In autunno disponibile anche in Italia il primo vaccino ricombinante che può contribuire a proteggere i viaggiatori che si recano in aree a rischio ed aiutare a contenere la diffusione di casi autoctoni
La è una malattia trasmessa dalla zanzara del genere Aedes albopictus, nota come zanzara tigre. Negli ultimi 20 anni, il virus è emerso in diverse regioni dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe, inclusi molti luoghi turistici, provocando spesso focolai estesi e imprevedibili. Dalla sua scoperta, il CHIKV è stato identificato in oltre 110 Paesi, con evidenza di trasmissione confermata in più di 50 Paesi negli ultimi cinque anni.
Negli ultimi anni, anche in Italia si sono verificati diversi focolai. I più recenti sono avvenuti quest’estate in Emilia-Romagna (Carpi) e Veneto (Val Policella). Al 7 ottobre, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si contavano 398 casi di infezione diagnosticata, in aumento rispetto al 2024 quando si limitavano a 17.
Il clima tra i fattori scatenanti
Il clima è cambiato e sta cambiando, anche alle nostre latitudini. Ed è proprio questo che ha portato alla proliferazione del vettore per un tempo maggiore e in aree del mondo differenti rispetto al passato.
Dall’inizio del 2025 fino ad agosto, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), i casi sono stati circa 317mila con 135 decessi correlati in 16 Paesi. È probabile però che le cifre siano più alte, dato che la diagnosi è spesso complessa e la sorveglianza non è sempre adeguata in tutte le regioni del pianeta.
“La globalizzazione e il cambiamento climatico stanno favorendo la diffusione delle zanzare Aedes e la diffusione del virus chikungunya. Che costituisce ormai una problematica di salute globale (riscontrato in oltre 119 nazioni). Questi due fattori agiscono in sinergia. La globalizzazione, attraverso i viaggi (incrementati rispetto ai livelli pre-pandemia COVID-19) e il commercio, hanno facilitato l’introduzione della zanzara e del virus in nuove aree. Come l’Europa, mentre il cambiamento climatico ha reso queste regioni più ospitali alla proliferazione del vettore. Favorendo la comparsa di epidemie autoctone”, ha affermato Luigi Vezzosi, Dirigente Medico, specialista in Igiene e Medicina Preventiva presso l’ASST di Crema, intervenendo sull’evoluzione del virus.
“Il primo focolaio epidemico di chikungunya in Italia venne identificato nel 2007 in Romagna”, ha ricordato Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed ex direttore generale della prevenzione al Ministero della Salute – Dopo 10 anni, nel 2017, chikungunya causò un’epidemia di dimensioni maggiori nel Lazio, con un focolaio secondario in Calabria. Quest’anno, ci sono stati due diversi outbreak in Emilia e in Veneto. Globalizzazione e cambiamenti climatici sono importanti determinanti di queste epidemie estive. E l’ampia distribuzione di vettori competenti sul nostro territorio rappresenta un motore essenziale della circolazione di virus esotici nel nostro Paese. La disponibilità di vaccini efficaci può essere di utile ausilio non solo per chi viaggia verso zone endemiche o affette da epidemie, ma anche per contenere eventuali focolai autoctoni nel nostro Paese”.
La difficoltà di riconoscere i sintomi
A complicare ulteriormente il quadro della situazione c’è il fatto che i sintomi manifestati sono simili a quelli di altre malattie trasmesse da zanzare. Come la dengue e la Zika, rendendo difficile distinguere i casi.
La malattia si manifesta generalmente con sintomi acuti, tra cui febbre, eruzione cutanea, affaticamento, mal di testa e, spesso, dolori articolari intensi e debilitanti. La maggior parte dei pazienti guarisce entro 1-2 settimane. Ma tra il 30% e il 40% può sviluppare artrite cronica che può durare mesi o persino anni.
I casi nel 2024 sono stati 620.000 con oltre 200 decessi a livello globale. Spesso, infatti, viene sottostimata e spesso diagnosticata erroneamente come dengue, a causa della somiglianza dei sintomi.
La vaccinazione, insieme all’educazione dei viaggiatori su come evitare le punture di zanzara, sono misure chiave per la prevenzione.
Prevenire è fondamentale. In Italia in arrivo il vaccino
In particolare, la novità per l’Italia è il primo vaccino ricombinante contro la chikungunya, a base VLP (virus-like particles). Che induce una risposta anticorpale protettiva. Nel nostro Paese, L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e dal 30 ottobre sarà disponibile sul mercato.
Gli studi clinici hanno osservato una robusta sierorisposta 21 giorni dopo la vaccinazione. Con un’immunità protettiva che iniziava a svilupparsi già 7 giorni dopo la vaccinazione. Mostrando un profilo di sicurezza favorevole. Il VLP è un tipo di vaccino a subunità non infettivo, indicato per soggetti dai 12 anni in su e contiene proteine in grado di imitare il virus senza causare la malattia. Garantendo che un’ampia gamma di persone possa trarre beneficio dalla vaccinazione.
“La strategia di contenimento del virus chikungunya in Europa si fonda sull’azione congiunta di sorveglianza rapida sui casi importati, controllo del vettore Aedes albopictus (la cosiddetta zanzara tigre).</em> E costante sensibilizzazione pubblica per prevenire la trasmissione autoctona – aggiunge Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso il Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e chirurgia dell’Università di Pisa.
“Gli studi più recenti confermano che questa zanzara ha completamente colonizzato anche il nostro Paese. Aumentando il rischio di insorgenza di casi autoctoni. Pur attuando le corrette misure di prevenzione, evitare le punture di questo insetto non è semplice in quanto è attivo prevalentemente di giorno. L’approvazione del primo vaccino ricombinante contro la Chikungunya rappresenta sicuramente una svolta importante. Questo strumento aggiuntivo fornisce infatti una valida opzione per la protezione di viaggiatori e fasce della popolazione a rischio. Integrandosi così con le misure di controllo dei vettori e la sorveglianza epidemiologica”.
