Anche se, in questi ultimi anni, in Italia sono stati registrati progressi davvero significativi le malattie cardiovascolari restano pur sempre la prima causa di morte. Inoltre, parlare solo di “malattie cardiovascolari” rischia di essere riduttivo. Sempre più spesso, infatti, i pazienti presentano anche le cosiddette patologie croniche interconnesse. Stiamo parlando del diabete, dello scompenso cardiaco, della malattia renale cronica (MRC). Patologie che richiedono una gestione integrata e multidisciplinare. Il diabete, per esempio, emerge come paradigma di questa complessità. È, infatti, una malattia sistemica che, se associata a disfunzione renale e cardiaca, aggrava la prognosi clinica e l’impatto economico.
Proprio per analizzare questi temi, si è svolto a Milano un tavolo tecnico-istituzionale promosso da DiCo Sanità e moderato da Francesco Dentali, Presidente della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI). Il titolo: “La gestione multidisciplinare del paziente cardio-nefro-metabolico: un link tra ospedale e territorio”.
Una fotografia chiara della profonda interdipendenza tra le disfunzioni metaboliche, renali e cardiovascolari – Fabrizio Oliva, Past President dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), ha presentato dati preoccupanti. Numeri davvero importanti che indicano come oltre 1 milione di italiani vive con scompenso cardiaco. Di questi più del 30% è diabetico, oltre il 33% ha una MRC, il 22,7% è obeso e il 43% in sovrappeso.
L’impatto economico è significativo – A evidenziarlo è stato Mario Giovanni Melazzini, Direttore Generale Welfare – Regione Lombardia. Le cronicità interessano circa il 30% della popolazione. Ma assorbono oltre il 70% della spesa sanitaria. In pratica, la gestione di un paziente con scompenso cardiaco supera i 12.000 euro l’anno con oltre il 90% della spesa attribuibile ai ricoveri ospedalieri. E, per un paziente in dialisi con MRC, si può arrivare fino a 50.000 euro annui.
Oggi, come già sottolineato, esistono terapie efficaci per rallentare l’evoluzione di queste patologie. Rimane, però, la necessità di semplificare i percorsi di cura. A cominciare dall’alleggerimento dei piani terapeutici. Per arrivare a una riforma strutturale dei modelli assistenziali. Serve, dunque, una rete davvero integrata, che favorisca screening precoci, aderenza terapeutica e continuità assistenziale.
Al tavolo promosso da DiCo Sanità è emersa una visione condivisa che punta a trasformare la Lombardia in un laboratorio nazionale per l’innovazione sanitaria.
“In Lombardia abbiamo previsto una piattaforma regionale integrata, accessibile a tutti gli attori del sistema, Dai medici di medicina generale agli specialisti ospedalieri. Con percorsi co-progettati e tariffe definite per le prestazioni digitali”, ha spiegato Patrizia Rocca, U.O. Sistemi informativi e Sanità Digitale – Regione Lombardia. “Non si tratta più di aggiungere tecnologia a vecchi modelli, ma di riscrivere i percorsi di cura. A partire dai bisogni complessi del paziente, valorizzando il ruolo di tutti i professionisti con la coordinazione delle COT”.
A sottolineare l’apertura istituzionale è stato Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione regionale Sostenibilità sociale, casa e famiglia: “Questo incontro segna un passo fondamentale per valorizzare l’approccio multidisciplinare nella gestione del paziente cardio-nefro-metabolico”, afferma Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione regionale Sostenibilità sociale, casa e famiglia. “Dobbiamo puntare su modelli che integrino innovazione terapeutica e strumenti digitali, sostenendo il lavoro dei medici sul territorio”.
“Uno degli ostacoli principali che i cittadini incontrano è la mancanza di informazione e comunicazione”, ha ricordato Daniele Bonsembiante, Vicesegretario regionale di Cittadinanzattiva Lombardia. “Le Case della Comunità devono diventare il primo punto di riferimento per cittadini e medici di medicina generale, rafforzando il rapporto di fiducia e l’accessibilità. Al tempo stesso, è fondamentale superare le criticità nella distribuzione dei farmaci ospedalieri. Solo una rete solida tra professionisti, istituzioni e cittadini e una comunicazione chiara permetteranno una presa in carico efficace”.
