Perchè dopo le feste ci si ammala di più?

Dopo le feste natalizie spesso si finisce a letto con influenza, raffreddore o stanchezza.La spiegazione? Il nostro sistema immunitario è strettamente legato al microbiota intestinale e durante le feste lo sottoponiamo a uno stress spesso eccessivo e comunque superiore a quello a cui è abituato.

 

Secondo diversi studi e analisi epidemiologiche francesi e italiane, nelle settimane tra Natale e Capodanno i casi di infezioni respiratorie aumentano fino al 30–40% rispetto ai mesi precedenti, con picchi che superano i 500.000 casi in una sola settimana in Italia. 

Il microbiota, infatti,  è l’insieme dei trilioni di microrganismi che vivono nel nostro organismo e ricerca scientifica oggi lo considera come un organo metabolico e immunitario, con funzioni paragonabili, per complessità e impatto, a quelle del fegato o del sistema endocrino.

Perché ci ammaliamo di più durante le feste

Durante le feste accade molto spesso che mangiamo peggio del solito: più zuccheri, più alcol, pasti molto abbondanti e spesso consumati a orari irregolari.

Bastano 24 -48 ore di sregolatezza per modificare al composizione del microbiota. I batteri benefici che producono butirrato, una molecola essenziale per mantenere integra la barriera intestinale, si riducono, mentre aumentano quelli associati a infiammazione e permeabilità mucosale.

È una condizione nota come disbiosi e ha conseguenze dirette sul sistema immunitario, perché oltre il 70% delle nostre difese si trova proprio nell’intestino. Quando la barriera mucosale si indebolisce e diminuisce la produzione di IgA secretorie, infatti, gli anticorpi che rappresentano la prima linea di protezione contro virus e batteri, la capacità dell’organismo di reagire agli agenti patogeni si riduce.

Un microbiota alterato rende il sistema immunitario meno efficiente

Se a questa situazione di maggiore vulnerabilità aggiungiamo il fatto che trascorriamo più tempo in ambienti chiusi, incontriamo più persone ed esponiamo le vie respiratorie al freddo, che di per sé riduce la protezione mucosale, è facile comprendere come le probabilità di ammalarsi aumentino notevolmente.

I segnali di un microbiota affaticato non sono mai isolati, ma si manifestano come un insieme di sintomi che coinvolgono digestione, energia, sonno e risposta allo stress.

Secondo i dati raccolti da Evolve Longevity, realtà italiana specializzata in medicina personalizzata, test avanzati su microbiota, ormoni e infiammazione e protocolli di longevità basati su dati biologici, attraverso un monitoraggio continuo su oltre 4000 persone, il disturbo più frequente è il gonfiore, riportato dal 92,6% delle persone, spesso associato a digestione lenta e sensazione di pancia “infiammata”.

Allo stesso tempo, il 78% segnala una stanchezza persistente che non si risolve con il riposo e che rappresenta uno dei primi campanelli d’allarme di un microbiota in sofferenza, perché la produzione ridotta di metaboliti protettivi come gli acidi grassi a catena corta impatta direttamente sui livelli di energia.

Un altro segnale  è la qualità del sonno

Il  72,6% degli utenti Evolve Longevity riferisce risvegli frequenti o difficoltà ad addormentarsi, un fenomeno strettamente legato alla comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello attraverso l’asse microbiota–intestino–cervello. A questo si aggiunge lo stress percepito, che riguarda l’81,6% del campione, e che a sua volta alimenta la disbiosi, creando un circolo vizioso tra infiammazione, cortisolo elevato e peggioramento dei sintomi intestinali. In sintesi i quattro indicatori principali di un microbiota affaticato sono gonfiore, stanchezza profonda, sonno irregolare e stress fuori scala.

«Il punto non è demonizzare le feste, ma capire che in quel periodo il corpo viene sottoposto a una sorta di “stress test” biologico: ritmi sregolati, carichi digestivi più elevati e meno recupero» spiega il dottor Massimo Spattini, medico, esperto di medicina funzionale e longevità. «Il microbiota è il primo a registrare questi cambiamenti e, quando perde equilibrio, anche la risposta immunitaria rallenta. Osservare come ci sentiamo dopo i pasti, come dormiamo o quanto siamo reattivi allo stress è già un modo per intercettare precocemente un sovraccarico dell’organismo. La prevenzione nasce da questa capacità di leggere i segnali, non da restrizioni estreme».

Le 4 regole per un Natale a prova di influenza”

La buona notizia è che bastano alcuni accorgimenti mirati per ridurre l’infiammazione, proteggere la barriera intestinale e mantenere il sistema immunitario in piena efficienza anche nei giorni più impegnativi dell’anno.

1. Iniziare le cene con fibre e vegetali: questo riduce del 20–25% i picchi glicemici e modula l’infiammazione.

2. Alcol con moderazione e mai a stomaco vuoto: 2–3 drink possono abbassare la qualità del sonno del 39% e aumentare i marker infiammatori intestinali del 30% .

3. Camminare 5–10 minuti dopo i pasti: aiuta la digestione e sostiene l’equilibrio metabolico.

4. Non saltare del tutto la routine: conservare almeno sonno regolare e un minimo movimento quotidiano sostiene il microbiota e il sistema immunitario.

Il giorno dopo un reset leggero per l’intestino

Il giorno successivo agli eccessi, il modo migliore per aiutare l’intestino a recuperare è concedergli un reset leggero. Gli esperti Evolve Longevity suggeriscono di iniziare la mattina con una colazione anti-infiammatoria, a base di kefir, frutti rossi e semi di chia, che sostiene la flora batterica e riduce l’impatto glicemico.

A questo va affiancata una buona idratazione con elettroliti, utile per ripristinare l’equilibrio dei fluidi e favorire la funzione intestinale. Per almeno ventiquattr’ore è consigliabile limitare zuccheri e alcol, in modo da non aggiungere ulteriore stress metabolico a un sistema già affaticato. Infine, una breve sessione di movimento dolce, come una camminata di venti o trenta minuti, aiuta a riattivare la peristalsi, ridurre l’infiammazione e ristabilire gradualmente l’equilibrio del microbiota. Tutti accorgimenti semplici, ma capaci di accelerare il recupero dopo giornate particolarmente impegnative per l’organismo.

Come sapere se il microbiota è in buona salute?

Per capire in che stato si trova il proprio microbiota oggi non servono esami invasivi né percorsi complicati, perché esistono test specifici che permettono di ottenere un quadro preciso e affidabile direttamente da casa.

I test di Evolve Longevity ad esempio, analizzano la composizione della flora batterica, i livelli di infiammazione intestinale, l’equilibrio tra batteri benefici e opportunisti e la produzione di metaboliti protettivi, restituendo in pochi giorni una fotografia dettagliata dello stato di salute dell’intestino.

Questo tipo di valutazione, semplice ma scientificamente solida, aiuta a prendere decisioni più consapevoli su alimentazione, stile di vita e prevenzione, intervenendo prima che compaiano cali energetici, vulnerabilità alle infezioni stagionali o disturbi digestivi che spesso vengono ignorati fino a quando non diventano limitanti. È un modo moderno e accessibile a tutti per smettere di navigare a vista e iniziare a conoscere davvero ciò che accade nel proprio corpo.

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