Con il ritorno tra i banchi di scuola l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS (ANLAIDS) rilancia il suo impegno negli istituti scolastici italiani. E lo fa con il progetto “ANLAIDS incontra studenti e studentesse” che da oltre trent’anni accompagna alunni, docenti e famiglie in un percorso di crescita consapevole. L’obiettivo è quello di condurre i giovani a compiere scelte autonome, informate e responsabili in materia di sessualità. Intesa come esperienza affettiva e relazionale, non solo biologica e riproduttiva.
Secondo l’ultimo notiziario del Sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, nel 2023 il numero totale di segnalazioni di infezioni sessualmente trasmissibili (IST) è aumentato del 16,1% rispetto al 2021. Ecco perché diventa sempre più importante il progetto di ANLAIDS che coinvolge 150 istituti scolastici di primo e secondo grado, in 10 regioni diverse. Raggiunge circa 1200 classi e oltre 20.000 studenti e studentesse. E impegna sul campo circa 50 operatori e operatrici.
Cosa propone il progetto
Integrando l’esperienza di ANLAIDS con il modello EduForIST (progetto realizzato con il contributo del Ministero della Salute) e grazie all’adozione dall’anno scolastico 2024-2025 del modello CSE – Comprehensive Sexuality Education, il progetto propone un percorso educativo inclusivo degli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità. Un approccio moderno e scientificamente fondato, che si conferma vincente nel fornire ai giovani informazioni accurate e adeguate all’età sulla sessualità. E nel promuovere la salute e il benessere affettivo e sessuale delle nuove generazioni. Il modello CSE si pone, infatti, come obiettivo quello di dare ai giovani tutti gli strumenti (cognitivi, emotivi, medici, sociali) per diventare attori della propria esperienza di vita sessuale.
Nel corso degli incontri ANLAIDS promuove conoscenze scientificamente accurate, con focus su HIV, AIDS e IST. Trasferisce agli studenti e alle studentesse gli strumenti utili a esprimere, riconoscere e gestire emozioni e sentimenti. E incentiva la conoscenza e l’accesso alle strutture socio-sanitarie del territorio.
Gli incontri vedono impegnati in prima linea operatori formati e professionisti. Alcune attività prevedono la formazione di studenti e studentesse “leader” per la diffusione tra pari (peer education). L’approccio, partecipativo e non giudicante, comporta l’utilizzo di strumenti multimediali, giochi di ruolo, circle-time e storytelling. Questionari somministrati pre e post intervento permettono di valutare l’efficacia, fotografare l’andamento delle conoscenze e dei bisogni informativi. Al termine del progetto, viene restituito alle scuole un report dettagliato.
“Affrontando temi come la qualità delle relazioni, il rispetto e il consenso, il modello dell’educazione sessuale estensiva contribuisce non solo alla prevenzione dell’HIV e delle altre infezioni sessualmente trasmissibili, ma anche alla riduzione del rischio di comportamenti irrispettosi o aggressivi”, sottolinea Rosario Galipò, responsabile del progetto ‘ANLAIDS incontra studenti e studentesse’”. Vogliamo trasferire agli studenti e alle studentesse una visione positiva della sessualità, che valorizzi le diversità individuali e che, al contempo, promuova la prevenzione dei rischi intesa come senso di responsabilità verso il proprio e altrui benessere affettivo e sessuale”.
I numeri del progetto
Nel solo primo semestre dell’anno scolastico 2024/2025, il progetto ha coinvolto oltre 6.000 studenti in 77 scuole di 10 regioni italiane. I risultati dei questionari somministrati agli studenti e alle studentesse post-intervento dimostrano l’efficacia dell’approccio CSE: gli studenti che hanno partecipato agli incontri condotti da operatori formati sul modello olistico hanno, infatti, ottenuto punteggi significativamente più alti (10,8 contro 9,5 su 14 punti). Avvalorando una maggiore acquisizione di conoscenze su HIV, AIDS e IST. Inoltre, gli stessi alunni hanno espresso un apprezzamento più elevato per l’attività degli operatori, a conferma della validità del metodo adottato.
“Ad oggi l’Italia è tra i pochi Paesi europei che ancora non hanno reso l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole”, precisa Luca Butini, presidente di ANLAIDS. “Confidiamo che il recente disegno di legge, approvato il 30 aprile dal Consiglio dei ministri, venga colto come un’opportunità per rafforzare il patto educativo tra scuola e famiglia. L’obiettivo ultimo resta quello di rendere l’educazione all’affettività e alla sessualità una materia curricolare anche nel nostro Paese. ANLAIDS crede fermamente che la scuola sia il luogo privilegiato per educare i giovani alla salute sessuale”.
