Nuove speranze per i pazienti affetti da rinosinusite cronica con poliposi nasale, una malattia complessa che colpisce circa il 4% della popolazione grazie all’utilizzo di tezepelumab, che riduce la severità dei polipi nasali, il bisogno di ricorrere a un intervento chirurgico e di assumere corticosteroidi sistemici (farmaci che derivano dal cortisone e agiscono bloccando il processo infiammatorio) per la poliposi nasale, rispetto al placebo.
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LA NOTIZIA IN UN MINUTO
I miglioramenti sono stati osservati già a partire dalla seconda e dalla quarta settimana e sono stati duraturi per tutte le 52 settimane del trattamento.
Altri miglioramenti riguardano la riduzione della necessità di intervento chirurgico per polipi nasali del 98% e la necessità di trattamento con corticosteroidi sistemici dell’88% rispetto al placebo.
Tezepelumab ha inoltre migliorato in maniera significativa la qualità della vita del paziente ed è stato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza coerente con la sua indicazione approvata in asma grave. E ha ricevuto l’approvazione per la somministrazione mediante siringa pre-riempita monouso e dispositivo auto-iniettore per l’auto-somministrazione.
“La rinosinusite cronica con poliposi nasale è una patologia infiammatoria complessa – afferma Eugenio De Corso, membro della commissione EUFOREA per il trattamento della rinosinusite cronica con poliposi nasale – ed è caratterizzata da una sintomatologia persistente, con impatto negativo sulla qualità della vita del paziente, dal punto di vista fisico, sociale e psicologico. È caratterizzata da un’infiammazione persistente del naso e dei seni paranasali (le cavità che si trovano dietro e intorno al naso) associata a rimodellamento strutturale della mucosa caratterizzato dalla formazione di polipi nasali (rigonfiamenti benigni della mucosa più o meno a forma di goccia che si sviluppano sul rivestimento della cavità o dei seni nasali) che determinano ostruzione, congestione e disturbi del sonno. La forma severa è particolarmente difficile da controllare.
I risultati dello studio Waypoint, pubblicati sul ‘New England Journal of Medicine’ e presentati a San Diego (Usa) in occasione del congresso dell’American Academy of Allergy Asthma & Immunology (Aaaai), dimostrano infatti come tezepelumab possa ridurre del 98% la necessità di ricorrere a un intervento chirurgico, dell’88% l’assunzione di corticosteroidi sistemici.
“Inoltre, conferma l’efficacia del farmaco nel controllare i processi infiammatori responsabili della patologia, grazie all’inibizione del “Tslp”, citochina chiave nell’innesco della cascata infiammatoria. – aggiunge De Corso– Tezepelumab potrà rappresentare una importante opzione terapeutica per il trattamento di questa patologia migliorando significativamente la qualità della vita di chi ne è affetto. E ha il potenziale di trasformare il trattamento dei pazienti con patologie respiratorie di origine epiteliale”.
Tezepelumab è un anticorpo monoclonale rimborsato in Italia per il trattamento dell’asma grave non controllato. Oggi è l’unico farmaco biologico anti-Tslp disponibile, in grado di agire a livello dell’epitelio delle vie respiratorie, una barriera che svolge una importante funzione immunitaria.
Un danno alla barriera epiteliale è infatti responsabile dell’insorgenza di malattie infiammatorie croniche in diversi organi, delle vie aeree inferiori e superiori.
“Stiamo assistendo a una rivoluzione legata al ruolo chiave dell’epitelio nella patogenesi di alcune patologie respiratorie – spiega Giorgio Walter Canonica, professore & Senior Consultant Centro di Medicina personalizzata Asma e allergie Humanitas University & Istituto Clinico e di Ricerca Irccs Milano – L‘epitelio delle vie respiratorie rappresenta una barriera che svolge un’importante funzione immunitaria. Quando è danneggiato, può essere responsabile dell’insorgenza di patologie infiammatorie croniche quali le malattie delle vie aeree inferiori e quelle delle vie aeree superiori, come l’asma e la rinosinusite cronica con poliposi nasale“.
Queste due patologie, “secondo dati epidemiologici e clinici sono strettamente collegate tra di loro e spesso coesistono. Si stima che in Italia siano 300 mila i pazienti affetti da asma grave di cui circa 4 pazienti su 10 presentano anche rinosinusite cronica con poliposi nasale.
I pazienti in cui coesistono entrambe le patologie tendono a sviluppare sintomi sino-nasali più gravi, un’infiammazione delle vie aeree inferiori più estesa e una funzione polmonare compromessa, rispetto a chi è affetto da rinosinusite cronica con poliposi nasale da sola – continua Canonica -. In questi pazienti aumenta il rischio di riacutizzazioni e il consumo di corticosteroidi sistemici. Le malattie, pur avendo sintomi diversi hanno la risposta immunologica sottostante spesso simile. Tezepelumab, risponde a un importante bisogno clinico insoddisfatto dell’asma grave ma apre, come dimostra lo Studio Waypoint, a una nuova prospettiva di trattamento per i pazienti affetti da una patologia dal forte impatto come la rinosinusite cronica con poliposi nasale”.
