L’intervista: sclerosi multipla e gravidanza. Le novità

La sclerosi multipla è una patologia che colpisce in prevalenza le donne e spesso si manifesta proprio in quella fase della vita in cui si pianifica la costruzione di una famiglia.

La disponibilità anche in Italia di ocrelizumab sottocute (sc) come iniezione per persone con forme recidivanti e primariamente progressive di sclerosi multipla, due volte l’anno, migliora anche il percorso terapeutico delle donne con SM in gravidanza. Permettendo un controllo efficace della malattia e una ripresa sicura della terapia nel periodo postpartum.

L’iter prevede una iniezione in 10 minuti e risulta clinicamente equivalente all’infusione endovenosa (ev) in termini di efficacia e sicurezza.

Per saperne di più ne abbiamo con la Professoressa Eleonora Cocco, Direttrice UOC Centro Regionale per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla Ospedale Binaghi, ASL Cagliari/Università di Cagliari, Professoressa ordinaria di Neurologia del Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica dell’Università di Cagliari.

Professoressa Cocco, cosa significa avere a disposizione questo farmaco per le donne in età fertile che vogliono programmare una gravidanza?

I dati sono molto rassicuranti e ci permettono di dire che il farmaco può essere utilizzato in una donna che vuole avere una gravidanza. Infatti, è una delle metodiche terapeutiche migliori in grado di controllare la malattia. Inoltre, i dati di un recente studio mostrano come non vi siano in allattamento effetti sul bambino. Quindi anche in allattamento possa essere proseguita la terapia o ricominciata la terapia con olecrizumab.

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione, come agisce esattamente questo farmaco? 

Il farmaco è un anti CD20, quindi agisce su alcuni linfociti. L’ocrelizumab è un anticorpo monoclonale che si lega a una molecola che si chiama CD20 su quelle cellule che producono gli anticorpi e che hanno una portata importante per la risorsa immunitaria.

Nella sclerosi multipla il blocco e la riduzione di questi linfociti ha un’azione da un lato immunomodulante. Quindi modifica quella che è la risposta immunitaria, dall’altra lievemente immunosoppressiva. Quindi la riduce seriamente.  Ha un impatto importante perché le cellule B sono veramente delle cellule chiave della risposta immunitaria e in particolare nell’infiammazione della sclerosi multipla. Dall’altro lato queste cellule si ritrovano anche all’interno del sistema nervoso. Quindi teoricamente questo farmaco andrebbe ad agire con un meccanismo periferico anche a livello del sistema nervoso.

Quindi andando a bloccare l’informazione, blocchiamo il danno a carico del sistema nervoso e cerchiamo prevenire e di bloccare quello che è il danno neuronale ossia proprio il problema maggiore della malattia.

Ci sono effetti collaterali, controindicazioni per quanto riguarda l’assunzione del farmaco che ovviamente in questo caso è estremamente semplificata?

Prima di iniziare la terapia eseguiamo una serie di esami del sangue, poiché il farmaco modifica un po’ la risposta immunitaria. E alcune pazienti potrebbero essere nella condizione di prendere alcune precauzioni.

Poi per il resto questi esami vengono anche ripetuti nel corso nel corso del tempo, quindi è chiaro che alcuni effetti collaterali ci possono essere. In particolare nel lunghissimo termine possiamo avere dei rischi. Anche se i dati che abbiamo a disposizione di un farmaco che ormai è utilizzato da studi clinici e pratica clinica da una decina d’anni, sono molto rassicuranti iperché non si sono viste delle problematiche particolari.

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