Vino e salute del cuore: fa bene oppure no?

 Il dibattito sugli effetti di salute di dosi “moderate” del vino, e più in generale di alcool, è andato via via radicalizzandosi negli ultimi anni. Una parte della comunità scientifica, e la quasi totalità delle istituzioni nazionali ed internazionali che si occupano dell’argomento, ha scelto di focalizzare la propria attenzione, e quindi quella dei medici e del pubblico, soprattutto sugli effetti dell’alcool sul rischio di tumori, concludendo che, poiché qualunque consumo alcoolico è associato ad un aumento del rischio di queste patologie, solo il consumo zero può essere considerato scevro da rischi; l’altra parte della comunità scientifica ritiene invece necessario contestualizzare queste evidenze, peraltro ben note, negli effetti complessivi dell’alcool sulla salute del consumatore, e tenendo quindi conto dell’impatto del consumo moderato di alcool sul rischio di eventi cardiovascolari e sulla mortalità per tutte le cause.

Come comportarsi, dunque? Gli esperti della Fondazione “Centro Lotta contro l’Infarto” specificano che, specie se mantenuti entro limiti lievemente più bassi (due drink al giorno per gli uomini ed uno per le donne), tali consumi si associano ad una riduzione del rischio coronarico, minimizzando l’impatto sull’aumento del rischio di tumori, e con un effetto globale favorevole sulla mortalità per tutte le cause, che va considerato il parametro di maggior interesse al proposito.

In uno studio recente, il rischio cardiovascolare si riduce progressivamente per consumi crescenti fino a 48-60 g di alcool giorno; per questi livelli di consumo la riduzione è del 50% circa. Meno marcato sembra essere l’effetto protettivo associato al consumo di alcool sul rischio di ictus: gli eventi di natura ischemica sembrerebbero ridotti, ma aumenterebbe il rischio di eventi emorragici. Tra le patologie cardiovascolari l’unica ad aumentare in maniera significativa e dose-correlata, al crescere del consumo di alcool, è la fibrillazione atriale.

Tuttavia, va detto che consumi moderati di alcool sono in grado di svolgere un effetto antiaterosclerotico. Aumentano per esempio i livelli della colesterolemia HDL, che rappresenta un fattore protettivo nei confronti dell’aterosclerosi coronarica (anche se oggi tale aumento è considerato in genere non rilevante) e si sviluppa un’azione antinfiammatoria. Si osserva inoltre, in genere, un miglioramento della sensibilità all’insulina, ed una riduzione del rischio di sviluppare la malattia diabetica, che certamente contribuisce al rischio di eventi coronarici.

Quanto  all’associazione tra consumo di alcool e rischio neoplastico, risulta ben documentata per i tumori di alcune sedi specifiche (soprattutto le prime vie digestive e respiratorie, ma anche il colon-retto, la mammella femminile). Gli studi pubblicati riguardano in genere consumi non moderati di alcool (oltre i 2-3 drink al giorno per gli uomini, e 1-2 per le donne); alcuni autori considerano tuttavia questa associazione senza “effetto soglia”, e quindi da estendersi anche ai consumi moderati (entro i limiti prima descritti).  Questa posizione è controversa. Una recente metanalisi italiana, per esempio, conclude invece per l’assenza di una chiara relazione al proposito; più in dettaglio si osserverebbe un’associazione positiva tra i consumi moderati e il rischio di melanoma, di cancro della mammella tra le donne e della prostata tra gli uomini, ma anche un’associazione negativa (e quindi teoricamente protettiva) con il rischio di alcuni linfomi, del tumore della vescica e del rene. L’effetto complessivo finale sarebbe nullo.

L’aspetto certamente più complesso della relazione tra alcool e tumori è comunque probabilmente quello che riguarda il cancro della mammella femminile. È noto che tale effetto si osserva anche per livelli di consumo molto bassi (attorno a 2-3 drink la settimana); in genere si stima che il 4% dei tumori osservati in questa sede anatomica sia attribuibile all’alcool. Dati relativamente recenti, tuttavia, mostrano che tale effetto non è distribuito omogeneamente nella popolazione, ma ne riflette alcune caratteristiche comportamentali, o di stile di vita, o di natura genetica.

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