Campus Bio-Medico presenta al Senato il 2° Rapporto One Health “La salute della città e dei territori”

Città inclusive, dotate di spazi verdi, una sanità accessibile e innovativa, una mobilità sostenibile nonché una gestione efficiente della manutenzione urbana. Sono questi gli aspetti principali che la progettazione urbana è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro, a partire dalla creazione di spazi sicuri e inclusivi, il miglioramento della salute pubblica e la prevenzione delle disuguaglianze.

È quanto è emerso dal 2° Rapporto One Health “La salute della città e dei territori” del Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, e presentato al Senato. La ricerca ha esaminato l’evoluzione prevista delle aree urbane italiane entro il 2050, analizzando le principali sfide e opportunità in un contesto di profondi cambiamenti, come l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni economiche, sociali e culturali. Adottando un approccio integrato, il modello One Health si propone come guida per affrontare le problematiche sanitarie, urbane e legate alla sostenibilità per supportare e migliorare la qualità della vita.

Ha spiegato Domenico Mastrolitto, Direttore Generale Campus Bio-Medico SpA, ha spiegato: “Il 2° Rapporto One Health ci dà una proiezione sul futuro delle nostre città. Salute, lavoro e ambiente sono le priorità per i cittadini. La qualità della vita passa attraverso una migliore integrazione del contesto lavorativo con i bisogni personali, una connessione con la natura e maggiore spazio per le relazioni, la condivisione e il benessere. Per affrontare le sfide del 2050, pertanto, è essenziale l’accessibilità ai servizi essenziali e la creazione di ambienti urbani più verdi, solidali e orientati al bene della persona. Dobbiamo concentrarci su una sanità innovativa, su un sistema di trasporti efficiente e sull’integrazione tra centri e periferie, per creare spazi che rispondano realmente alle esigenze dei cittadini. Solo così potremo garantire un futuro migliore e più equo per tutti”.

In Italia, il panorama urbano è caratterizzato da una rete di piccole e medie città, con poche grandi metropoli, e una popolazione che si prevede rimarrà sostanzialmente stabile nei prossimi 20-25 anni. Il Rapporto evidenzia che, a differenza di altri Paesi europei, le grandi città italiane non vedranno un aumento significativo di abitanti, mentre quelle di medie dimensioni registreranno una crescita demografica. In questo contesto, raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2030 e il 2050 rappresenta una sfida cruciale: sebbene permangano difficoltà nel rispettare le scadenze a breve termine, c’è maggiore fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità entro il 2050, a patto di intervenire con decisione su ecosostenibilità e trasporto pubblico.

 “Le città italiane si trovano davanti a una sfida epocale: conciliare la loro unicità storica e culturale con la necessità di adattarsi a un futuro sostenibile- ha commentato Carlo TostiPresidente Università e Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico – La crescita delle medie città rappresenta un’opportunità straordinaria per creare nuovi modelli di sviluppo urbano, più inclusivi e a misura d’uomo. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità entro il 2050, è fondamentale agire subito, investendo in mobilità sostenibile e rigenerazione urbana. Questo Rapporto vuole essere una guida e uno stimolo per istituzioni, esperti e cittadini, affinché insieme possano costruire un futuro dove qualità della vita e innovazione vadano di pari passo”.  

Lo studio ha permesso di tracciare due scenari possibili per il futuro delle città. Il primo, denominato “città da usare”, immagina i grandi centri urbani come centri di eccellenza economica, culturale e sanitaria, da vivere principalmente come luoghi di lavoro e servizi, con una popolazione residente limitata e flussi giornalieri intensi. Il secondo, invece, chiamato “città da vivere”, concepisce il tessuto urbano come uno spazio orientato a favorire l’inclusione sociale, la coesione tra centro e periferie e aree urbane progettate per migliorare la qualità della vita, con abitazioni accessibili, verde pubblico e servizi di prossimità.

 Solo l’11% degli italiani si dichiara pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città e il 39% ha registrato peggioramenti significativi, negli ultimi anni, soprattutto nei grandi centri urbani. Ci si immagina un tecnofuturo determinato dal progresso inarrestabile della tecnologia (per il 68% dei cittadini) e un orientamento sempre più concreto verso la sostenibilità (51%), l’efficienza (48%), l’inclusione (42%). La qualità della vita dipende inevitabilmente da alcuni elementi essenziali, il cui principio fondamentale può essere riassunto nel concetto di accessibilità: alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione. L’immagine della città del futuro è pienamente in linea con le priorità espresse dalle persone. Infatti, i cittadini si aspettano che le città del futuro siano ambienti sicuri e verdi, dove sia possibile accedere facilmente a cure (56%), servizi (55%), formazione (53%), opportunità professionali (51%), mobilità sostenibile (50%), integrazione e socialità in ogni fase della vita.

Per il futuro delle città italiane, risulta cruciale puntare sullo sviluppo di una rete di trasporto pubblico interurbano efficiente, privilegiando soluzioni sostenibili come il trasporto intermodale e il modello della “città dei 15 minuti”, che mira a rendere tutti i servizi essenziali facilmente accessibili. Allo stesso tempo, sarà necessario avviare una transizione verso città più coese e solidali, anche attraverso interventi mirati alla rigenerazione degli spazi pubblici e alla riduzione del consumo di suolo. Nel settore sanitario, l’integrazione tra pubblico e privato giocherà un ruolo chiave per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i costi, grazie anche all’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la telemedicina. L’attenzione verso la prevenzione sarà più che mai centrale e consentirà di far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione.

 “Salute ambientale e salute umana sono strettamente legate – ha concluso Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica –  Per questo, il Ministero ha messo in campo investimenti senza precedenti per città più vivibili e sicure. Grazie ai fondi del PNRR e ad altre risorse strategiche, stiamo destinando oltre 6 miliardi al trasporto pubblico locale, per ridurre l’inquinamento e migliorare la mobilità urbana e 1 miliardo solo nel 2024 per il contrasto al dissesto idrogeologico, per proteggere i territori dai rischi climatici. A breve partirà anche un programma di grandi opere finanziato con 240 milioni di fondi FSC, insieme a 45 milioni per l’edilizia climatica, mentre sono già operativi 210 milioni per la forestazione urbana, per aumentare il verde cittadino e migliorare la qualità dell’aria. Il cambiamento è possibile, ma serve il contributo di tutti, istituzioni, imprese e cittadini”.

 

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