche invasive in ambienti privi dei requisiti minimi di sicurezza o da persone senza laurea in Medicina. I casi di cronaca recente riportano l’attenzione su un fenomeno ormai evidente, ossia il ruolo dei social media nella distorsione della percezione della medicina estetica.

No alle scorciatoie pericolose

In un’epoca in cui labbra carnose, zigomi scolpiti, capelli rinfoltiti e corpi “perfetti” sembrano a portata di click, con procedure rapide e indolori offerte a prezzi stracciati, cresce di pari passo anche il rischio di scorciatoie pericolose. I social amplificano questo messaggio con offerte lampo, promesse di risultati immediati e un’estetica seriale sempre più lontana dalla realtà clinica” dice Nicola Zerbinati, presidente della FIME- F.

Per questo la Federazione Italiana Medici Estetici (FIME) ha scelto di dare un segnale forte e concreto: aiutare i cittadini a leggere in modo critico ciò che vedono online. E distinguere  la buona medicina estetica dalla sua caricatura digitale. Una sfida culturale prima ancora che sanitaria, perché la disinformazione non riguarda solo chi pubblica, ma anche chi guarda.

«I social non vanno demonizzati, ma sono strumenti che possono alterare la percezione. Oggi non mostrano solo la realtà, la riscrivono», spiega il presidente FIME Nicola Zerbinati. «Quando questo accade in medicina estetica, dove si modellano volti e corpi reali, i rischi aumentano. La distorsione dell’informazione crea risultati irraggiungibili che i pazienti finiscono per voler replicare nella vita reale. La trasparenza diventa un dovere: è qui che nasce la vera tutela».

Il problema, avvertono gli esperti, è la concatenazione fra immagini manipolate, aspettative alterate e scelta superficiale del professionista. «Oltre il 50 per cento del risultato percepito in un “prima e dopo” dipende dalla fotografia. Angolazione, luce, editing e, sempre più spesso, intelligenza artificiale non dichiarata», sottolineano i medici della Federazione. «Senza una lettura critica, ciò che sembra un successo eccezionale può essere soltanto una distorsione visiva».

 

In aumento dei casi di abusivismo.

«I casi di medicina estetica illegale sono in aumento: finti medici, studi improvvisati, persone senza alcuna specializzazione che operano in contesti non idonei», ricorda FIME. «Fidarsi di una pubblicità online non è sufficiente per tutelare la propria salute. È necessario informarsi sul trattamento, ma soprattutto sulla persona che lo esegue. I social non sono il male: è l’uso acritico che li rende pericolosi».

Da qui la necessità di un orientamento chiaro. Per distinguere il professionista qualificato da chi non lo è.  Riconoscere le manipolazioni visive e capire se un’offerta è ingannevole Ed evitare trappole e promesse impossibili.

 

 5 cose da sapere per orientarsi nella giungla medicina estetica ai tempi dei social

 

1. Non fidarsi dell’occhio: le immagini ingannano
Le foto “prima e dopo” sono spesso ciò che spinge a desiderare un intervento. Ma vanno lette con attenzione. Più del 50% del risultato dipende dalla foto stessa. Cambiare angolazione altera un cedimento mandibolare o esalta uno zigomo; dall’alto tutto sembra più piccolo, dal basso più pieno. La luce può far comparire o scomparire occhiaie, armonizzare il profilo, rendere la pelle più uniforme. Trucco, filtri, fotoritocco e immagini generate con IA possono rendere irriconoscibile la realtà. In un profilo affidabile, le immagini devono essere coerenti. Stessa luce, stessa distanza, stessa situazione.

2. Promesse perfette? È il primo campanello d’allarme
In medicina estetica non esistono garanzie né risultati “perfetti”. Promesse come “rughe eliminate”, “labbra garantite”, “effetto immediato” o “sconti Black Friday” sono segnali di allarme. Non si tratta solo del buon senso. Si tratta anche di adempimenti normativi: la promozione di atti medici è disciplianta dalla legge, in particolare dalle leggi 248/2006 e 145/2018, che vietano espressamente comunicazioni suggestive o promozionali negli atti medici. Il professionista serio descrive il trattamento eseguito, non lo vende e non lo sconta con offerte a tempo limitato 3×2.

3. Un buon medico non ha bisogno dell’effetto “wow”
Un vero professionista non mostra trasformazioni estreme né risultati miracolosi.. Un feed costruito solo per stupire è spesso indice di manipolazione. La medicina estetica non è marketing: diffidate di chi comunica come un commerciale.

4. La vera bellezza non è in serie
Labbra identiche, zigomi seriali, volti “clonati” sono segnali di un’estetica artificiale e ripetitiva. «I social hanno deformato lo sguardo: molte persone non riconoscono più ciò che è naturale», osserva il Dr. XY. Capita che i pazienti portino foto irrealistiche viste sui social, chiedendo risultati impossibili. È compito del medico spiegare perché non siano raggiungibili e accompagnare il paziente a una comprensione consapevole. Spesso il paziente arriva mostrando la foto trovata e non si rende conto che, anatomatiamente, il risultato che cerca non è raggiungibile in nessun modo. Nè con la medicina nè con la chirurgia. E poi a bellezza non è uguale per tutti: quello che può star bene su una persona, può non essere adatto a un altro volto». 

5. Professionista vero, identità chiara
Curriculum trasparente, appartenenza a società scientifiche, studio autorizzato, contatti verificabili sono prerequisiti essenziali. La consulenza deve essere un atto medico completo e documentato, non un preambolo di vendita. «Spiegare limiti, rischi e obiettivi richiede tempo: è parte integrante della qualità», conclude Zerbinati. Un professionista serio sa anche dire di no davanti a richieste irrealistiche.

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