Dal Braille alle Olimpiadi per i diritti visivi

Tra il 4 e il 6 gennaio, l’Italia riporta al centro dell’attenzione pubblica il tema dell’accessibilità e dei diritti delle persone con disabilità visiva, intrecciando cultura, sport e riconoscimento istituzionale

 

Il 4 gennaio, con la Giornata Mondiale del Braille, si celebra uno strumento che rappresenta molto più di un sistema di lettura e scrittura: il Braille è autonomia, accesso alla conoscenza e partecipazione piena alla vita culturale e civile. Una ricorrenza internazionale che richiama l’attenzione sul diritto all’informazione accessibile e che apre idealmente il percorso verso le iniziative istituzionali dedicate alla prevenzione e alla salute visiva.

Un percorso che trova un momento altamente simbolico il 6 gennaio, quando Mario Barbuto, Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), sarà tedoforo alle Olimpiadi, quando la fiamma olimpica farà tappa a Bologna. Un gesto dal forte valore civile, che porta il tema della disabilità visiva all’interno di uno degli eventi più universali e condivisi, lo sport, trasformando la staffetta olimpica in un messaggio di inclusione e partecipazione.

La giornata Nazionale del Braille per la prevenzione e i diritti

Questa presenza si inserisce in un cammino già strutturato e riconosciuto anche a livello istituzionale nel nostro Paese. È infatti l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti a promuovere la Giornata Nazionale del Braille, che si celebra il 21 febbraio, istituita per legge come momento ufficiale di sensibilizzazione sui diritti, sull’accessibilità e sulla prevenzione legata alla salute visiva. Una giornata che ogni anno coinvolge scuole, enti pubblici, istituzioni sanitarie e associazioni su tutto il territorio nazionale.

In Italia si stimano oltre 1,5 milioni di persone cieche e ipovedenti, per le quali l’accesso all’informazione, alla prevenzione e alla piena partecipazione sociale rappresenta una priorità civile, prima ancora che sanitaria. «Essere presenti in un contesto universale come quello olimpico significa ricordare che l’inclusione non è un tema di categoria, ma un valore che riguarda l’intera società», dichiara Mario Barbuto, Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. «Dal Braille alla prevenzione, il nostro impegno è rendere i diritti visivi parte della cultura del Paese».

Il Braille e il breve iter da tedoforo di Barbuto diventano così il punto di partenza di un percorso che attraversa sport, istituzioni e cittadinanza attiva, e che trova nella Giornata Nazionale del 21 febbraio il suo momento di massima partecipazione pubblica.

 

L’impegno dell’UICI

In questo quadro, l’UICI sta rafforzando anche il proprio lavoro di valorizzazione editoriale e culturale, avviando nuove collaborazioni di consulenza narrativa e comunicativa per rendere i temi dell’accessibilità sempre più comprensibili, visibili e condivisi. In questa direzione si inserisce anche la partecipazione a Medichat, nuova rubrica di dialogo e informazione accessibile dedicata a salute, diritti e inclusione (online sul sito Medicom).

Fondata nel 1920 e presente con oltre 126 sedi territoriali in tutta Italia, l’UICI è l’associazione nazionale che da oltre un secolo promuove l’uguaglianza dei diritti, l’autonomia e l’inclusione sociale delle persone non vedenti e ipovedenti. L’Unione realizza servizi di inclusione, attività culturali, iniziative di sensibilizzazione e progetti dedicati alla piena partecipazione alla vita civile e culturale del Paese.

Torna in alto